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Narrativa

A las cinco

Pubblicato il 13/12/2020

(…) E tutti gli uccelli gridavano con un’unica voce la voce di quelli che non hanno voce la voce degli invisibili del mondo la voce dei diseredati del mondo dei fellaheen della terra. E tu da che parte stai cantavano gli uccelli (...) L. Ferlinghetti

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Mi hanno cosparso le zampe con qualcosa che ha un odore insopportabile e brucia. Non riesco a stare fermo, da ore ormai. Hanno spalmato un unguento sui miei occhi, la vista è annebbiata. Il caldo è insopportabile e respiro a fatica.

Sento muggiti lontani dei fratelli, richieste di aiuto, e io sono bloccato qui - Ah, se potessi correre.

Ecco, mi liberano - arrivo, fratelli!

Percorro un corridoio angusto, sconosciuto. Faccio più in fretta che posso, intravedo sagome di uomini che dall’alto mi colpiscono e gridano. Galoppo per sfuggire ai loro bastoni e arrivo a un’altra porta. Mi giungono rumori e odori, annuso forte l’aria attraverso la fessura di questa porta, per capire.

Finalmente si apre e mi getto fuori.

Non ci sono i miei fratelli, di loro resta l’odore. Il mio stesso odore, quello del nostro fiato, del nostro pelo. E c’è anche l’odore della paura, che forse è solo mio. E un odore di morte, che mio non è e sale da questa terra battuta che non è uniformemente bianca.

Alzo la testa, espiro forte dal naso e sbuffo e cerco di liberarmi le narici da questi odori più forti di qualsiasi cosa abbia sentito.

C’è un clamore di suoni e colori. Non vedo bene, ma certo in moltissimi si sono riuniti qui e producono suoni. Colori ovunque, quanti non ne ho visti mai. All’allevamento c’era il verde dell’erba e il giallo delle praterie e i verdi tenui dei bordi spinosi di cactus dove arrivavo saltando con i fratelli. I fiori dei cactus erano gialli e anche rosa: noi cercavamo di brucarli. C’era Miguel, anche, e lo lasciavo avvicinare e accarezzarmi il dorso. Si prendeva cura di me. Altri mandriani si prendevano cura dei fratelli. Qualche volta c’erano delle femmine, nella prateria. Giovenche dai corpi forti - ondeggiavano sui prati lasciando strisce di profumo irresistibile. L’odore era forte e smaniavo. Quando c’erano, Miguel lasciava che mi unissi a loro.

Anche questo odore è forte, questo odore di morte e di sudore. Di eccitazione. Anche i colori tutt’intorno ondeggiano, si muovono e c’è come una scarica elettrica che percorre tutto, molto più forte di quella che dava il filo della prateria.

Tutto intorno è rosso e oro, i colori del sole. Sole che picchia su questa terra battuta e su di me e sull’oro che è ovunque. Manda riflessi accecanti. Nelle narici entra sanguigno e brucia. Voglio tornare nella prateria, sentire il fresco dell’erba, voglio uno scroscio di pioggia, e rumori di tuono. Vento della pianura perché non soffi? Uragani e tempeste accorrete a spengere questa pioggia di fuoco!

Ma che succede ora? Entrano uomini a cavallo, mi circondano. Gli occhi dei cavalli sono bendati, ma dall’odore so che sono sbarrati dalla paura. Li conosco, i cavalli - ce n’erano all’allevamento. Ci assomigliamo, solo che loro si lasciano montare dall’uomo, noi no.

Gli uomini spingono in avanti i cavalli usando gli speroni e quando mi sono vicini mi colpiscono con punte acuminate. Non sento dolore, ma una rabbia salire dagli zoccoli imbevuti di veleno e arrivare alle corna, muoverle in avanti alla cieca, con questi occhi che vedono poco, per allontanare gli uomini e le loro armi. Sento le corna penetrare nella pancia del cavallo, fino in fondo, sento che frugano nella carne viva.

Il cavallo ha disarcionato il cavaliere e ora si allontana, disperato cerca la porta da cui era uscito sull’arena. I cavalli pascolavano vicini a noi, all’allevamento. Correvano sulle praterie, scuotevano le criniere bellissime nel vento. Ora fugge calpestando nella corsa le proprie budella. Mi lancio sul cavaliere, ma un altro cavaliere e un altro ancora si avvicinano con i loro cavalli e insieme mi colpiscono. 

Il primo cavaliere si è rialzato. Gli viene riportata la sua cavalcatura atterrita, morente, e l’uomo di nuovo monta in sella. Adesso ci vedo un po’ meglio: la folla è in piedi, le grida aumentano, le mani battono a migliaia. É dunque questo quello che vogliono da me?

Sì, dev’essere questo. Allora mi lancio ancora sui cavalli, il mio sangue gocciola sulle interiora che essi perdono sull’arena, mentre risuonano sempre più alte le grida appassionate intorno.

Altri uomini arrivano, piantano bandiere sul mio dorso. Bandierine. 

Carico, cerco di spaventarli. 

Perché mi perseguitano, mi tormentano? Nella prateria c’erano molti uccelli. Seguivano i nostri passi, si appoggiavano sulle nostre schiene a mangiarci le zecche. Poi volavano via. Avessi le ali. Ci sono animali che nascono liberi. I cavalli no. I tori nemmeno, e io che credevo di esserlo!

Ah, Miguel! Cosa è accaduto della tua mano che mi toccava la groppa? Non vedi cosa mi stanno facendo? Grido e muggisco con la forza che mi rimane. Da questa parte, di qua, Miguel! Non mi vedi? I fratelli sono morti, l’odore del sangue è ovunque. Ho ucciso i cavalli, era questo che volevi? Va bene, ma ora vieni, accorri in mio aiuto!

Poi, improvvisamente, tutto tace. Sento le gambe deboli, ma resto ben piantato al centro, col mio decoro di bandierine e una nuvola di mosche a tormentarmi le ferite. Con me solo due cavalli che si dibattono nell’agonia, le zampe verso il cielo.

Tan. Tan. Tan. Un suono lento e triste si diffonde nel silenzio. Entra un uomo piccolo, riccamente vestito. Nella mano sinistra regge una spada seminascosta sotto a una stoffa rossa.

Taratatan. Tan tan. Taratatan.

L’uomo avanza verso di me mostrandomi il suo drappo rosso. Mi lancio verso di lui, più volte. Sa evitarmi, è scaltro.

So che mi ucciderà, e non so perché.

Gli vado incontro per l’ultima volta, a testa bassa. Sento la lama attraversarmi il corpo. Il sangue m’invade il respiro e arrossa la schiuma che esce dalla bocca, dalle narici. Mi piego sulle ginocchia. La folla grida e applaude. Lancia fiori. Era questo che volevi, Miguel? Questi inni di gioia?

Il dovere è la morte, ora ho capito.

La testa mi cade sulla terra battuta.

Sento freddo. La terra la luce il fresco della prateria accolgono il peso del mio corpo. Da qui posso vedere il verde splendente di ogni filo d’erba. E quanti fiori, tutti intorno. L’odore di una giovenca mi raggiunge, è il profumo più buono che io conosca. I fratelli sono intorno a me, insieme leviamo alti vittoriosi muggiti. Mentre si fa sera.

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Imago ha votato il racconto

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Montag ha votato il racconto

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Veramente bello!Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Dare voce a chi non ha voce, che sia un toro o un qualsiasi uomo pescato nel mare degli oppressi del mondo. E' questo il senso del racconto, già esplicitato nella descrizione iniziale, ma che alcuni commentatori non hanno colto. Alta drammaticità, sottolineata dalla dettagliata narrazione delle varie fasi della corrida, e dal contrasto tra la prova finale e la serena vita nell'allevamento. Una storia che è anche un grido contro la crudeltà e assurdità di certi spettacoli Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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[K] ha votato il racconto

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MeAlCubo ha votato il racconto

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Elisa K ha votato il racconto

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LaSignorinaNO ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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l'idea della bestialita' e dell'aroganza che alberga negli uomini e' condivisibile.Ma la presunzione di sapere cosa pensa e come soffre un toro e' l'ennessima arroganza umana di sapere sempre tutto E una volta ancora il Toro ne esce sconfitto, e dalla cattiveria della corrida, e dalla presunzione dello scrittore.Per denunciare e immedesimarsi ci vuole umilta'.Di sicuro la tua capacita' di scrittura per quel poco che ne posso capire mi sembra buona e infatti il racconto si lascia leggere con fluidita' e trasporto, ma e' poco credibile .Spero perdonerai la mia sincerita'.Segnala il commento

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Pam ha votato il racconto

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terrybu ha votato il racconto

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Daniela Madoi ha votato il racconto

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Tiziana Fraterrigo ha votato il racconto

Scrittore

Mi sono sentita il toro con l'anima trapassata dalla "vanità" dell'uomo. Sempre molto brava.Segnala il commento

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Walter Nardone ha votato il racconto

Esordiente
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antoebasta ha votato il racconto

Esordiente

Lo trovo meraviglioso Segnala il commento

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paroleemusica ha votato il racconto

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Mi sono commossa. Segnala il commento

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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La tua “presunzione” (=”voler diventare un toro”) è stata punita. Okay, diciamo che ti sei documentata su “come vede un toro”, prima di scrivere il racconto (o almeno questa è la sensazione: i colori che citi sono congruenti). Poi hai pure letto che il toro è miope, e così hai scritto: “Non vedo bene”. Santo cielo, che scivolone! Ma come “non vedi bene”? Ma che vuol dire? Tu sei il toro, sì? E allora, scusa tanto, ma “la tua vista”, PER TE, TORO, è la normalità. Giusto? Siamo noi umani a dire che il toro è miope, perché lo paragoniamo ai NOSTRI STANDART UMANI, ma il TORO vede come vede, e quel che vede, per lui, TORO, è la normalità (e non certo “non vedo bene”). Tu non sei mai entrata nel personaggio. Questa è la verità (e del resto te lo eri scelto bello difficile il compito). E se tu, scrittore, non sei nel personaggio, come posso esserci io, lettore? Io, al posto tuo, riesaminerei criticamente tutta questa serie di elogi smisurati. EDIT: Io ho colto tutto quello che c'era da cogliere, e precisamente ho colto che si tratta di un testo mediocre figlio di una presunzione smisurata.Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

Esordiente

ma che brava ! “copio” un po’ Roberta, se posso :) domani rileggo e poi rileggo Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Brava, hai gestito bene l’io narrante animale e sei riuscita a trasmettere il terrore che immagino il povero toro possa provare La corrida è per me una delle pratiche più aberranti, con cui identifico l’orrore e la cattiveria fine a se stessa e mi rifiuto di considerarla una tradizione di costume. Quando lessi per la prima volta la poesia di Garcia Lorca provai un moto di pietà per il matador ucciso dal toro. Adesso, e non mi vergogno a dirlo, quelle rare volte in cui capita tifo per il toro. Per fortuna pare che in Spagna ultimamente stiano facendo delle petizioni per abolirle. Se permetti, due piccole osservazioni: “Ah, Miguel! Che ne stato della tua mano...ecc.” e “Sento che mi ucciderà, e non so perché “.... giusto per non ripetere due volte “so” nella stessa riga. Ma sono appunti di poco conto, sia chiaro, il tuo stile è sempre impeccabile.Segnala il commento

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Gianluca Ranieri ha votato il racconto

Esordiente
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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

In Spagna, la corrida. In Italia, il papa. In Francia... ( sia chiaro: sono per l'abolizione della corrida). Ben costruito, scorrevole.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Bravissima. Non c'entra con la drammaticità del tuo racconto ma mi ha fatto venire in mente un vecchio filmino Disney "Il toro Ferdinando" un toro "diverso" :)))Segnala il commento

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Zucca Gialla ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Potente e doloroso. BravaSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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bitobriz ha votato il racconto

Esordiente

Realistico. Doloroso.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Torero eres la verguenza de una nacion Silvia, sei straordinaria Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

L'orrore della corrida visto dagli occhi della vittima. Brava Silvia, una cronaca spietata degli ultimi istanti di vita di un essere vivente che non comprende perché verrà ammazzato. All'inizio pensavo al macello di un agnellino, poi ho compreso. Forse l'unica pecca che trovo, è quel senso di prevedibilità nel tragico finale. Peraltro descritto in modo magistrale :-)Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Claudiadec ha votato il racconto

Esordiente

Hai reso pienamente e vividamente questa prospettiva. Molto belloSegnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

La follia umana vista con gli occhi della natura impotente. Che rabbia e che emozioni forti scaturiscono dalla tua scrittura magnifica Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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LaborLimae ha votato il racconto

Esordiente

Il lamento visto dall'altra parte. Regge il confronto con Federigo, el cantorSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

La tragedia così ben rappresentata. La "morte nel pomeriggio" che celebra la notte e il lato oscuro dell'uomo. Complimenti Silvia.Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore
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Francesca F ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

"LA COGIDA Y LA MUERTE A las cinco de la tarde. Eran las cinco en punto de la tarde. Un niño trajo la blanca sábana a las cinco de la tarde. Una espuerta de cal ya prevenida a las cinco de la tarde. Lo demás era muerte y sólo muerte a las cinco de la tarde. El viento se llevó los algodones a las cinco de la tarde. Y el óxido sembró cristal y níquel a las cinco de la tarde. Ya luchan la paloma y el leopardo a las cinco de la tarde. Y un muslo con un asta desolada a las cinco de la tarde. Comenzaron 105 sones del bordón a las cinco de la tarde. Las campanas de arsénico y el humo a las cinco de la tarde. En las esquinas grupos de silencio a las cinco de la tarde. ¡Y el toro solo corazón arriba! a las cinco de la tarde. Cuando el sudor de nieve fué llegando a las cinco de la tarde, cuando la plaza se cubrió de yodo a las cinco de la tarde la muerte puso huevos en la herida a las cinco de la tarde. A las cinco de la tarde. A las cinco en punto e la tarde. Un ataúd con ruedas es la cama a las cinco de la tarde. Huesos y flautas suenan en su oído a las cinco de la tarde. El toro ya mugía por su frente a las cinco de la tarde. El cuarto se irisaba de agonía a las cinco de la tarde. A lo lejos ya viene la gangrena a las cinco de la tarde. Trompa de lirio por las verdes ingles a las cinco de la tarde. Las heridas quemaban como soles a las cinco de la tarde, y el gentío rompía las ventanas a las cinco de la tarde. (....)" F. Garcia Lorca Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Meravigliosa la parte in cui gli eventi sembrano interrompersi per lasciare spazio ai ricordi. E poi l'invocazione dell'ennesima vittima confusa e vinta dall'odio e dalle azioni umane che non hanno alcuna spiegazione. Quella supplica "Voglio tornare nella prateria", che suona come il grido contro gli unici predatori che uccidono per la pretesa e il gusto di sentirsi forti. E infine Miguel: il simbolo della follia umana, dell'incapacità di onorare la vita, dell'istinto predatorio che fa dell'uomo la creatura più famelica e infida. La corrida è solo il pretesto per dimostrare quanto poco ci siamo evoluti. Per alcuni versi mi ha ricordato uno dei racconti più belli di Tolstoj "Cholstomér"Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

tremendo, vero? immedesimarsi da la misura di come la coscienza sia pericolosa, la tua appare una denuncia dell'inutilità della corrida, in realtà a essere inutili siamo noi, siamo inutili a qualunque scopo evolutivo, siamo utili solo a noi stessi... brava scritto benissimo, sei riuscita a farmi odiare, odiare me stesso, odiare la coscienza, senza appello, senza lieto fine...questo è il mio ambito di ricerca da anni e arrivi tu nel laboratorio di analisi come un elefante in una cristalleria... grazie adesso metto tutto a posto io non ti preoccupareSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

deve essere stato molto difficile scriverlo. ma non dico che si percepisce questo eh, dico anzi che leggendo vieni preso in questa atmosfera pregna di emozioni forti e di odori che... che domani lo rileggo!Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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di Silvia Lenzini

Scrittore
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