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Fantastico

Una sorpresa per Camilla

Di Simoelaminime
Pubblicato il 01/12/2017

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Quel giorno Camilla aprí gli occhi a fatica accecata dal sole che baciava il suo cuscino, odoró le lenzuola e sorrise, finalmente era a casa. Negli ultimi mesi era stata spesso in ospedale, a volte per controlli altre volte le sue visite si erano prolungate, i medici non sapevano il nome della sua malattia, era molto rara dicevano, Camilla sapeva solo che aveva due gambe e non riusciva ad usarle. Poteva muoversi solo in sedia a rotelle e il suo sogno più grande era quello di camminare magari a braccetto con la sua migliore amica.

Si stropicciò gli occhi e fece una smorfia, aveva in bocca un sapore metallico, il ricordo dell’ultima medicina mandata giù prima di addormentarsi. Curarsi il raffreddore era una bazzecola per una che ogni giorno combatteva con nemici non ben identificati.

Camilla ha 11 anni ed un seno che inizia a spuntare come un fiore a primavera, ha dei lunghi capelli biondi e gli occhi color del cielo. Camilla ha voglia di vita. Nella confusione del risveglio ricorda di aver fatto un sogno strano, un po’ come Alice nel paese delle meraviglie, ricorda di essere passata attraverso una porticina e scoperto un mondo nuovo, popolato di folletti, fate ed elfi, sorride ancora, in quel sogno lei non solo camminava ma rincorreva coniglietti e scoiattoli.

Ad un tratto sentí un piccolo rumore, quasi impercettibile, come il bussare ad una porta ma mille volte più leggero tanto da dover zittire il suo gatto Poldo che entrando in camera le diede il buongiorno con il suo acuto miagolio: – “Miaoooooo”. –

– “Poldo, shhhhh!” – gli intimó. E dal momento che il soffuso “toc toc” non accennava a smettere, Camilla si sollevò e si accomodò sulla sua sedia a rotelle e inizió a perlustrare la camera con l’intento di scovare la fonte del rumore.

Poldo intanto si acciambelló sul letto, tra le lenzuola ancora calde, ed inizió a rumoreggiare facendo delle fusa di riconoscenza alla sua padroncina, fu in quell’esatto momento che tra il letto e il comodino Camilla scorse una piccola porticina viola, si avvicinò piano continuando a tendere l’orecchio. Pensó che stesse ancora sognando e inizió a pizzicarsi le guance -“ahi!”- niente, era sveglia, che più sveglia non si può.

Spostó il comodino, e piano dalla sedia a rotelle si accomodò per terra, ancora un “toc toc” quasi spazientito, tese l’orecchio e sentí: – “Ehi, so che sei lí, apri la porta”- disse una vocina esile, in difficoltà con le sue grandi dita su un pomello così piccolo, giró la maniglia con la sola forza del polpastrello e uscí una piccola fatina bionda con un vestito di tulle verde.

– “Ciao Camilla, io sono la fatina Rosmarina hai dormito bene stanotte?” – le disse la fatina – “Si”- rispose confusa Camilla stropicciandosi gli occhi quasi a non voler credere ai suoi occhi, e in effetti la situazione era proprio strana.

– “Camillaaaa, sei svegliaaa? Vieni a fare colazione” – urlò la mamma dal corridoio -“Arrivo mammaaaaa”. –

Rosmarina continuó: – “So che il tuo più grande desiderio é camminare, in attesa che i medici trovino la cura alla tua malattia, ogni qualvolta vorrai sgranchirti un po’ le gambe…” e le scappó una risatina “potrai attraversare questa porticina e venire nel nostro mondo, abbiamo prati soffici e fiori profumati tutto l’anno” – continuó con aria sognante.

-“É molto carino da parte tua fatina Rosmarina, ma, forse ti sfuggono un paio di cose: io non posso camminare, non ho mai camminato e pure se potessi per assurdo camminare, come pensi che potrei attraversare la porticina, grande e grossa come sono?”- disse Camilla in tono canzonatorio, prendendo un po’ in giro l’ingenuità della fatina.

“Ehm, sono qui per questo, ogni qualvolta tu voglia sgranchirti le gambe (ehm…questo l’ho già detto) non devi fare niente altro che avvicinarti alla porta, aprirla e pronunciare la frase: “SE TU VUOI FAR ARRABBIARE IL VICINO, FAI SOFFRIGGERE AGLIO E ROSMARINO“- adesso devo scappare disse tutta trafelata – “Ciao, ci vediamo dentroooo”- disse mentre richiuse la porta.

Camilla sedutasi sulla sua sedia a rotelle continuava a ripetere -“Se tu vuoi far arrabbiare il vicino, fai soffriggere rosmarino…no…fai soffriggere aglio e rosmarino” – per non dimenticare la strana formula magica, mentre entrava in cucina per fare colazione.

-“Camilla, cosa c’entra adesso l’aglio e il rosmarino?” – le chiese incredula la mamma. -“Niente mamma ripassavo una ricetta che ho visto ieri in tv.” – disse Camilla in tono serio.

Quella notte, quando tutti dormivano e Poldo russava di gusto, Camilla si avvicinó alla porticina, l’aprí e dopo aver ripetuto la formula magica sentí pian piano il suo corpo diventare piccolissimo e le gambe prendere vita. Attraversó la porta e vide un’immensa distesa di prati fioriti, farfalle danzanti e ruscelli di acqua fresca, incontró folletti burloni, elfi dalle orecchie appuntite e fatine dai vestiti pieni di porporina e tulle, ma soprattutto incontró altri bambini come lei: Andrea che finalmente poteva vedere, Chiara che poteva parlare e sentire, Elena che poteva alimentarsi senza il sondino e Sebastiano che come lei poteva camminare e stare in posizione eretta.

Quello era il mondo in cui i bambini speciali potevano sentirsi come tutti gli altri e dimenticare le sofferenze di ogni giorno per qualche ora. Camilla continuó ad attraversare quella porticina nei giorni a venire, fin quando un giorno disse che il suo più grande desiderio era vivere, amare, conoscere e viaggiare, che non le interessava camminare e che era felice della sua vita, quel giorno la porticina scomparve per non tornare più.

Camilla ora é felice quella accanto a lei che le sta sotto braccio é la sua migliore amica, insieme ridono e si raccontano storie come due amiche speciali ed é come se camminassero, come se corressero.

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