Oggi (in realtà, ieri)  ho letto un bel racconto. Bello davvero. Di un tipo che pubblica sulla piattaforma dove pubblico anch'io. L'ho letto due o tre volte, quel racconto: forse anche tre o quattro, ma non più di cinque. Questo posso assicurarvelo, ché poi, anche tre o quattro, erano già più che sufficienti. Forse è (sarebbe!?) meglio dire "chè poi, anche tre o quattro, sarebbero (già) state più che sufficienti"... ché quel tipo lì, è uno tutto precisino, anche se sembra che scrive (scriva?) un po' a caso, così, come gli viene, a leggerlo tanto per leggerlo, e mi fa venire voglia di essere precisino anche a me. No, non ci siamo. Precisino non è il termine adatto: diciamo che il tipo in questione sa modulare la "sua voce", adattandola perfettamente alla "situazione" in atto. Traffica col tono, con la struttura sintattica e col registro lessicale come avrebbero Fatto Joe Strummer (quello dei Clash) in combutta con Aki Kaurismaki, Lou Reed, Pia Pera, Dino Campana, Tina Bausch, Raoul Dufy, Valerie Solanas, John Cale, Emily Dickinson, Rosa Louise Parks, Rosa Luxembourg, Lou Salomé, Tony Allen (il batterista/percussionista) John Zorn, Frank Zappa, Marta Hagerich, Clara Shumann, Ipazia, Properzia de Rossi, Laurie Anderson, Lolabbelle (il cagnolino di Lou Reed e Laurie Anderson, che suonava il pianoforte) Camille Claudel (grande scultrice... forse mancata, musa e amante di Auguste Rodin) Hayao Miyazaki, Fernando Solanas (il regista del bellissimo "El viaje" del 1992)... e poi, sto tipo qua, caccia fuori personaggi che sembrano degli stralunati o dei perdigiorno, omuncoli o bambinelli sfigati, pupazzi rattoppati, robottini tenuti su col fil di ferro, animali straniti e spesso parlanti e ragionanti, che fanno il paio con gli umani, e quasi tutte le storie di sto tipo, sono ambientate in un paesaggio magico/misterico in rovina, in un un mondo post apocalittico o pre-umano, dove le sensazioni e le emozioni sono diventate organiche, attuando il salto della specie alla rovescia, passando dall'uomo alla materia, con i batteri e i virus dell'affettività umana che hanno superato le barriere tra il mondo organico e quello inorganico, animando animali di pezza, giocattoli rotti, umani derelitti. Ma c'è sempre una dolcezza agrodolce e pervasiva, una purezza fetida e gentile, una resilienza paziente e feroce, una sapienza relazionale profonda e imperturbabile, nella loro vitalità narrativa, che ce li fa apprezzare, come se ne avessimo uno anche noi, in qualche angolo della nostra cantina, o in qualche anfratto dei nostri pensieri, senza essercene mai accorti. Di tanta ricchezza. 

Grazie Howl, per tutto quello che ci hai regalato, e che continui a regalarci. 


*il titolo l'ho rubato a Miles Davis... parzialmente.