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Narrativa

Alter ego

Pubblicato il 08/05/2017

Una notte in discoteca ad inseguire.

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Carol era appoggiata al bancone, quasi priva di colore.

A tratti le palpebre le tremavano, durante l'insulto di una luce improvvisa.

Era malata, rosa sotto la pelle da un'infermità misteriosa, quasi virale.

Le sue labbra erano ferme come il suo corpo, tradito solo dai tremiti impercettibili delle sue mani.

L'aveva guardata mentre ne allungava leggermente una, a palmo rivolto verso il basso, la bustina ora in bilico tra le dita.

Poi aveva abbassato il capo, mentre la palla luccicante proiettava i suoi raggi sui muri sporchi, sul palchetto frutto, sui cumuli di mozziconi dentro i posaceneri rotti, sugli occhiali scuri, fatti, acidati.

Intorno a loro tutti andavano e venivano in una sequenza quasi immobile.

E lei non era riuscita a fermarla.

Neanche ora che, come una formica, era entrata inseguendola in quei cunicoli sotto la città.

Era solo riuscita a rincorrerla giù fino al centro.

Adesso gli strobo quasi l'accecavano con fasci di luce bianca, chiarissima, abbacinante, mentre ora la cercava cogli occhi ,ora che stava percorrendo il muro freddo e rugoso.

Ora non la distingueva più tra le sagome, le orecchie le fischiavano per il frastuono pulsante, le narici secche come di gesso.

Entrò in bagno spingendo la porta di acciaio e un alito umido di vapore e di sudore umano la investì.

Poi vide Carol distesa.

Stava ripiegata nelle pieghe della sua pelle bucata.

Era calma e rilassata, mentre si distendeva il corpo e la mente, con quella mano aperta ed uno sguardo senza più occhi.

Si stava rilasciando, vomitano singhiozzi ed insulti all'universo che l'aveva messa al mondo.

La trovò così, accasciata , raggrinzita, mentre ora le stringeva le mani gelate ed esangui , implorandola di continuare a respirare , in quel bagno da un caldo quasi feroce, tra l'odore di urina acre e rappresa, e di fiati.

Ed è stato troppo per lei vederla morire così, nell'apoplessi suprema di un sogno senza ritorno.

Mai avrebbe dimenticato quel tanfo sotterraneo di esseri in decomposizione, mai quelle voci ubriache alle spalle che percorrevano il vuoto, mai gli occhi di sua sorella midriatici e fissi al soffitto, tra gli aloni bluastri delle sirene che urlavano ad intermittenza. 

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di Hollyy

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