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Autobiografia

A un Bar del paese

Di Pier Giuseppe Politi - Editato da giuge
Pubblicato il 25/03/2020

descrizione di una scenetta verificatasi tanti anni fa in un paese della bassa

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A un Bar del paese

La sede stradale della Statale 10, stretta e pericolosa, improvvisamente si allarga quando attraversa quel piccolo paese mantovano, lasciando ai suoi lati ampi spazi per i parcheggi davanti ai bassi edifici che ospitano negozi e banche da un lato, municipio, bar, ristoranti e teatro, più imponenti , dall'altro.

La gente del paese chiamava da sempre “Piazza” quello slargo in mezzo al quale era stato tenuto per molti anni  

il monumento ai Caduti, e quel nome è stato poi sancito dall'odonomastica ufficiale.

Vicino al teatro, al termine della piazza, laddove la Ss 10 sta per lasciare il paese, c'è un bar storico, fiancheggiato 

da ombrosi ippocastani. Lì si svolse, in un afoso pomeriggio estivo di una quarantina di anni fa, la scenetta che 

sto per raccontare.

Il solitario avventore abituale, che, per resistere all'abbiocco nel primo dopopranzo, beveva un caffè nell'impressione di frescura creata dalle piante, vide fermarsi davanti al bar una bella automobile straniera, con una D a fianco della targa.

Ne scese una coppia che andò a sedersi ad un tavolino all'ombra. Il cliente abituale avvertì ad alta voce il gestore che era all'interno del bar : < Tisiano, végn che gh'è gente!> . Lui, Tiziano, indossata la giacchetta bianca “d'ordinanza”sopra la canottiera , arrivò subito per ricevere l'ordinazione ( si fa per dire “ subito”, perchè camminava adagio e in modo un po' ondeggiante, da pinguino, per via dei piedi piatti che, secondo lui, erano dovuti allo stare a lungo in piedi dietro il bancone).

La coppia non parlava in italiano: mimando il gesto di bere, entrambi chiesero una “zitronensaft kolt”.

La richiesta riuscì in parte incomprensibile a Tiziano. Sì, immaginava il significato di kolt, perchè suonava come 

in italiano, ma non capiva a cosa si riferisse. Si guardò in giro in cerca di aiuto, ma l'unico cliente, forse assopito, non alzava la testa dal quotidiano che aveva davanti.  

“Zitronen, zitronen “ ripetevano i due forestieri, ma  Tiziano, imbarazzato, non capiva. I due tedeschi provarono allora con “Lemonade”, e Tiziano si illuminò : volevano una limonata . Restava però da capire cosa volesse dire quel “saft”. Muovendo avanti e indietro davanti alla sua faccia i polpastrelli di una mano uniti a punta , Tiziano glielo chiese. Si vede che è un gesto noto ovunque, perchè i tedeschi, pazienti e divertiti, mimarono l'atto di divisione del frutto in due metà, e la loro spremitura premendo e girando la mano a coppa.

Ormai sicuro di aver capito, Tiziano si avviò per rientrare nel bar e sorrise loro, come a rassicurarli che sapeva

cosa doveva fare per preparare la Lemonadesaft “ kolt”a quei “ Tugnitt”.

Andò al bancone, prese i limoni, li tagliò a metà, li spremette nello spremiagrumi manuale, ne versò il contenuto in due tazze, aggiunse l'acqua minerale e scaldò a vapore. Tutto soddisfatto portò i due tazzoni pieni su un vassoio che pose sul tavolino con un sorriso di compiacimento. Ma i due clienti lo gelarono, dicendo “nein nein! Kolt, kolt”, facendogli segno di portare via. Rientrò al bar e riscaldò ancora di più la spremuta, pensando tra sé ” ma chissà cosa hanno mangiato oggi, se, col caldo che fa, devono bere una limonata bollente”. Riportò i tazzoni fumanti al tavolino e fu sorpreso di sentirsi dire ancora < nein , nein > ” lemonadesaft kolt”.

Pensò che lo volessero prendere in giro. Si voltò a chiedere aiuto al suo cliente abituale che, dopo essersi divertito ad assistere in silenzio ai precedenti tentativi sbagliati, pregustando le risate di quando lo avrebbe raccontato agli amici, gli disse < Tisiano, varda che in Germania “Kolt"  l'è fred, miga cald >.

Tornato nel bar, Tiziano preparò le limonate fredde, brontolando in dialetto contro i “Tugnitt che i vol sempar 

far come ghe piase a lori”.

Un applauso, forse irridente o consolatorio, lo accolse quando portò ai signori tedeschi la loro stramaledetta limonata fredda.

Allora, come è uso dei Mantovani, sfogò sulla loro madre la sua mortificazione, dicendo in dialetto, perchè non capissero : < la poarina c'ha v'ha cunà >.

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Helena ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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doraemina64 ha votato il racconto

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baccaja ha votato il racconto

Esordiente

Mi paice l'uso del dialetto, mi ha fatto sorridere.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore

All'odonomastica premio come attore non protagonista. La Padana Inferiore meriterebbe un romanzo (non è che avresti tempo?).Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Stile molto piacevole :-)Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Mi hai fatto ridere: Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Che nostalgia di simili personaggi.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Ci hai regalato un bel sorriso. Geazie!Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Molto carino, l'uso del dialetto poi rende tutto più esilarante! Segnala il commento

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di Pier Giuseppe Politi

Esordiente