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Narrativa

Vesna e Frane (seconda parte)

Pubblicato il 22/08/2017

Vesna Vulovic e Frane Selak sono famosi per aver battuto la morte, per la loro sfortuna e la loro fortuna. L'uomo che è sopravvissuto a sette incidenti mortali. La donna che è sopravvissuta a un volo di diecimila metri. Forse una sera si sono incontrati a Zagabria, per caso.

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(segue)

«Questo, lo vedi, questo simpatico ometto – dice l’amico di Frane – Lui, vedi, lui è un uomo fortunato».

Frane sorride, fa un gesto con la mano per tenerlo buono, alza le sopracciglia folte, quelle che in un incidente in auto si è bruciato insieme ai capelli e ai baffi, ormai tempo fa, non ricorda gli anni, le cose successe nella vita accadono in un punto e poi restano in quel punto, non è necessario farne una malattia; rimane del buon materiale per qualche storiella, qualche risata, si va avanti, imperterriti, placidi.

«Chiedo scusa» mormora alla donna, quasi timido.

«Non scusarti, Frane. Sei un uomo fortunato! Lo sai, signora?...».

Vesna non dice il proprio nome. Non dice niente. Zagabria, quel bar, non sono posti abbastanza lontani per scappare. Lei non ricorda il volo. Il volo del Guinnes. È come se non l’avesse mai fatto. Non era lei. Era un’altra. Più bella, più giovane, più viva.

«... Signora, questo ridicolo ometto si sposa per la quinta volta. Quinta! Ed è molto più giovane di lui. Cinque donne! E la vuoi sapere un’altra cosa? La morte l’ha battuta più di cinque volte. Quante, Frane? Quante?».

Frane scuote la testa.

«Non è mica timido. Non è mai timido! È per fare buona impressione su di te, signora. Non gli bastano cinque donne, ne vuole un’altra!».

«Marko, stai buono» dice Frane. Marko si chiama, l’amico di Frane. Nel 1962, nel primo incidente di Frane, il treno che deraglia e finisce nel fiume ghiacciato, Marko ha perso sua madre. Ne sono morti tredici, quella volta. Ma non Frane. Sua madre sì, annegata nel ghiaccio. Per anni Marko ha pensato ai suoi piedi freddi. Ci pensava ogni giorno. Piedi bianchi, piedi di ghiaccio.

«Va bene, va bene! Non arrabbiarti, Frane. È un simpatico ridicolo ometto. La cosa più importante è sapere che è tanto ridicolo, da morire dal ridere. Uno racconta la sua vita e sembra una barzelletta. Ma non è neanche questo. Le cose che gli sono successe, e ogni volta ne è uscito vivo e in piedi e con un bel sorriso, quel sorriso lì! Non è la sfortuna, non è la fortuna. Lo sai cos’è, signora? È la enorme, spropositata quantità di cose che questo ridicolo ometto ha avuto dalla vita! Senza muovere un dito! È tragico, signora! Una tragedia vera».

E Marko si aggrappa al bancone, tra di loro. Resta lì guardandoli, prima Frane, poi Vesna, tenendosi in equilibrio con una faccia soddisfatta, e poi le mani mollano la presa senza preavviso e l’amico di Frane cade a terra, senza perdere quella faccia soddisfatta.

Tutto il bar si ferma, tutti girano la testa, tutti si zittiscono.

E poi tutti continuano quello che stavano facendo. Ridono, bevono, guardano i numeri della lotteria alla televisione.

Frane appoggia il suo biglietto sul bancone, lo spiana, lo stira. Poi si alza e raccoglie Marko. Lo aiuta ad alzarsi e lo deposita sulla panca nell’angolo, vicino a un giovane con la fronte atterrata sul tavolo. Marko farfuglia qualcosa.

«Sì Marko, hai ragione» fa Frane.

Torna al bancone e fa un mezzo sorriso a Vesna. Alza le spalle. Guarda il biglietto, guarda il televisore.

Lei finisce lo whisky in un sorso e si volta verso l’ometto ridicolo.

Si è sempre chiesta perché, svegliandosi da ventisette giorni di coma, ha chiesto una sigaretta. Che cosa vuol dire. Che cosa dice di lei al mondo. Che cosa dice a se stessa. Vorrebbe ricordare quel volo, almeno una volta, almeno in sogno.

«Giochi alla lotteria?» dice.

Sembra un’accusa.

Ci sono i poveri mortali e ci sono loro. Vesna e Frane. Non si può fare finta di essere uguali agli altri. Si vorrebbe, ma non si può.

Non è giocare pulito.

«Non ho mai vinto» dice Frane. Come a scusarsi. Che bella donna, come vorrebbe vederla ridere.

Vesna indica il biglietto della lotteria: «Buttalo, è meglio». Poi si alza, mentre in televisione estraggono il penultimo numero, si sistema l’impermeabile giallo, cerca l’ombrello che non ha, si ravvia i capelli ricordando quella ragazza di ventidue anni, volendole bene, accarezzandola, e spinge la porta con il corpo, uscendo sotto la pioggia più fitta. Si gode lo scroscio d’acqua, porge la faccia, apre la bocca e ride.

Nel bar, Frane la guarda uscire e sospira. La vita è così bella, ci sono così tante cose da raccontare. Alcune fanno ridere. Altre meno. Si può sempre ordinare un’altra birra. Si può sposare una bella donna.

Controlla il suo biglietto della lotteria.

Estraggono l’ultimo numero.

Ha vinto.

Ottocentomila euro. Che se lo vedi così, è solo un altro numero.

Il problema è che quando Marko si sveglierà, dovrà dirglielo.

«Al diavolo».

Picchia i pugni sul bancone e ordina un giro per tutto il bar. Non è mica finita, non è mai finita, mai.

Poi si mette a ballare da solo in mezzo al bar. Tutti battono le mani. Lui balla e si sente un ometto ridicolo, felice e molto fortunato. Non c’è mica da vergognarsi.

Vesna l’ha già dimenticata. Forse è questo il suo segreto.


(1) Frane Selak è sopravvissuto a sette incidenti con i seguenti mezzi di trasporto: treno, aereo, autobus, auto, auto, autobus, auto. Nel 2003 ha vinto la lotteria nazionale croata. Vesna Vulovic, hostess, è sopravvissuta all’incidente aereo del 1972 ed è entrata nel Guinnes dei Primati. È tornata a volare ed è stata licenziata nel 1990, per aver partecipato a una manifestazione contro Slobodan Milosevic. È entrata in politica. Nel dicembre del 2016 è stata trovata morta nel suo appartamento. Le cause della morte sono sconosciute. Ha detto in un’intervista di non essersi mai sentita fortunata. Frane Selak ha dato parte dei soldi vinti ad amici e parenti. Oggi, agosto 2017, è vivo. Ha 87 anni.

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