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Autobiografia

ALLA STAZIONE

Di CLAUDIO - Editato da CLAUDIO
Pubblicato il 23/07/2021

Siamo cambiati e la stazione dei treni ne è la prova

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Aspetto il treno e osservo, non posso fare altro il binario del mio treno è ancora vuoto.

Quanta gente, quante vite di corsa e quante con passo incerto. Se vuoi una fotografia dell’umanità devi venire alla stazione dei treni, non devi andare all’aeroporto, lì sono tutti giovani perché è faticoso fare attese per imbarco ed attese per ritirare le valigie e poi si va in posti lontani e, si sa ad una certa età si tende a rimanere vicino casa.

Alla stazione dei treni è un’altra cosa, c’è anche chi fa solo una fermata per andare a vedere i nipotini.

Un tempo i treni avevano gli “scompartimenti” vere e proprie stanze, una accanto all’altra, che si affacciavano sul corridoio dal quale potevi accedere ad un’altra carrozza. In questi compartimenti incontravi la vita delle persone, ti mettevi seduto uno di fronte all’altro in un gruppo di sei persone e, se eri fortunato, ne sentivi di tutti i colori; in genere però ognuno faceva i fatti propri e si trascorreva il viaggio in quasi assoluto silenzio.

Adesso i treni sono come gli autobus di linea, tutti seduti rivolti verso l’autista in sedili strettissimi per ottimizzare il numero dei posti e sistemati a due a due per lato finestrino. Impossibile avere un dialogo con qualcuno che non sia quello immediatamente accanto a te.

Invece prima, nel famoso corridoio del treno, dove potevi anche fare due passi per sgranchirti le gambe, quante ragazze ho conosciuto, quanti mi hanno raccontato la loro storia ed io la mia a loro.

Basta solo questo per comprendere come siano cambiati i tempi, anni fa gli ingegneri ideavano oggetti di trasporto pensati per le persone, adesso li pensano per avere più posti a sedere e quindi aumentare il numero dei paganti, ma il vero prezzo da pagare è la solitudine del passeggero che usufruirà di quel servizio.

Io intanto sto sempre aspettando il treno, giro lo sguardo intorno e non riesco a percepire l’umanità di chi è lì come me, tengono tutti gli occhi bassi e li alzano solo per guardare gli orari del treno, come se si vergognassero di essere al mondo, solo quelli che sono vestiti con una giacca, con un completo cercano di darsi un tono e camminano a testa alta. Non è vero che l’abito non fa il monaco. L’abito ti da’ quel coraggio che serve per affrontare la vita frenetica di questo periodo storico.

Mi ricordo che quando andavo ai colloqui con i professori dei miei figli allora liceali, mi vestivo con un completo, cravatta e cappotto di lana lungo perché ero conscio che l’aspetto vuol dire tutto; ebbene i professori come mi vedevano assumevano un atteggiamento positivo nei miei confronti e si poteva dialogare tranquillamente senza che loro assumessero quelle pose da “cattedra” a cui sono abituati; il risultato? Il giorno dopo i miei figli tornando da scuola mi dicevano che i loro professori gli sorridevano. Strano ma vero.

Presentarsi al mondo nel migliore dei modi è la chiave per essere rispettato, non dico del successo ma di essere rispettato. L’abito fa il monaco.

Adesso però c’è l’incognita della disperazione, mi spiego. La società è cambiata, le persone sono sempre più sole, vedi l’aumento dei single per divorzi, separazioni, mancanza di soldi per farsi una famiglia ecc.. oppure l’allontanamento dai figli dovuto a separazioni, il luogo di lavoro sempre più lontano dalla propria casa familiare con conseguente duplicazione dei costi di mantenimento personale e della famiglia (lontana), stipendi che non corrispondono al costo della vita, stipendi che peggio ancora, non ci sono più; insomma oggigiorno la vita umana è cambiata e le persone non riescono più ad elargire quei sorrisi che un tempo si era abituati a vedere.

Questo è il motivo per il quale non riesco più a percepire l’umanità che mi sta intorno in questa stazione dei treni, sono, siamo diventati tutti ombre, facciamo di tutto per nasconderci perché abbiamo paura di dover affrontare qualcosa che poi ci faccia spendere quei pochi soldi che abbiamo. Un tempo si poteva fare di più con poche monete.

Vedo il mio treno treno arrivare, salgo sopra e l’umanità sale con me; ognuno per un viaggio che spera gli cambi la giornata.

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Barbara ha votato il racconto

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GIULIA ha votato il racconto

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Valentina B ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

È vero: la forma è sostanza e se tu riesci a dare forma ai pensieri, se eserciti la penna, quindi un arte, se immagini, ti cali nelle vite degli altri, allora vuol dire che c’è ancora speranza. Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Una struggente disamina, molto centrataSegnala il commento

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di CLAUDIO

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