E lontana corresti

verso me a braccia aperte,

un angelo senz’ali…

Velo bianco, etereo,

che ornasti la mia pelle,

come farò a sbiadirti?

Il cielo indorava

la scia del tuo passo,

quando le nuvole, rosee,

primaverili fiorivano

allo sfumar del giorno…

Le labbra tue, petali

di rosa, sfioravano

il bacio del vento,

nel mentre il sogno, desto,

addormentava il tormento…

Lacrime felici

scendevan sul tuo volto,

come carezzevol discende

lo scorrer delle dita.

Tu, angelo senz’ali,

io, povero astronomo

dalle tue distanze siderali,

nel firmamento dei miei giorni

sempre rimarrai

in arie chiare,

e sarà scacciata dal soffio

del mio ricordo

ogni nuvola grigia

che tenterà te di cancellare.