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Narrativa

AI CONFINI DELLA VITA

Pubblicato il 23/03/2020

Per quelli a cui piace Jack London.

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Ho chiuso il portello poco prima che facesse buio. Il grande sole artico è sceso, lento e inesorabile, contro la muta distesa del pack. Ora solo un cielo netto di stelle e astri cadenti si stende sopra di noi.

Un altro frammento si è staccato dal lato nord dell’isola. L’ho sentito schiodarsi con quel suono cigolante simile a quello di un grosso ramo che si spezza. Il fragore del ghiaccio mi ha ricordato che, tutto sommato, sono ancora vivo. Ho fame, sono stanco, non posso addormentarmi e ora, là fuori, sarà il buio sterminato per i prossimi sei mesi. Ma io sono vivo e quest’aria gelata che mi passa il naso è tutto quello che mi serve: mi tiene sveglio, mi riempie i polmoni, mi rinfresca la fronte.

Il pellet sta per finire e non posso permettermi di usarlo con leggerezza. La temperatura cala a vista d’occhio, ma il prossimo cargo arriverà solo tra due giorni. Fino ad allora dovrò stringere i denti.

O questo o morire.

Inganno il tempo e la morsa del freddo, contando i giorni che mi lascio alle spalle su questa terra dimenticata da Dio. Il calendario, appeso alla parete sopra il cucinino, è pieno dei segni rossi lasciati da Hamilton. Era un brav’uomo. Un po’ schivo, forse, ma coraggioso. Quando tutto sarà finito manderò qualcuno a prendere ciò che ne rimane.

Lui è ancora la fuori. Lo so, mi aspetta. L’ultima volta che ho sbirciato attraverso la finestra l’ho visto. Girava attorno al capanno con il suo solito passo di morte, goffo e pesante.

Lo odio, lo odio, lo odio.

Anche se so che non è bene, che, in fondo, non ne ha colpa, lo odio con tutto me stesso. Odio le sue grandi fauci, la pelle d’avorio, gli occhi piccoli e neri come gocce di petrolio. Odio il rumore della neve che ne accoglie le zampe, il vapore che gli esce dalla bocca e la grande, larga, informe macchia di sangue che ha lasciato sul permafrost.

Riesco ad avvertire la sua presenza anche attraverso le pareti che ci dividono. Lo sento e so che lui sente me, altrimenti se ne sarebbe già andato da un pezzo.

Stupido pancione figlio di puttana.

Prima ha accoppato Marcos, l’argentino. Stava controllando la motoslitta, quando l’ha preso alla schiena. Un morso netto. Siamo arrivati e gli aveva già quasi staccato la testa dal collo. È andato veloce, Marcos. Non come Hamilton - quel bravo, buono, onesto caposquadra di Hamilton. Mi aveva quasi preso ed ero senza fucile e lui gli ha sparato. L’ha ferito e il Grande Orso questo proprio non lo sopporta. Mi ha mollato prima che potesse ricaricare. Hamilton l’ha capita subito che era finita. Troppo veloce, troppo veloce. Mi ha lanciato il fucile ancora vuoto appena le fauci gli si sono chiuse attorno alla spalla.

«Al rifugio! Al rifugio!» mi ha urlato.

E io, allora, ho raccolto l’arma e ho fatto quello che mi ha detto, perché sono un bravo ricercatore e un uomo sensato e sapevo anche io che non c’era più niente da fare. L’ho sentito lottare, gemere, e adesso è sparso nella neve: la gamba da un lato, il busto dall’altro.

Ho chiuso la porta e qui è scesa la notte. Ma il grande orso è ancora là fuori e vaga in circolo, ferito, come un gigantesco fantasma d’ombra, un aspro turbine di neve, e adesso si può solo resistere.

Ho chiamato Timothy tre volte, ma la vecchia radio non vuol saperne di funzionare. Il gelo ha fatto saltare un fusibile, così posso parlare e parlare e parlare…ma non sento nulla, zero, nada. È strano chiacchierare con qualcuno che non sai nemmeno se ti sta ascoltando. Mi ha ricordato quando parlavo con mio padre. Il cancro se l’era preso prima che potessi dirgli che lo perdonavo. Anche lui era stato veloce.

Respiro piano, nuvole di vapore si allargano sopra la mia testa. Mi alzo, trattengo il respiro e butto un occhio fuori dalla finestra. Ne vedo passare la schiena massiccia, così grossa che sembra un enorme cumulo di neve. Poi il mio sguardo, di nuovo libero, vola oltre la pianura luminosa che neanche la notte riesce a spegnere.

Le stelle illuminano la superficie di ghiaccio e i vortici di nevischio sollevati dal vento del Nord. Un sentimento di commozione e pienezza mi riempie il cuore. Solo, avvolto da tutti i miei vestiti, nel silenzio senza pietà della vita agli estremi, io sono tutto questo. Sono l’acqua congelata, la neve soffice, le orme del grande cacciatore, il cuore che batte, il respiro sotto le stelle, la luce, il buio, il mare, la tempesta, il pack. Io sono tutto e tutto voglio, ma sono anche niente. Sono la polvere, il sangue, l’amo da pesca, il gelo che uccide, il silenzio.

Neanche tra me e lui, in fondo, c’è una grande differenza.

Accarezzo la canna del fucile, ne percepisco il freddo attraverso i guanti. Prima che arrivino i soccorsi potrei essere morto, ma non voglio farlo senza conoscere il mio coraggio. Tra poco uscirò e sarò davanti a lui, alle sue zanne rosse, alla sua innocente ferocia, e alzerò il fucile e queste dita non dovranno esitare.

Aspetto in silenzio, respiro a fondo.

Comunque vada, sono vivo.

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RoCarver ha votato il racconto

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Mi è piaciuto tantissimo, la figura dell'orso soprattutto che può anche avere una lettura simbolica. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Filippo Ferrari ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un argomento che avevo giudicato poco interessante, invece mi è piaciuto molto. Segnala il commento

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

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Editor

Mi è piaciuto molto a livello di trama! Però personalmente ho trovato un po' pesanti alcuni passaggi, a causa di forse un po' troppe virgole superflue (es: "Un po’ schivo, forse, ma coraggioso.", avrei tolto la virgola prima del "forse"). E poi qualche piccolo errore grammaticale, penso di battitura (es: "la" anziché "là"). Tutto sommato un testo piacevole e intrigante, grazie!Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Molto ben scritto. C'è un seguito?Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Raffa_Sesti ha votato il racconto

Esordiente

Il grande Nord... Tanto incredibilmente affascinante quanto crudele.Segnala il commento

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di Massimiliano Drigo

Esordiente
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