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Narrativa

Adele B. - 3

Pubblicato il 24/11/2022

Racconto in dieci puntate. Esce il giovedì.

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Quell’anno, a febbraio, al liceo era arrivata una certa Anneli Koppel, esile e alta; molto nordica, chiara in tutto: la pelle, i capelli, gli occhi. Anche lei insegnante di musica in un istituto superiore di Tallinn. Un gemellaggio tra le due scuole l’aveva portata da noi. Doveva fermarsi sino alla fine della maturità. Era solare, alla mano e simpatica. All’inizio ci capivamo parlando un po’ in inglese, ma già dopo un mese era stata in grado di esprimersi nella nostra lingua anche se con un vocabolario piccolo piccolo. Ma del resto era il pianoforte che ci univa. È stato attraverso la musica che ci siamo capite da subito e totalmente. A lei piacevano gli stessi compositori che piacciono a me: Schumann, Dvořák, Chopin. C’era un progetto didattico e dovevamo svilupparlo insieme. Siamo diventate amiche. Dopo due sole settimane, quando uscivamo da scuola, mi dava un colpetto col gomito e sorrideva con aria complice. Aveva capito al volo che in me, nei confronti di un certo studente della terza G (Tommaso!), c’era qualcosa…

Ogni volta mi diceva: “Ne possiamo parlare?” Io arrossivo e le rispondevo: “No, no, è una cosa passeggera, ed è anche una stupidata. Lasciamo perdere...” E così siamo andate avanti per tutti quei mesi senza che mi decidessi a confidarle apertamente cosa provavo per quello studente.

Un sentimento che a furia di pensarci avevo deciso di chiamare “invaghimento con vergogna”, perché c’era anche la vergogna a dominare la mia vita in quei mesi. E, vista anche la differenza di età, consideravo il mio innamoramento oltre che vergognoso, infantile, come quando da bambine delle elementari capitava, per motivi misteriosi, di “innamorarsi” della maestra o del maestro.

Anneli aveva preso in affitto una piccola mansarda che c’era nel mio condominio. Ero stata io a caldeggiare quella scelta perché, aldilà della simpatia, avevo visto in lei l’amica che avrebbe potuto distogliermi dal pensiero di Tommaso. Pensiero che mi assaliva tutte le sere quando me ne tornavo a casa e mi ritrovavo in solitudine. Questo anche per evitare che “l’altra Adele” che era cresciuta in me, arrivasse a prendere iniziative stupide e temerarie, vere e proprie fesserie di ragazzina.

Come quando una sera m’era venuta la cattiva idea di telefonargli, a Tommaso (la mattina avevo preso il suo numero di casa dal fascicolo della scuola e l’avevo registrato nella rubrica del mio cellulare col nome Tommy, come lo chiamavano i suoi compagni di classe). Telefonata che all’ultimo momento non avevo fatto dopo essere stata per molti minuti a fissare nel display quel nome, a ripeterlo come una scema sentendo le labbra tremarmi, e sarebbe bastato sfiorare col dito lo schermo per ascoltare la sua voce. Ma per dirgli che cosa? Che la sua professoressa s’era innamorata di lui?... Ridicolo.

Da quando Anneli era venuta ad abitare nel mio palazzo avevamo preso l’abitudine di cenare insieme. Certe sere io da lei, altre volte lei da me. Poi, spesso uscivamo, e io le facevo da cicerone per farle conoscere Milano. Lei invece mi parlava dell’Estonia e di Tallinn in particolare. Aveva un compagno, anche lui docente di musica e suonatore di viola da gamba. Vivevano insieme, avevano in mente di costituire un quartetto da camera. Anneli mi aveva anche chiesto se ero disponibile ad affittare per qualche mese un pianoforte verticale da tenere nella mansarda. L’avremmo pagato metà per ciascuno e suonato dopo cena, anche a quattro mani, perché no! Non lontano da casa, in Corso di Porta Ticinese, c’era un negozio di strumenti musicali. Un pomeriggio l’avevamo visitato e avevamo trovato un ottimo pianoforte tedesco di marca Joseph Soph, vecchio ma ben restaurato. Io conoscevo la negoziante, una certa Paola, e in quell’occasione stavo cercando di convincerla a darcelo in affitto per qualche tempo. Mentre ne stavamo parlando, Anneli s’era messa al piano e aveva eseguito un brano. Aveva mani leggere, sembrava accarezzare la tastiera. La negoziante aveva ascoltato in silenzio, ammirata. Al termine l’accordo era fatto: noi avremmo pagato le spese di trasporto per portarlo a casa e per riportarlo in negozio alla fine del prestito. In cambio avremmo invitato per una domenica al mese, questa signora Paola, suo marito e qualche altro loro amico, ad assistere a una nostra “esibizione” su quel pianoforte. E così era stato.



La quarta puntata giovedì 1 dicembre.

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Descrivi il radicamento di questo sentimento tormentato e tormentoso in un modo la cui delicatezza è condivisibile al punto da immedesimarsi... Mi piace molto questo tuo "stile", ed è quello che solletica la curiosità per le letture future. Complimenti Carlo. Buona giornata!Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Molti personaggi femminili, ben tracciati e ben inseriti. Alla prossima.Segnala il commento

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di carlomariavadim

Esordiente
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