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CHEMISTRY #8 PISTOLA DI CECHOV – (Chk)

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È noto l’aforisma di Cechov secondo cui, se nel primo capitolo di un racconto compare un fucile appeso al muro, nel secondo o terzo capitolo questo deve necessariamente sparare. In caso contrario l’arma non ha rilievo e non dovrebbe starsene lì appesa.
 Parafrasando lo scrittore e drammaturgo russo, potremmo dire che ciò che un narratore semina, deve raccogliere. La nozione di “semina” – o foreshadowing, questo il termine adoperato nella lingua inglese – è centrale per i romanzieri e soprattutto per gli sceneggiatori.
 Un film che sfrutta tale principio e al tempo stesso lo tradisce, demolendone i presupposti, è Funny Games (1997) di Haneke. Una famigliola austriaca in villeggiatura viene segregata, torturata e uccisa da due ragazzi senz’altro scopo apparente che il divertimento di questi ultimi. Opera inquietante e radicale, non soltanto perché le sevizie si svolgono quasi interamente fuori campo; non solo perché, fedele a Checov, c’è un fucile che spara; ma soprattutto perché ci mette davanti alla natura dispotica dell’immagine: al punto che, dopo che il fucile ha sparato, uno degli aguzzini può afferrare il telecomando, riavvolgere e cambiare le sorti della storia. Come a dire: “Non siete voi ad avere il controllo”.
 Quanto alla semina, Haneke ne fa un uso raffinato e crudele: nella parte iniziale, armeggiando con la barca presso il pontile del lago, il capofamiglia Georg inavvertitamente fa cadere un coltello a bordo. L’inquadratura è rapida e quasi “distratta”, ma l’occhio vigile del pubblico si attiva subito incamerando questo particolare; ci aspettiamo che il coltello dimenticato abbia un ruolo decisivo più avanti. E così avviene, in effetti: nella sequenza finale, i due ragazzi portano la moglie Anna sulla barca con l’intento di affogarla. La donna, coi polsi legati, nota il coltello e se ne appropria furtivamente, iniziando a segare le corde che la imprigionano… senonché i due se ne accorgono e con tranquillità le tolgono il coltello, gettandolo nell’acqua.
 La semina è clamorosamente disattesa, l’aspettativa del pubblico distrutta in una manciata di secondi. Un esempio di come Haneke, compresi i meccanismi del cinema, li rivolga contro lo spettatore, trasformando quello che sembrava un “gioco divertente” in una faccenda assai pericolosa.  

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