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Narrativa

Anoressia sentimentale

Pubblicato il 04/11/2019

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L’Olimpio la ripeteva sempre, era la sua battuta più famosa. Tutti al bar la avevano sentita.

«La prima partita che ho visto è stata Lecco - Inter, avevo undici anni. Mio papà mi aveva portato allo stadio. L’ha vingiut il Lecco. Da allora ho sempre tifato contro l’Inter.»

Era stato proprio così, l’Olimpio non aveva mai avuto una squadra del cuore, le aveva sempre tifate tutte, tutte quelle che giocavano contro l’Inter.

L’Olimpio ha appena compiuto settantasette anni e quasi per caso lo stesso giorno ha scoperto dove sono finite le puttane che una volta trovava lungo la via sterrata che porta al fiume. Oggi lavorano in casa e devi telefonare.

È sposato da quarantadue anni l’Olimpio ma lui direbbe che non si sposa mai la donna che si ama.

Con sua moglie non si lascia andare mai, nemmeno quando lei gli prepara le lasagne o gli mette la coperta mentre russa sul divano, occupando la tv senza guardarla. L’Olimpio accarezza il gatto soriano ma non sua moglie, che da anni non si cura più. Se la bacia lo fa a labbra fredde, pensando ad altro, e spostati che sta cominciando la partita. Gioca l’Inter e l’Olimpio deve tifare contro.


Da generazioni, a partire dal capostipite che si diceva fosse un cavaliere teutonico, alto e biondo, tutti i De Capitani che hanno disceso l’albero genealogico sono stati alti e biondi. E belli.

E belle. Le donne della famiglia hanno capelli scintillanti, occhi chiari trasparenti e un sorriso che le rende immuni dal ricevere qualsiasi tipo di rifiuto.

Giulia De Capitani ha gli stessi anni dell’Olimpio; sua figlia Alessia sta per sposare un giovane benestante, abbastanza bello per non rovinare la linea di pura bellezza della famiglia. Anche Giulia quarant’anni fa ha sposato un giovane benestante, bellissimo, quasi quanto lei; peccato sia morto da poco: un infarto da troppo sforzo, durante il quarto rapporto sessuale con una escort da tremila euro al giorno che si era portato a una convention di dentisti a Salsomaggiore Terme. Il tradimento per Giulia, così bella, con una ventenne tonica e instancabile era stato traumatico: si era sentita d’improvviso inadeguata, non all’altezza di quella bellezza che da sempre la sua famiglia rappresentava.


Scende la via una sera Giulia, al piccolo trotto seguendo i passi del suo giovane levriero già ben educato, cercando negli sguardi degli altri conferma alla propria bellezza. I ragazzini cercano conferma alla loro solo negli schermi degli smartphone; Se solo Giulia sapesse che cos’è una foto profilo farebbe di tutto per sostituire la propria con una vecchia di quarant’anni, o con una di Alessia, che poi è la stessa cosa.

Esce l’Olimpio dal bar: da casa sua a lì sono venti passi, che anche in inverno lui percorre con gli zoccoli bianchi, luridi da decenni di camminate da venti passi da casa al bar. Un caffè corretto doppio per tenersi su ed è pronto a risalire il marciapiede. C’è Giulia, che nessuno guarda più, che viene verso di lui. Non la vorrebbe guardare l’Olimpio, troppa vergogna, troppa paura che quella sensazione di fine che aveva provato alla Sagra di Agosto del 1961 si ripresenti, bruciante come reflusso dal suo fegato cirrotico. Quella sera d’estate degli anni sessanta Giulia De Capitani aveva respinto con sdegno la corte dell’Olimpio. Amore sincero per Giulia, la più bella del paese, sbriciolato senza parole, solo con uno sguardo di pietà e imbarazzo imposto dal proprio buon senso, buono solo per manifesta superiorità. Come l’amore sincero per l’Inter, tramutato in odio perenne per colpa di una sconfitta indimenticabile.

Provava repulsione Giulia anche solo a respirare accanto all’Olimpio, ma in quel momento lei aveva bisogno dell’Olimpio per sentirsi di nuovo Giulia.

Ma l’Olimpio non amava da quarant’anni: tifava contro l’Inter e non provava più niente nei confronti di Giulia. In entrambi i casi per troppo amore, troppo in fretta, nel modo sbagliato.

Scatta il levriero col muso a terra: ha annusato una cagna.

Si scansa l’Olimpio per far passare Giulia quando la incrocia sul marciapiede. Le fissa le scarpe nere lucide, poi prende coraggio e sale fino al polpaccio elegante, all’inizio del vestito che spunta da sotto la pelliccia costosa.

Meglio di niente, pensa Giulia, quando finalmente capisce che un uomo la sta di nuovo guardando. L’età non conta quando si è coetanei, non si è giovani né vecchi, ci si vede sempre uguali.

Ha preso un po' di coraggio l’Olimpio che non guardava Giulia dalla Sagra di Agosto del 1961; se facesse una mossa ora, anche se ha perso i capelli e non ha un mazzo fiori con sé, stavolta Giulia non riderebbe di lui.

«Prego, Signora.»

Giulia passa velocemente. Prima torna a casa e meglio è.

Non si è scaldato il cuore dell’Olimpio, non si scalda nemmeno guardando Giulia De Capitani.


Moriranno entrambi a poche ore di distanza una settimana dopo, e le carte funebri di Giulia avrebbero coperto quelle dell'Olimpio. Un sacco di gente si sarebbe fermata a leggerle.

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Shanti ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Esteban e Laura hanno detto tutto. Segnala il commento

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baccaja ha votato il racconto

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Bravo, grezzo al punto giusto.Segnala il commento

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Pier Giuseppe Politi ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Mi sono piaciuti i personaggi. Il racconto è scritto con una leggera incuria che gli conferisce fascino. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Cristallizzato. Piaciuto.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Bello, scritto bene.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bella la storia di Olimpio. Concordo con Palu e Esteban che a metà racconto qualcosa si perde. Comunque bravo, bello stileSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Tella ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Bello! Fresche e descrizioni dei personaggi, li fai vedere. Magari qualche aggiustatina può rendere più fluido qualche punto, ma bravoSegnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

c'è un po' di confusione quando si incrociano per strada e si perde il filo per un attimo, ma è un racconto bello, freddo e triste.Segnala il commento

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di matteo giordano

Esordiente
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