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Narrativa

A fari spenti nella notte

Pubblicato il 12/01/2019

Stefano è un adolescente solitario e triste. Non ha amici, non parla con nessuno ed è bersaglio di un gruppo di bulli.

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Angoli. Spine.

Sbatte, si punge, sanguina... Non basta.

"Oh! Coglione! Dove pensi di scappare? Guarda che ti becchiamo lo stesso, e dopo è peggio!"

Nessuna via di fuga, è in un vicolo cieco. Dove andrà ora?

Scappa da quei maledetti bulli e anche da se stesso.

"Lorenziiiiii!!! Dai ma davvero pensavi di poterci provare con Lorena? Lo sanno tutti che è la mia donna. TU NON LA DEVI NEMMENO GUARDARE, CAPITO? Ti piace eh? È la più figa della scuola ed è mia! Vorresti fartela eh? Ma cosa vuoi fare tu, non ti tira neanche se ti metti a pregare. Anzi già che ci sei inginocchiati!" 

Schiaffi, pugni, sono in due poi in tre.

"Inginocchiati e chiedimi perdono per aver guardato Lorena!".

Dolore. Lacrime.

Oggi l'hanno picchiato perché ha sorriso e ha fatto un complimento a Lorena, una compagna di classe. Ma Lorena sta con Marco, il ragazzo più popolare e bastardo della scuola. Un bullo figlio di papà che si sente libero di fare ciò  che vuole, come vuole. Non ha limiti, perché nessuno gliene ha mai posti. 

Gli altri giorni non sono migliori. Marco e la sua banda di teppisti lo hanno preso di mira da circa due anni, fin dal ginnasio. 

Stefano è un ragazzo timido, capelli arruffati, parla poco, non ha amici. Con lui i bulli ci vanno a nozze.

La litania greve del suo tormento si ripete giorno dopo giorno.

Perdente. Coglione. Pezzente.

Tutti gli aggettivi con cui l'hanno qualificato durante il giorno gli rigirano nella testa.

Dolore.

Vuole provare dolore.

Anzi, no.

Vuole superare il dolore attraverso un altro dolore.

Si taglia.

Si percuote.

Si graffia.

Si morde.

Non basta.

Vorrebbe che qualcuno lo tagliasse, percuotesse, graffiasse e mordesse, per provare più dolore.

Qual è la cura? Più sofferenza subisce, più se ne infligge. Ma il sollievo è fugace.

Non parla con nessuno, non dice niente ai genitori, non ha amici.

Prende la lametta e si pratica dei tagli sugli avambracci. Niente di grave, giusto da far uscire un po' di sangue.

Per un attimo quel sangue gli dona gioia, per qualche brevissimo istante libera il tormento dalle vene. 

Qualcuno ci farà caso? Qualcuno si preoccuperà per me? Sono trasparente: mi guardando ma non mi vedono. Mi sentono, ma non mi ascoltano. Mi dicono parole, ma non mi parlano.

Si mette a letto, infine, e si addormenta stringendo il rasoio tra le mani. 

Casomai mi giro in qualche modo strano e mi ferisco anche le mani. O magari mi sveglio e mi viene in mente qualcos'altro da farmi. 

Questo pensa mentre si abbandona ad un sonno che non lo ristorerà.

Dorme, ma non sogna. Dorme, ma non riposa.

Dorme e spera di non svegliarsi mai più.

Sparire, sprofondare, dissolversi. Questo è ciò che desidero.

Qualche ora dopo si sveglia. In casa tutto tace. 

Guarda il telefonino,  ci sono tante notifiche, ancora WhatsApp: molti, troppi messaggi. Sono tutti insulti. Qualcuno lo ha filmato durante l'ultimo pestaggio e quel video ha cominciato a girare da un telefonino all'altro. Nel video Stefano è umiliato in qualsiasi maniera: picchiato, deriso, insultato, spogliato, preso a calci. Gli hanno anche sputato addosso. 

Veleno che scorre, mi immerge, mi pervade.

E sputano veleno anche con tutti quei messaggi, e quel veleno che gli si infila nel sangue, attraversando tutto il corpo, gli toglie tutta la linfa vitale.

Nessuno ha bisogno di me, nessuno mi cerca, nessuno sentirebbe la mia mancanza.

Si alza, apre la finestra, aspira l'aria fresca della notte, guarda la luna. 

Nulla ha più senso.

Tutto è perduto.

Questo troveranno scritto sul bigliettino che lascerà.

Sorride, ora, mentre si lascia cadere giù dalla finestra.

Di lui si dirà solo che era un adolescente triste, mentre lanceranno in aria palloncini e accenderanno candele. 

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Zeta Reader ha votato il racconto

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Il titolo letto dopo il racconto è ancora meglioSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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....doloroso...a tratti insopportabile.....Segnala il commento

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Confidavo in un riscatto finale, ma la vita è più dura e feroce di quel che a volte ci appare. Crudo.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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di Gabriella Pilotti

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