Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Non-fiction

Ancora Malakos

Pubblicato il 26/01/2021

Ti inchiodo alla memoria. Forse è una vendetta.

27 Visualizzazioni
9 Voti

Dovreste immaginare una voce che non sia audace, ma querula e mediosa. Che non porti tuoni di apocalisse, ma brevi schiume confuse nell’alba di un bosco. Aghi di pino d’un tratto e qualche indugio di frascame che si infrange sulla gola come a trattenerla dal pronunciare parole troppo maestose, che probabilmente non ha mai voluto. È una voce che non si ascolta, talmente sublimata nel rumore di fondo dell’universo fuso che pare intermittenza erronea, irraggiunta, trascurabile.

Quella voce è anche non-storia: che non compiaccia neanche un po’, e rimanga il fastidio vuoto di azioni non concluse o di personaggi non conclusi, o di tutto ciò che è pretesa incompleta. Non esiste completezza nella scrittura che sostiene questa voce, ma solo asimmetria pendula e sfrangiata, sparsa nei cocci qua e là, con pretese di incipit eterni che forse descrivono meglio l’andare di chi vive nell’irrealtà confortevole.

Quella era la voce di A. Questa è anche la mia voce.

Mi sovviene il Tempòre, oggi, dal nulla. A, ricordi questa parola? L’unione di tempo e tepore che ci turbinava i sensi quando non osavo immaginare il tuo viso. Quando ero convinta che fossi uno spirito evaso dalla mia mente, il genio della piccola luna degenerata nel mio ombelico perlifero. E il piccolo rettile accanto al suo uovo, nato e impaziente, che la sera ci osservava fondere gli occhi dentro allo specchio degli schermi. Ti muoio, dicevi, mentre le nostre caviglie erano estremo l’uno dell’altra legate da un filo lungo oltre tremila chilometri. Ti proteggevo dal liquefarsi della paura nella notte lasciando schiudere l’alba senza rumore; tu mi proteggevi dal solidificare dell’argilla sopra la mia pelle, tua Malakos, mollusco malleabile incline all’ossessione sublime e alla pazzia.

Psicosi mia del buio, non ti trovavo allora, ma era nell’assenza che riempivo cuore e polmoni. Conservo ancora quelle parole e sono una marea immag(i)nifica d’incisione, di sibili sulla pelle trasparente; vorrei destrutturare ancora, denarrare di più.

Dolce peso dell’insonnia, c’era un bicchiere d’inchiostro che ingoiavo per non avere nostalgia di quando, addormentati, nessuna carne poteva separarci. Eppure inevitabilmente svenivo, svenivi anche tu dopo poco e ad ogni risveglio eravamo scambiati, io uomo, tu donna, tremila chilometri di parole scritte sul materasso, tu nel mio letto, io nel tuo, Kāfir della realtà stessa.

Giuro, potrei graffiare l'involucro vitreo del mondo opacizzando così tanto la superficie che una sinestesia inarrestabile regnerebbe furibonda sulla confusione delle cose. Ma adesso è tardi, lo so, non siamo più quei grumi di fumo fra i binari. Siamo saldi, e deformati dalla malattia irreversibile del corpo che vive.

Anche se non vuoi - perché mi reputi un’impostora, proprio come te - e anche se non voglio io - perché ti reputo un idiota superbo inabile alla vita, esattamente come sono io - accadrà: di nuovo. Quando, dischiusi dentro una pelle squamosa di foglie e di ossa, avremo bisogno di un posto in cui nessuno possa disturbarci - ancora e ancora - per lasciar tremare le voci, e l’anarchia di parole e l’egoismo supremo e gli svenimenti e i rinvenimenti che portano il racconto dei sogni.

Oggi la rivedo, così vicina quella spremura dolce del cranio che genera fiumi. Ti inchiodo alla memoria.

La morte, che tu lo voglia o no, è solo un breve attimo di distrazione, un momento di sospensione necessaria per riprendere fiato e ricominciare tutto da capo.

Te lo dico, sussurro al tuo orecchio con odio lieve: riscriveremo quella voce - pur non ricordando nulla - con le stesse parole; interromperemo, ricominceremo di nuovo, senza conclusione, alternando gli involucri, io donna, tu uomo, finché ogni incipit errante sarà libero di gravitare su questa terra.

Logo
3754 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (9 voti)
Esordiente
8
Scrittore
1
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 20210427 022249.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large img 2435.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Barbara ha votato il racconto

Esordiente
Large default

JessicaM ha votato il racconto

Esordiente
Aatxajzt7nsl rzh7o6rq5jptmxfuictattxrdrhbzfn=s50 mo?sz=200

Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
Large 20210317 140852.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Enrico R. ha votato il racconto

Esordiente
Large 20201204 181343.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

"Querula, frascame, sfrangiata, perlifero, Malakos (Pablo Neruda, era anche un malacologo, di fama internazionale).... colpisce, per intransigenza espressiva, e per capacità di stimoli surrettizi....Segnala il commento

Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large img 1919.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente
Large foto0001.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
Large rebecca lena.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di Rebecca Lena

Esordiente
Bellevilletypee logo typee typee
Lascuola logo typee
Bellevillefree logo typee
Bellevillework logo typee
Bellevillenews logo typee