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Fantastico

2384 - il caffè

Pubblicato il 20/06/2020

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E’ impressionante venire qui in questo spiazzo melmoso, montare le tende, esporre la merce e attendere che usciate allo scoperto.” disse il grasso mercante allargando le braccia con un ampio sorriso rivolto all’uomo che gli si faceva incontro.

Questi non disse nulla, aspettò in silenzio senza espressione, come ad attendere un cenno da parte dell’altro.

“Non fraintendermi Fausto, io adoro questo posto, lo trovo, come dire” fece una pausa frugando con gli occhi il prato bagnato come a cercare le parole, recuperandole infine sotto uno pneumatico di un carro lì vicino.

“C’è come il brivido del proibito, quello che hanno i bambini a toccare qualcosa di schifoso e sudicio, che poi a ben vedere di proibito non c’è assolutamente niente qui a Nuova Venezia.” Si interruppe guardando l’effetto che le sue parole avevano avuto sull’uomo, dunque tornò ad aprire le braccia e a sorridere. “Sto prendendoti in giro Fausto, sto scherzando, a parte il fatto che adoro venire qui. Hai visto che bella merce ti ho portato questo mese? Parti di ricambio praticamente nuove di vecchie auto ibride, potresti costruirtene una da zero e le batterie sono in ottimo stato.” Nel dire questo voltò le spalle all’uomo e si diresse verso un angolo celato da un tendone.

“Speravo in qualcosa di completamente elettrico, con l’ibrido ci vuole comunque del carburante” disse Fausto con la voce catarrosa di chi non parlava da un po’.

“Ah!" Esclamò il mercante "prima di trattare affari, amico mio, voglio farmi un bel caffè. Ne vuoi un po’?” fece girandosi nuovamente verso di lui con una caffettiera napoletana tra le mani che aveva recuperato chissà dove.

“Hai del caffè vero?” fece l’uomo spalancando involontariamente gli occhi.

“No!” disse l’altro scoppiando in una fragorosa risata “Non te lo offrirei mai, costa troppo, è cicoria tostata. Però uno dei motivi per cui mi piace venire qui è la vostra acqua.” proseguì mentre cercava di aprire la caffettiera “L'avete ovunque, fa puzzare di umido i vestiti dopo mezz'ora che si è qui, ma dà anche al caffè più schifoso un sapore… me la apri per favore?” disse porgendogli la moka “Lo rende rotondo, morbido, con un leggero gusto speziato.”

Fausto la aprì con facilità e gliela porse.

“Non credere che ti stia mentendo, ne giro di posti, lo sai. Pavia ad esempio, sono completamente invasi anche loro dall’acqua, lo saprai, ma lì s’è mischiata con quella salmastra del mare e fa schifo, è imbevibile se non la tratti in qualche modo e inoltre non si fanno molti affari laggiù. Sul lago di Como il mio ultimo pensiero è l’acqua, mentre nel Damanhur verso le Alpi piemontesi, è buona e pura ma qui ha qualcosa di particolare. Insomma, la adoro.”

Riempì la parte senza beccuccio con la giusta quantità d'acqua e inserì il filtro con la cicoria, poi accese un piccolo fornelletto a gas: quello era un cliente importante.

"Inoltre vengo volentieri perché siete persone con cui si può ragionare, non come quegli invasati dei damanhuriani. Mi fanno davvero innervosire sai?” si fermò con le tazze di metallo in mano e guardò direttamente Fausto “Quando arrivi lì ti sembra di entrare in paradiso, tutti i campi coltivati, i boschi ben tenuti e le case nuove colorare in cui vorresti proprio vivere, ma non c'è modo di discutere con loro. Hanno una serie di regole da cui non si smuovono, incredibile.” poggiò finalmente le tazze su un tavolino. “Sai, prima del cataclisma c’era questo Falco, il fondatore, che aveva sta filosofia naturale, magari anche bella, che in quegli anni andava tantissimo perché la natura non era un problema come oggi, cioè, era il contrario. Se uscivi da Milano non venivi certo mangiato dai lupi o derubato da gruppi di straccioni”

Il grasso mercante non si rese conto che era per pura fortuna o per attitudine della persona che aveva davanti, se questi non faceva parte di quei 'gruppi'.

Fausto lo notò ma non disse nulla.

Il mercante proseguì “In compenso respiravano fumo e mangiavano cose senza sapore ed erano tantissimi. Ma ci pensi, uscire da Nuova Venezia e incontrare continuamente gente. Cose da impazzire!”

Il caffè era pronto, l’uomo grasso spense il fornelletto, rovesciò la moka attendendo che l’acqua percolasse verso il basso.

“Comunque vivere a Damanhur per quel che ci capisco, oggi fa schifo. Ti strizzano il cervello, o sei con loro o non esisti. Quindi io venendo da fuori, non esisto. Ma la mia merce sì eh, quella la vogliono. Se non avessero tutta quella bella roba non ci andrei mica, ma che ci vuoi fare, gli affari sono affari.”

Versò il caffè nelle tazze e lo sorseggiò soddisfatto.

“Buono.”

Era seduto a fissare il cielo che si stava annuvolando, pensieroso.

“Si dice che abbiano anche dei templi, meditano, fanno riti e cose da religiosi invasati. Però sono in un posto incredibile, bellissimo. Com’è il caffè?”

Fausto annuì mentre lo sorseggiava, non aveva seguito molto di quello che gli aveva detto, fantasticando su come poter adattare un motore ibrido alle pompe sommerse.

“Bene, sono contento. Andiamo a vedere quello che ho?”

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Marina Mander ha votato il racconto

Scuola

Leggendo questo racconto distopico, ambientato in una Venezia, guarda caso sommersa, e in un Nord Italia sott’acqua, ho l’impressione che tu abbia scritto una storia per raccontarne un’altra. Da una parte la vicenda del mercante, tra ibride e elettriche e le sue carabattole post-catastrofe con buoni dialoghi, dall’altra la storia della setta di Damanhur che pare più di una digressione e diventa monologo. Il lettore può anche non sapere che il fantastico si intreccia al reale e assai poco fantastico (vedi il libro-inchiesta Occulto Italia di Stefano Pitrelli e Gianni Del Sette), scambiando per fiction ciò che non lo è. Potresti approfondire, spiegare, raccontare qualcosa che forse ti sta più a cuore del mercante di Venezia. Nota tecnica: c’è una differenza tra la moka e la caffettiera napoletana, la moka non percola. Il fact checking vale anche quando i racconti sono fantastici. Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore

La scrittura è piacevole ed efficace nell’ambientare e nei dialoghi anche se, a mio avviso, il susseguirsi di periodi molto lunghi appesantisce la lettura. Il racconto fotografa una situazione in una realtà distopica senza dare vita ad una vera e propria storia. Segnala il commento

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Fab McCraw ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Elena_Vere ha votato il racconto

Scrittore
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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Condivido con Esteban, ottimi dialoghi.Segnala il commento

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Raffocinematic ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

a parte la storia in sé, un consiglio non richiesto a chi voglia dei buoni esempi da seguire: studiate (studiamo) i dialoghi di questo racconto. hanno una naturalezza, una credibilità, una metrica e una fluidità invidiabili. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Cinzia.virardi@gmail.com ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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di Senseiste

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