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Biografia completa di Carlotta Balestrieri

Io ho scelto la scrittura ma lei non ha scelto me, e di questo sono sicura al 100% perché, nonostante la mia determinazione, mi si concede di rado e malvolentieri. Quando non posso scrivere, la pressione delle parole nella mia testa diventa intollerabile ed io, per rimanere lucida, sono costretta a buttarle fuori in qualche modo. Parlare, però, non mi riesce tanto bene, e ogni volta che ci provo mi escono dalla bocca discorsi sconclusionati e poco incisivi che mi fanno sentire inadeguata, discorsi che non arrivano mai al dunque e che mi confondono le idee. Scrivere, invece, mi permette di capire. Mettere in fila delle parole su un foglio, per qualche strano meccanismo mi è necessario per dare un peso specifico ai miei pensieri e raccontare la verità, e anche quando cerco di evitarlo, il tema della solitudine torna puntuale in ogni mio testo, come a suggerirmi che è in quel perimetro che devo muovermi, che è quell’argomento che devo approfondire. Non è per niente semplice, anzi. Il più delle volte rimugino su una frase per giorni, e mi affatico, mi innervosisco e mi abbatto per aver sprecato ore preziose, quando c’è chi, nel tempo in cui io abbozzo tre righe, è capace di riempire cinque fogli A4 senza particolari sforzi. Ma in fondo, alla scrittura glielo devo: prima di bussare alla sua porta e pretendere che mi venisse ad aprire, credevo di essere destinata a disegnare per sempre. L’ho fatto per ventisette lunghissimi anni, giorno e notte, del tutto inconsapevole che ogni disegno che finivo, non era nient’altro che la minuscola porzione di un racconto. Quando ho avuto questa rivelazione - perché è solo di rivelazione che si può parlare - sono rimasta inebetita per non so quanto tempo. Ho tentennato, ho provato inutilmente a tornare sui miei passi e mi sono stupita per averci impiegato così tanto per capire che dovevo cambiare direzione, che dovevo rimboccarmi le maniche e ripartire da zero, perché anche se la strada davanti a me era quella più buia e spaventosa, quella mai battuta che mi faceva tremare le ginocchia, era anche l’unica che volevo percorrere. Ed è ancora così.