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Narrativa

Action Man

Di Howl
Pubblicato il 16/10/2021

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14 Voti

Da qualche giorno un braccio spunta dalla grondaia. Credo di vederlo solo io, perché è colpa mia. E poi bisogna proprio farci caso, sforzarsi insomma, ma alla fine chi li guarda più i tetti delle case?

Io lo so che fa freddo lassù, vorrei mettergli una coperta, portargli degli amici, così che non si senta più solo. Sono pensieri stupidi, ma mi fanno sentire meno cattivo.

E poi lui non ha fatto niente, sono io e basta.

Tempo fa pensavo che mi sarebbe piaciuto stare con lui, l’avevo visto tante volte alla televisione, era così bello.

Ma la nostra amicizia è stata strana fin dall’inizio.


Ho fatto il giro del negozio, c’erano tanti altri giocattoli, ma era l’unico che aveva una parete tutta per sé. Era un gigante, con un casino di armi e vestiti diversi. C’era il ninja, il militare, il poliziotto, il sub, il guerriero. Era un sogno che si avverava, ma io volevo solo scappare via. Mi faceva senso, non so perché mi sentissi così. C’era bellezza, e io vedevo solo corpi di plastica.

Che cosa ci faccio qui? Ho pensato.

Prima di incontrarlo ero felice, o almeno credevo. In quel momento mi sono vergognato della mia felicità. Come se non fosse giusta.

Ti piace? Mi ha chiesto La Puccia.

Eh si. Le ho detto io.

È arrivato ieri, ci fanno un sacco di pubblicità alla tv in questi giorni. Quale ti piace di più?

Quello con la spada.

Quale? Il ninja?

No quell’altro, quello lì.

Così lei l’ha preso, me l’ha dato e ci ha lasciati soli.

Sorrideva, aveva gli occhi vuoti.


È costato quindici mila lire.

Subito dopo che sono uscito dal negozio, l’ho infilato svelto nello zaino, e sono partito. Proprio non avrei voluto che andasse così.

Quando sono arrivato a casa del mio papà lui non c’era, così quel pomeriggio ho fatto tutto di nascosto. Ho aperto lo zaino in camera sua, ho scartato la custodia, ho sfatto i laccetti.

Aveva lo stesso odore che prima aveva la mia felicità.

Era davvero troppo grande, non so perché adesso li fanno così i giocattoli, ho pensato. Gli ho fatto fare qualche passo a vuoto, dovevo conoscerlo. Sentire la sua voce come facevo sempre con tutti gli altri, ma lui la voce non l’aveva. Ho parlato io al suo posto, sentendomi, per la prima volta.

Hai preso tu i miei soldi? E dove sei stato? Hai visto le mie mutande in giro? Oh no, ho preso di nuovo l’influenza.

Le parole rimbombavano nella stanza gelata.

La mia voce era così pesante, come nuova. Come se la sentissi per la prima volta.

Dai su. Fai qualcosa.

Non mi ero portato altri giocattoli nella casa di papà, quindi ho dovuto passarci assieme a forza tutto il pomeriggio.

Io sono Marco. Io SONO Maaaarco. Io sono Marco. Che fai di bello? Hai la ragazza? A me piace Lucia, a te chi ti piace?

Ho fatto un balzo sul letto ancora disfatto.

Questa è l’astronave del capitano, voliamo intorno al mondo!

Le coperte puzzavano di sudore. Papà non stava bene, lo sapevo. Di fronte al letto c’era uno specchio, e dall’altra parte c’ero io che saltavo sul materasso. Mi sono accorto che mi stavo guardando.

Salve, signor deficiente! Domani niente scuola. Questo è Action Man, l’uomo che ci salverà tutti! È forte ed è brutto, niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare, fermare, quest'onda che va, oh oh. Quest'onda che viene e che va oh oh, oh oh. Quest'onda che va, oh oh. Quest'onda che viene e che va, oh oh, oh oh.


Era sera sul tardi quando la mamma mi è venuta a prendere. Ha bisticciato un po’ con il papà per il disordine e per altre cose che non ho capito. Prima di chiudere la porta, lui mi ha fatto l’occhiolino.

Quando siamo saliti in macchina, la mamma mi ha chiesto se il Papà mi avesse comprato un altro gioco. Stringevo Action Man tra le mani. Non le ho risposto.

Ti sei divertito? Mi ha chiesto.

Io ho alzato le spalle.

Sei sempre molto comunicativo, eh?

L’ho guardata un attimo, ho abbassato lo sguardo.

Come si chiama? Mi ha chiesto.

Action Man.

Ah ecco. Io ti avevo detto no, e lui te l’ha preso.

Volevo lanciarlo fuori dal finestrino.

Scusa. Le ho detto. Non lo faccio più.

Macché, dai… Era quello che volevi?

Ho detto di sì.

Allora per un po’ basta.

Lei ha acceso la radio, non abbiamo più parlato.


Gli altri, quando l’hanno visto, si sono lamentati. In confronto a loro era sproporzionato.

Non parla? Mi hanno chiesto. È muto? E quanto l’hai pagato? Ma davvero ti piace? E questo vestito? Si toglie, hai visto? Sotto è nudo, che schifo!

Dai su. Ho detto io. Fate i bravi.

Io non lo voglio, mi fa paura, per me è cattivo. Guarda, gli si può staccare la testa. Oddio!

Era difficile farli giocare assieme. Action Man era l’eroe, ma era troppo forte. Non c’era sfida.

Sapevo che sarebbe durato poco, così gli ho fatto fare il capo dei cattivi ma è andato male lo stesso.

È diventato il gigante deficiente.


La prima volta che gli ho bruciato la faccia, la plastica si è sciolta ed è gocciolata per terra. Gli avevo già strappato i capelli, sulla testa rimanevano dei forellini e qualche ciuffo.

Adesso non aveva più nemmeno il suo sorriso. Né gli occhi, né altro. Non era nessuno, era solo una palla nera e puzzolente.

Giocavo solo a fargli del male. Dopo essermi dato i pizzicotti alle braccia, andavo da lui e gli facevo delle cose. L’avevo spogliato e il suo corpo era pieno di tagli e bruciature.

Ciao deficiente.

Oramai avevo anche smesso di giocare con gli altri, ce l’avevo solo con lui. E lui non si lamentava. Mai.

Lo nascondevo, perché non volevo che la mamma lo vedesse. Sapevo che non andava bene fare queste cose.

La mamma non mi ha più chiesto di lui dopo quel primo giorno. Io non ho più voluto altri giochi.

Era stupido parlare da solo e sentire sempre la stessa voce.

Quando l’ho preso in mano l’ultima volta, mi sono sentito strano. Aveva un buchetto che gli avevo lasciato per respirare, e da quello ho sentito un fischio. Gli ho chiesto che cosa volesse, e lui me l’ha detto.

Basta. Ti prego.

Tra tutte le sensazioni che ho provato in vita mia, quella è stata la peggiore.

Doveva finire. Sono uscito in giardino e ho guardato il cielo.

Da qualche giorno un braccio spunta dalla grondaia. È riuscito a volare fin lassù, dopo tutte le volte che è caduto a terra.

Dietro quel braccio, c’è Action Man.

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Anonimo ha votato il racconto

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Lola 2021 ha votato il racconto

Esordiente

Una favola triste. Ci lascia con la speranza che il protagonista sia riuscito a superare il suo dolore.Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Davvero bravo!Segnala il commento

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Francesco Manciola ha votato il racconto

Esordiente

Potente!!! (anche più di Action Man). Mi è piaciuto un sacco.Segnala il commento

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GAP ha votato il racconto

Esordiente

Punendo Action Man il bambino vuole punire se stesso o il padre? O forse vuole solo manifestare il suo malessere. Sono rimasta in bilico su queste considerazioni. Mi è piaciuto molto.Segnala il commento

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caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto, come stile e come contenuto. Nei giochi, la solitudine dei bambini sviluppa mondi complessi, tenuti insieme da fantasie che innestano relazioni profonde, a volte angoscianti. Mai del tutto “illogiche”, perché, in un qualche (e a loro) modo, essi le inseriscono nel mondo reale. Le rendono parte di questo. E’ un processo che hai davvero ben disegnato.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo, Howl: c'è un'interessante "brutalità sperimentale infantile" che pervade la tua narrazione, e giunge al lettore come "scoperta primigenia e necessaria" per attraversare il ventaglio esperienziale... che pervade la (pre)adolescenza, e i suoi dintorni. Ma c'è anche la scoperta della "separazione" e del "distacco", corporeo e morale, e poi c'è Action Man, precursore del lato "mascolino" o "macho" che già viene rituzzato, e ricondotto sulla via del "chissà che cosa" , e del chissà come e perché, le donne sono diverse dai maschi, in tante cose. Giochi sempre di seconda, ma anche di rinterzo e di rinquarto, e ci stendi sempre tutti, in un modo o nell'altro, come tanti birilli sul panno verde della tua scrittura.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

La tua bravura si evince dalla capacità di tracciare il profilo del ragazzino senza renderlo odioso, giacché sin dalle prime righe si avvertono il dolore e la paura. Ha ragione Paolo: uno psicologo saprebbe comprendere di più, ma per il lettore è una gran bella esperienza.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo, Howl. Tiene incollati. E quando esce il sospiro e quella richiesta ho fatto un salto sul divano. Ottimo, scombussolante.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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palu ha votato il racconto

Esordiente

Bravo, davvero un bel racconto, mi è piaciuto molto. C'è una bella panoramica sull'infanzia, riferita a un'epoca in cui i giocattoli non erano digitali (quasi nostalgica la mia osservazione), e poi qualche elemento comportamentale ben miscelato nella storia, caratterizzanti la crescita del personaggio, che forse uno psicologo infantile saprebbe descrivere con competenza. Grazie per la lettura, PaoloSegnala il commento

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di Howl

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