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Fantastico

Anime Gemelle

Pubblicato il 03/08/2020

Stavolta scrivo una storia d'amore. Scherzo.

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Per tutta la vita ho rincorso l’anima gemella.

Sapete cosa intendo: quell’incantesimo che accade fra entità distinte ma affini, quel sentirsi immediatamente a casa, collegati, intrecciati, guinzagliati a vicenda. L’ alchimia di singolarità che si teletrasportano l’una nell’altra istantaneamente e senza sforzo, trasformandosi in un unico, indissolubile insieme, tant’è vero che se una è felice è felice anche l’altra, se una è triste è triste anche l’altra, se una muore schiatta anche l’altra. Perché così va la vita, direbbe Billy Pilgrim in quest’ultimo caso.

Quell’estate decisi di non pensare a nulla, nemmeno ad organizzare le agognate ferie. Sarei tornato nel paese di villeggiatura in Liguria dove avevo trascorso le vacanze scolastiche da piccolo, nella casa di famiglia. Il mio cervello non avrebbe dovuto affrontare neanche la fatica di cercare un albergo. L’indolenza mi avrebbe fagocitato come un bozzolo alieno privandomi per sempre della mia coscienza umana. Vabbè forse ho esagerato, è un’immagine un po' troppo catastrofica, ma rende l’idea della condizione in cui versavo.

Mi allettava l’idea di respirare quell’aria pregna dell’antica puzza di scoglio al tramonto, imbambolarmi con lo sguardo fisso sull’amo gettato dai pescatori che seguiva magicamente la sommità delle lunghissime canne infilate nella sabbia grossolana della battigia. Creare il vuoto assoluto nella mente mi sembrò il più alto scopo della mia vita in quel momento.

Lo so, lo so: mi sono dilungato troppo nella descrizione del mio stato psicologico, ma tutto ciò ha uno scopo. Lo scopo è… l’ho dimenticato, dannazione.

Comunque. Liberatomi a fatica dalle grinfie del sonno, mi trascinai come una mummia semiviva fino all’auto. Erano le cinque e mezza del mattino, nel prato di fronte a casa bivaccava un’allegra brigata di minilepri intente ad ingozzarsi d’erba e sorseggiare aria fresca. Troverò la mia anima gemella? Domandai col pensiero. Le minilepri risposero di no. Come se non bastasse sottolinearono la replica con plateale maleducazione: mi voltarono la coda in faccia e zigzagarono lontano attraverso i fili verdi scintillanti di condensa.

Indugiai qualche istante seguendole con lo sguardo ipnotizzato, i tronchi ruvidi e scuri delle robinie ben presto annichilirono l’intermittenza dei batuffoli bianco latte ad uno ad uno.

Improvvisamente mi investì la nostalgia di casa ancor prima di lasciarla, come se non dovessi tornare più.

Datti una mossa, suggerì il cervello ingaggiando l’ultimo dei suoi neuroni. Il soldato solitario obbedì senza fiatare: addio minilepri screanzate e porta sfiga.

Come previsto, la sera stessa mi ritrovai sulla spiaggia a spiare un pescatore. Se ne stava seduto su uno sgabellino sbilenco, con la testa infilata nel cappuccio della felpa, ad aspettare un pesce affamato e ignorante, almeno così sperava.

“Stasera le mormore hanno già cenato” borbottò avvolgendo la lenza sul mulinello

“Già” annuii facendo finta di saperne sull’argomento

“Certi pesci hanno troppi predatori per stare tranquilli sul fondo” allungò la testa dal cappuccio come una tartaruga dal guscio e gettò un’occhiataccia all’esca, intatta.

“Ehhh si, come le minilepri”.

Non so perché mi vennero in mente le minilepri.

Quella notte non riuscii a chiudere occhio, pensai e ripensai al perché le minilepri mi avevano risposto di no sulla faccenda dell’anima gemella. Conclusi che il povero soldato rimasto solo nell’ultimo avamposto del cervello, si rifiutava di ammettere che le minilepri avevano ragione: la mia anima gemella non esisteva oppure si trovava chissà dove, in ogni caso le probabilità di incontrarla rasentavano lo zero.

Rimasi al mare tre settimane, alla fine imparai persino come si pescano le mormore, senza ovviamente acciuffarne nemmeno una. Tornai a casa con gli stessi dilemmi di prima, amplificati per averli ignorati così a lungo. Ma la casa non c’era più. Al suo posto era cresciuto un platano maestoso, col tronco massiccio e grigio come una roccia. Appuntato al tronco trovai un biglietto:

“Ciao sono la tua anima gemella, sono passata ma non ti ho trovato. Riprovo 5000 anni fa da ora. A presto”

Rimasi imbalsamato sui due piedi, col foglietto che mi penzolava da una mano. A quel punto fu un vero sollievo constatare che c’erano ancora le minilepri.

Forse il futuro crea il passato per avverare sé stesso? In fondo è grazie ad una serie di improbabilità che esistiamo, vero? Domandai con gli occhi da mormora.

Le minilepri mi guardarono perplesse.

Nel 2013, sono stati posti in entanglement due fotoni attraverso il tempo, ossia un fotone che esisteva nel passato e ha cessato di esistere con un fotone che ancora non esiste ed esisterà nel futuro.

Ma la domanda è: le minilepri sono entangled?

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Laure h ha votato il racconto

Esordiente

Domani, tra i vicoli, cercherò le minilepri. Molto bello, devo smetterla di dire che odio la fantascienza. Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Avalon ha votato il racconto

Esordiente

Dopo aver letto il tuo racconto, mi sono informato su cosa sia questo entaglment. Come potrai immaginare ho capito tutto come uno grande. Non solo. Ho potuto anche capire la causa che ha determinato la fine della mia brillante carriera di pugile. E' successo al primo incontro del campionato studentesco. Non ti dico quanti pugni ho preso sul naso. Ora lo so. Il suo allenatore era l'insegnante di fisica. Il mio quello di lettere che, naturalmente non ne sapeva niente di località e altre amenità del genere. Ci scommetto che il suo allenatore, invece, gli avrà spiegato bene cosa deve succedere perché un pugno colpisca un naso.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

PiacevolissimoSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto arguto. Decisamente ben scritto.Segnala il commento

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore

La tua scrittura non delude mai e mantiene la barra a dritta, direzione fantascienza, anche quando sembrerebbe il contrario. Lo stile è piacevole e smussa con sapiente autoironia le riflessioni più profonde, infondendo un confortante senso di equilibrio che contrasta abilmente con lo spiazzante annullamento della dimensione temporale. L’incursione improvvisa della fisica quantistica ottiene l’effetto a sorpresa per il finale ma, a mio discutibilissimo parere, risulta quasi frettolosa rispetto allo spazio utilizzato nella precedente parte del racconto. L’abilità con cui ti muovi all’interno degli ostici ma affascinanti argomenti di fisica quantistica meriterebbe una maggiore esibizione. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Racconto interessante: e per l'argomento... e per il taglio... e per l'ironia, che serpeggia, fra minilepri, mormore e fotoni... Passati, presenti e futuriSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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carlomariavadim ha votato il racconto

Esordiente

Sempre la fisica a fare da ponte tra passato e futuro. Bel racconto, intelligente.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Deliziosa il fare dell'entanglement il correlativo oggettivo della dimensione delle anime gemelle. Ci proponi una definizione nuova, fantastica, o fantascientifica: quando sono tali le anime gemelle non si possono descrivere singolarmente! Anche la fusione tra neuro- e fantascienza è affascinante!Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Le ultime righe mi hanno ricordato alcune pagine di Tempo fuor di sesto di Dick. Riporto uno stralcio che avevo scritto per Ariminum Circus che poi ho soppresso, penso possa interessarti, come bibliografia di supporto. "All’inizio (di Tempo fuor di sesto) il protagonista vede svanire un chiosco delle bibite: resta solo un pezzetto di carta con su scritto CHIOSCO DELLE BIBITE. Poi scopre un deposito pieno di questi strani biglietti, mentre la ‘realtà’ che lo circonda si sgretola. Analogamente, ma, questa volta, per evitare la scomparsa della realtà, in Cent’anni di solitudine (1967), quando gli abitanti di Macondo persero la memoria, ‘Aureliano Buendia... segnò ogni cosa con il suo nome: tavolo, sedia, orologio, porta, muro, letto... sull’entrata della strada avevano messo un cartello su cui era scritto Macondo e un altro più grande che diceva Dio esiste. In tutte le case erano stati scritti segni convenzionali per ricordare gli oggetti e i sentimenti’. Il marito di Fiona, in un racconto di Alice Munro, quando la moglie è colpita da un tumore al cervello che ne intacca i centri della memoria e del linguaggio, "aveva cominciato a notare una serie di fogliettini gialli appiccicati per la casa –Posate, Strofinacci, Coltelli... Gli venne in mente una storia su certi soldati tedeschi in Cecoslovacchia con cani che portavano appeso al collo un cartello con su scritto Hund. Perché? Avevano chiesto i cechi, e i tedeschi: "perché quelli sono Hund", avevano risposto".Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Ammetto che ho dovuto cercare cosa fosse l'entanglement, forse (se si può, perché non sono del settore) potresti mettere una parola che tutti possano capire. Mi è piaciuta moltissimo l'ironia che percorre tutto il testo, soprattutto la parte iniziale dove dici "guinzagliati a vicenda", è un'immagine molto significativa. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bello Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Mi sa di sì... come tutto del resto Che belle letture che sfoderi Segnala il commento

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Giorgia Nicolini ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto. Fantastiche, le minilepri!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Dolce-amaro. In Sicilia c'è un proverbio antichissimo: "arriremu pi un chianciri" (Ridiamo per non piangere)Segnala il commento

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Elkele ha votato il racconto

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Divertente, bel ritmo, quindi? Scritto bene! Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Lerio ha votato il racconto

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Interessante. L'indolenza come bozzo alieno che prova della coscienza umana, bella definizione. Misterioso, ma catartico, lascia una speranza al protagonista e domande al lettore. Ben fatto!Segnala il commento

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paroleemusica ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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di Clarissa Kirk

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