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Narrativa

ANCORA LA PINA

Pubblicato il 22/02/2021

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È finita che ci vediamo, tre o quattro volte al mese. La prima volta è venuta lei da me, a cucinare il baccalà. Ma questo già lo sapevate. 

Veramente ero stato io da lei, la prima volta, però si trattava di una mezza imboscata, con quella crostata alle prugne acide, e forse non vale. La Pina mi ha aperto rimanendo con la frusta in mano - quella per fare la panna montata, cosa avete capito? - convinta che fossi qualcun altro, mentre cercavo di baciarla.

"Ma come sei freddo! E cosa ci fai, poi, qui?  Dai, entra."

Era in gonna, e le tremava un po' la voce. Una gonna appena sopra al ginocchio, di velluto verde e un maglioncino a collo alto, rosso ruggine.

Sotto portava una calzamaglia spessa, nera, con i piedi nudi. La gonna le faceva un bel sedere, che pareva un fiore maturo, ma sobrio. Una campanula, forse, stretta a mandolino sopra, e con i petali un po'a sbuffo, con l'orlo irregolare, come dei petali veri. L'ho seguita fino in cucina, senza guardarmi intorno, tenendo la crostata di susine acide per il fiocco, di lato, per poter continuare guardarle il sedere. La crostata ha continuato a strusciare contro i libri del corridio, poi ha preso lo stipite della porta, un paio di sedie, e l'angolo del tavolo. Ma è arrivata in cucina sana e salva.

"Quando hai smesso di guardarmi il culo, posala pure sul tavolo, la crostata."

"Carino, qui. Da te."

Ma se non hai visto niente!?

"Stai bene, sai, in calzamaglia, il nero di sfina, e la gonna..."

"E la gonna, cosa?"

"Ti fa un bel sedere."

"Lo so, che ho un bel sedere. Te n'eri dimenticato?"

"Macché, cioè si... ma no, insomma, dopo tanti anni poteva essere anche cambiato."

"Certo poteva, ma io l'ho mantenuto in forma."

"E come hai fatto?"

"Che domande sceme, che mi fai, la prima volta che vieni a casa mia. Ma forse hai ragione, cosa ne puoi sapere tu, di cosa ho fatto, io, per il mio sedere, in tutti questi anni. 

"Hai proprio ragione" replico io.

"Vado sempre a danza, cerco di mangiare bene, mi coccolo le gambe, e anche tutto il resto. Ma ora dammi il dolce. È un dolce, no?"

"È sempre quello."

Nooo...!! La crostata di prugne acide, della Pomerania, quella che ti faceva sempre tuo padre, con la ricetta di sua mamma!?

"Proprio quella."

"Sei un tesoro Franck" e mi acchiappa, un braccio da sopra la spalla, e uno di lato, con i pugni chiusi, dondolandosi sui piedi, e mi chiude in una morsa pinesca.

"Ti do il permesso ufficiale, Franck, puoi stringermi il sedere, con le tue mani a conchiglia, come una volta."

"Sento le sue chiappe sode, che mi riempiono le mani, non hanno perso quasi niente. Ha sempre un culo da adolescente, la Pina, che da solo vale dieci crostate, anche soltanto a palparlo."

Stiamo in piedi trenta secondi buoni, appiccicati, e poi ci molliamo.

"Non ti mettere idee strane, in testa, però. Era solo per la crostata, ma l'avevi capito, vero!?" sbotta la Pina, ricomponendosi.

"Ora finisco di montare la panna. Tu mettiti comodo, e raccontami qualcosa".

Il resto già lo sapete: tutta la sera passata a ciucciarci la panna dalle dita, senza toccare la crostata, e poi una notte di delizie erotiche, fino alle tre di mattina. E la crostata l'abbiamo mangiata il mattino dopo, che era quasi mezzogiorno.

Così è ripartita la nostra storia: ci vediamo quando uno dei due non ce la fa più, a non vedere l'altro. E capita anche che l'altro sia preso. Non so come possa funzionare, ma funziona. Una telefonata, e ci troviamo al solito bar. Poi prendiamo un caffè, e decidiamo cosa fare. Lei si è addolcita parecchio, ha smesso di fare quella che... e io sono diventato più tosto, come se mi avesse passato un po' della sua cazzutaggine. Lei mi porta spesso dei fiori, con una poesia nascosta nel mazzo, come facevo sempre io, e io poi gliela leggo a voce alta, come se l'avessi scritta io, per lei. E lei mi guarda, mentre la leggo. E poi ci baciamo.  Io invece, le porto un attrezzo diverso ogni volta che ci incontriamo. L'ultima volta, una cassetta per gli attrezzi, di quelle che si appendono. Lei l'ha messa in corridoio: " Così resco sempre a trovare gli attrezzi, quando mi servono" mi ha detto.  Fin'ora le ho portato un cacciavite a stella, uno piano, un martello, un paio di pinze, una tenaglia e un piccolo tavolo da lavoro, di quelli a cavalletto. Anche quello l'ha messo in corridoio, aperto, e in bellavista. "Per ogni evenienza." dice sempre lei.  Non so se stiamo proprio insieme, ma lei dice di sì, e io penso che possa aver ragione.  Ma chi se ne frega, poi, alla nostra età dobbiamo pensare a quello che ci fa stare bene. 

Io vorrei chiederle se ha voglia di stare da me, per un po', di fare proprio la valigia, insomma, come se dovesse stare via di casa per una settimana, e vedere come butta, capire se riusciamo a "incastrarci" con le nostre esigenze, da single incalliti. 

Ma forse è ancora presto, e dobbiamo prenderci il nostro tempo. Entrambi. 

Stasera le regalo un metro, "per misurare le nostre distanze" , c'ho scritto, in un bigliettino infilato nel pacchetto. 

Chissà come la prenderà, la Pina. 





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Laranarossa ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Bravo Franco! Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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fermo così ... è perfetto Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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Crema Catalana ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Una piacevolezza, questa storia con la Pina. Volevo dire, queste storie della Pina :)Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

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Prende molto, è, come si dice, tanta roba.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Carini voi due :))))Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Carine queste storie della Pina, e c'è un po' di dolce, di piccante e di amaro, ma ben fusi insieme, che si indugia a separare i saporiSegnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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La "morsa pinesca" acchiappa anche il lettore. Due personaggi strampalati e adorabili: lei che regala fiori e poesie, e lui cassette d'attrezzi e metri. E poi quella torta che sbatacchia tra libri e mobili, e "la sera passata a ciucciarci la panna dalle dita". Atmosfera suggestiva, di quelle alla vecchio Woody Allen.Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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[K] ha votato il racconto

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E sì, mi è piaciuto tanto soprattutto gli attrezzi e il suggerito lavoro di carpenteria -diciamo-, che possono diventare strumenti per costruire qualcosa. Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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questo metodo potrebbe funzionare, lo chiamerei spontaneità. Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Gustoso.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Effervescente... complimenti Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

le storie della Pina stanno diventando irrinunciabili. Racconto leggero solo in apparenza che parla delle distanze ‘quelle che si soffrono’ e diventano un punto di forza per inventarsi di nuovo e ritrovare un romanticismo fatto di gioco e piccole dolcezze interscambiabili; più lungimiranti dei vecchi gesti apparenti. Ma bisogna invecchiare per tornare giovani (non ricordo chi l’ha detto) Ora mi sono ricordata: lo diceva Eduardo.Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Un bel rapporto narrato col piglio leggero di chi sa godersi i piaceri del vivere. Complimenti!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

DeliziosoSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore

Per me lo stanno leggendo anche a Londra (riproposta? Ah ah!). Segnala il commento

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di Franco 58

Esordiente
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