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Romance

Amore

Pubblicato il 01/06/2019

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Sei appena uscito dalla stanza.

Dall’appartamento.

Tra poco uscirai anche dal palazzo. E io sono qui che guardo fuori dalla finestra, in attesa di vederti passare, attraversare la strada, nella luce fioca della prima sera, col tuo passo elegante, sicuro, tranquillo.

Eccoti, sei tu. Mi chiedo se, attraversata la strada, ti volterai a cercarmi. A cercare il mio volto oltre il vetro della finestra.

Sì, ecco, ti sei girato appena. Probabilmente hai indovinato la mia figura in attesa di te, perché hai alzato rapido una mano, un cenno. Una specie di saluto.

Sei andato oltre, ora. Oltre il mio sguardo. Confuso tra la folla che rientra a casa, a fine giornata, col proprio carico di pensieri e storie sconosciute.

Io, invece, torno a questa mia camera, dove stiamo stati insieme, e al silenzio. Torno a pensare a quanto è successo, nello spazio di questo breve pomeriggio.

Il citofono ha suonato, ho risposto. La tua voce mi ha chiesto: “Passavo di qua, me lo offri un caffè?”

Certo che te lo offro, che domande.

Ti ho aspettato sulla porta, un ciao, un sorriso: leggero imbarazzo. Poi ti ho preceduto in cucina.

Ti ho dato le spalle mentre riempivo la base della moka con l’acqua. Poi ho messo il filtro e la giusta dose di caffè: l’aroma, spandendosi, ha invaso le narici permeando il cervello, destando rimandi.

Tu hai preso coraggio. Inaspettata, la tua mano si è appoggiata sulla mia spalla. Il respiro, il mio, ha subito un arresto. Il tuo, così vicino da diventare brivido che scivola lungo il collo.

‘Ci siamo!’ Ho pensato, rallentando i semplici movimenti che non ero più in grado di eseguire: chiudere la caffettiera, metterla sul fornello, accendere il gas. E’ restato tutto incompiuto: il caffè nel filtro libero di riempire l’aria del suo profumo; il piccolo cucchiaio d’acciaio, scivolato dalla mano, che sparge minuscoli grani di polvere marrone. Le mie mani, per istintivo bisogno di maggior sostegno, si sono appoggiate, ben aperte, al ripiano di legno chiaro della credenza, in attesa delle tue prossime mosse.

“Francesco” Hai detto il mio nome e ho sperato tu non parlassi più. Così è stato. Hai solo fatto scivolare le tue mani sul mio petto, per sbottonare la camicia. Mi hai accarezzato, mentre il respiro si è fatto più affannoso e i miei occhi si sono persi dietro alle palpebre per qualche secondo, per lasciarmi assaporare il momento.

Baci sul collo, mani avide sulla mia pelle. Poi dita leggere come piume che percorrono centimetri fino a raggiungere i miei capezzoli, stuzzicandoli. E io non ho più avuto la capacità di restare fermo. Mi sono voltato, la mia faccia in faccia alla tua, la mia bocca a cercare la tua. Un bacio, lungo, appassionato, desiderato da tempo, al quale abbiamo messo fine per riportare i respiri a ritmi più regolari, ma senza smettere di accarezzarci, cercarci per sentire che eravamo lì, veri, veramente noi.

“Vieni” ti ho detto. E prendendoti per mano ti ho guidato verso questa camera dove sono ora, dove siamo stati insieme fino a pochi minuti fa.

Uno di fronte all’altro ci siamo spogliati. Gli occhi negli occhi, i movimenti sincroni. Poi ancora le labbra che anticipano qualsiasi altro contatto.

Nel letto, i corpi nudi, le mani strette nelle mani, per un tempo indefinito, quello necessario a scandire dentro di noi la consapevolezza che volevamo quel momento, quello scambio di effusioni, di aliti, di fluidi.

...

Poi, i nostri corpi, rilassati, paghi, sono rimasti legati in un unico intreccio.

“Ti amo!” Hai liberato le parole come se non potessero più restare chiuse nella tua mente e nel tuo cuore. Ho passato le dita tra i tuoi capelli scuri, ondulati e folti, sorridendoti, ma senza rispondere. Troppe emozioni in un pomeriggio solo.

Devo lasciar decantare per poter capire e sperare che non sia solo attrazione, la soddisfazione di un desiderio, un capriccio.

Ma già il fatto di essere stato qui, alla finestra, in attesa di vederti passare, con la speranza che ti voltassi a cercarmi… bè, mi porta a pensare che la mia risposta sarà: “Anch’io!”.

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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LoSteNo ha votato il racconto

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Una O, o una A, che differenza fà? Sensualitá.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Una tenera storia scritta con naturalezza e semplicità. Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Il coraggio appartiene agli uomini liberi.Segnala il commento

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Lisa Ma ha votato il racconto

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di SteCo15

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