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Narrativa

Aperitivo con Coscienza

Pubblicato il 03/08/2022

Raccontino pigro, scritto così così, lo ammetto, ma insomma qualcuno dovrà pur dirglierlo, non vi pare?

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Coscienza Fantasma fa segno alla cameriera di attendere. Fruga in una tasca dei pantaloni, passa all’altra, si batte le mani sulla giacca blu e fa una smorfia.

La cameriera lo fissa, con un sorriso sul viso e il POS in mano.

Scuoto la testa, è sempre il solito.

Avvicino la mia carta di credito al POS, la macchina emette un bip e sputa fuori la ricevuta del pagamento. La cameriera me la porge, la ricambio con dieci euro di mancia. Gli occhi le si illuminano.

«Grazie, davvero…»

Sorrido e la congedo col pollice alzato.

Coscienza agita le mani per scusarsi. «Perdonami Fabiani, ogni volta finisce che paghi sempre tu.»

Già, finisce sempre così. Non si contano più gli aperitivi che mi hai scroccato.

Sospiro. «Senti Coscienza, sei un bravo guaglione, ma la devi smettere, d’accordo?»

«Fabiani, credimi! Il portafoglio l’ho dimen—»

Batto un pugno sul tavolino. «La devi smettere di dire cazzate!»

Coscienza abbassa lo sguardo, infila l’indice nel vassoietto vuoto e minuscoli frammenti di patatine gli rimangono incollati sul dito. Lo infila in bocca e succhia.

Ma tu guarda che figure devo fare con questo qua…

«L’ho dimenticato davvero il portafoglio,» sussurra.

«Non parlo del portafoglio, parlo della scrittura.» Gli tolgo il vassoietto davanti, non sia mai ricomincia di nuovo.

«La devi smettere con questa cazzata della terza persona oggettiva, capito?»

Tira fuori l’iPhone dalla tasca interna della giacca. Giocherella un po’ e mi mostra lo schermo. «Ma su questo sito c’è scritto che—»

Batto il pugno sul tavolino, con più forza. «Non mi frega un cazzo di ciò che sta scritto in siti del cazzo.» Chiudo gli occhi, inspiro ed espiro. Okay, stiamo calmi.

«Allora, Coscienza, ora ti spiego, io, quello che tu volevi dire, d’accordo?»

Annuisce con piccoli movimenti ripetuti della testa. «Ah, sì… perché effettivamente non è che proprio mi sono capito.»

Ecco, appunto.

«Allora, Coscienza, non è che la scrittura in prima è di parte e soggettiva, e la scrittura in terza invece è distaccata e oggettiva. Non è questo il punto.»

Coscienza spalanca la bocca, lo immobilizzo in quella posizione ridicola con un altolà della mano.

«Il punto, Coscienza, è che quando scrivi in terza tu sei obbligato, da ragioni di stile, a limitare enormemente il ricorso ai pensieri

Arriccia il naso, si gratta una guancia coperta da una barba sfatta, sempre più forte, manco dovesse radersi con le unghie.

Con un lieve battito di mani lo invito a ricomporsi. «Dunque, Coscienza, ripetiamo la lezione numero uno: quali sono i cinque mattoncini con cui si costruisce un buon testo narrativo?»

«Lo so, lo so.» Alza il pollice. «Le azioni.» Alza l’indice. «I dialoghi» Solleva assieme medio e anulare. «Le percezioni fisiche e psicologiche.» Spalanca la mano la fa oscillare. «E infine i pensieri.»

Mi fissa con gli occhi sgranati, la bocca aperta e la lingua di fuori, pare un cagnolino che attende la sua ricompensa.

Santo cielo! Ma come si fa a portare in giro uno così?

Gli do un buffetto sulla guancia. «Bravo Coscienza! Se una frase non è un’azione, né una battuta di dialogo, né una percezione, fisica o psicologica, e neppure un pensiero, allora quella frase non è narrativa.» Che pazienza che ci vuole! «Ora, Coscienza, quando scrivi in terza ti dicevo, tu sei obbligato da ragioni stilistiche a limitare moltissimo i pensieri

Sorrido alla cameriera che sta sparecchiando il tavolo accanto al nostro, Coscienza le lancia un’occhiata lasciva. Con uno scappellotto riporto il suo viso di fronte al mio.

«Quando scrivi in terza, quindi, non solo perdi un mattoncino nella costruzione delle tue frasi, ma per di più perdi un mattoncino particolarmente importante per comunicare l’interiorità del personaggio, anche perché pure le percezioni psicologiche ne escono mutilate.» Questo non lo dice il tuo sito del cazzo, vero? «Le narrazioni in terza sembrano più distaccate proprio perché spesso sono povere di pensieri e sovrabbondano di percezioni fisiche, e questa sproporzione può dare appunto una sensazione di oggettività.»

Sgrano gli occhi come per ipnotizzarlo. «Ma tu non vuoi che la tua narrazione sia distaccata e oggettiva.» Scuoto la testa. «Proprio no, no, no…»

«No, no, no…» sussurra.

Dai che l’ipnosi sta funzionando! «Perché scrivere in terza è una cosa da… una cosa da… da…»

«Da cogl—»

«Scusi, lei è uno scrittore?» La cameriera si asciuga le mani sul grembiule. «Scusate, non volevo interrompe, solo che…»

Dio mio, ti prego, fa che non lo dica, fa che non lo dica!

Avvicina il suo volto al mio. «Solo che anch’io ho scritto un romanzo!»

Oh, no! L’ha detto.

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Imago ha votato il racconto

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Anacleto ha votato il racconto

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Ciao Coscienza, ma dove sei ? Ciao Sig. Fabiani, sei sempre in campana, bravo! Ma davvero andiamo in vacanza con la scrittura? Naaaaa.... diamoci dentro! Segnala il commento

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Ezmilev ha votato il racconto

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Raffaele 57 ha votato il racconto

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ho letto e riflettuto sul suo testo in attesa che la cameriera mi porti un caffèSegnala il commento

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di Signor Fabiani

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