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Narrativa

APOCAVIP NOW

Pubblicato il 26/02/2020

I contatti con l’esterno si sono interrotti da circa un mese. All’inizio nessuno ci ha fatto particolare attenzione. Non è la prima volta… E comunque meno si fanno sentire meglio è.

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I contatti con l’esterno si sono interrotti da circa un mese.

All’inizio nessuno ci ha fatto particolare attenzione.

Non è la prima volta.

Fa parte del programma.

Esperimento sociologico.

Vivere sulla propria pelle la sindrome dell’abbandono.

E comunque meno si fanno sentire meglio è.

Sì, che ogni volta che c’è un contatto con l’esterno qualcuno sparisce.

Per non parlare delle discussioni.

Delle incomprensioni.

Dei continui litigi.

Delle invidie.

Fanculo!

Sì, certo!

Se non si fanno sentire è meglio!

Sì!

Certo!


E passa un altro mese e le provviste scarseggiano.

Merda.

In realtà la scarsità di provviste non cambia di molto le cose.

Come si dice?

Fin che ce n’è viva il re!

Ecco!


E passa, passa altro tempo.

E non ce n’è più!

Merda merda!

Che qualcuno aveva invitato alla prudenza.

Se continuiamo così resteremo senza cibo.

Ma niente.

Gli ingordi.

Hanno spazzolato via tutto.

Senza ritegno.

Che tanto poi vedrete che quando finiremo le provviste si faranno vivi.

Mica ci lasceranno morire di fame.

E non si fa vivo nessuno.

Ah ah ah!

Merda.

C’è niente da ridere, c’è niente.

E gli ingordi sono i primi a essere sacrificati.

Oltre a tutto, visto che si sono abbuffati fino all’ultimo, sono anche quelli più in carne.

Ora ce n’è, viva il re.


Dopo le due fazioni ingordi e prudenti se ne formano altre due.

Cercare una via d’uscita o aspettare?

Aspettare o cercare una via d’uscita?

Maledizione!

Che hanno firmato un contratto!

“Se qualcuno cerca di uscire il contratto verrà considerato nullo.”

Ecco, è questo che stanno cercando di fare.

Vogliono che cerchino di uscire.

Non vogliono pagare.

Magari hanno finito i soldi.

Merde.

Pur di non pagare ci fanno morire di fame.

E se si sono dimenticati di noi?

Ma figurati!


E passano ancora due mesi.

E finiscono i preservativi.

Cazzo!

Non ci provate!

Io non voglio restare in cinta!

Ma come facciamo.

Fare andare le manine?

Gioco di mano gioco da villano!

Si potrebbe sempre cambiare canale.

Fottiti.

Sì, fottetevi fra maschietti che quel canale ce l’avete pure voi.

Stronza.

Pervertito.

Ebbasta!


E passa ancora un mese.

E la carne torna a scarseggiare.

Uno tenta la fuga.

Stronzo.

Basta che ne scappi uno e salta il contratto a tutti.

Fermatelo.

Bloccatelo.

Uccidetelo.

Lo fermano.

Lo bloccano.

Lo uccidono.

Nuova carne fresca.

Ma sicuri che se scappa uno il contratto salta anche per gli altri?

Boh.

Nuova carne fresca.

Meglio non farsi troppe domande.

Merda!


E c’è puzza.

Viene dal condotto dell’immondizia.

L’ultimo sacchetto è lì, bloccato all’ingresso del condotto.

Non si è incastrato.

È il condotto che è pieno.

Nessuno la ritira più.

E c’è puzza.

Sei tu che puzzi.

Fanculo.

È finito il sapone, è finito lo shampoo, è finito il bagnoschiuma, è finito il deodorante.

E l’acqua da alcuni giorni è ferruginosa.

E sono finiti i preservativi.


La prendono in tre. Due a turno la tengono ferma, l’altro la penetra.

Fanculo i preservati!

Passano ancora giorni.

Dal confessionale un rumore.

Sono mesi che nessuno va più al confessionale.

Bei tempi.

Eh già.

La trovano impiccata al cavo del microfono.

Carne fresca, ancora per un po’.


Passa ancora qualche giorno.

Lo prendono in cinque.

Sono donne.

Ma l’unione fa la forza.

In quattro lo tengono fermo, la quinta lo sodomizza con il microfono del confessionale.

Uno due tre prova.

Nessuna risposta.

Lo trovano impiccato la settimana dopo.

Ha le mani legate dietro la schiena.

Suicidio?

Boh

Sì.

Forse.

Carne fresca.


Si formano due nuove fazioni, uomini da una parte e donne dall’altra.

Gemiti di piacere e risate dalla stanza delle donne.

Gemiti di dolore e imprecazioni da quella degli uomini.

Lesbiche di merda.

Culattoni!

I nervi sono sempre più a fior di pelle.

Dalla stanza degli uomini urla e rumori.

Si stanno picchiando.

Figli di puttana, voglio essere nominato, voglio essere nominato, voglio essere

carne da macello.

Nuova carne fresca.


Il water si è intasato.

Da mesi mangiano solo carne e l’acqua è sempre più sporca, marrone, ferruginosa.

Andare in bagno vuol dire camminare su una melma di piscia, merda e vomito.

La piccola piscina all’esterno è anche peggio.

Se uno volesse potrebbe camminare sull’acqua.

E uno lo fa.

Sparisce.

Inghiottito.

Cazzo.

Come le sabbie mobili.

Cazzo.

E non possono nemmeno mangiarlo.

Chi lo recupera più?


Sono rimasti ormai in pochi.

Una delle ragazze l’altro giorno non si è svegliata.

Sembra Biancaneve.

Sembra la Bell’addormentata.

Sembra morta.

Shhh.

Non diciamo niente.

Questa ce la mangiamo noi.


Dopo un po’ di tempo viene a mancare la corrente.

Sarà un contatto.

Un cortocircuito.

Dov’è il contatore?

Boh.

Va beh, tanto per quel che serviva.

Almeno si poteva macinare la carne.

La si può sempre cuocere.

Non c’è più gas.

Merda.

E l’acqua fa schifo.

Merda.


Sono rimasti in tre.

Due sono donne, forse.

Uno uomo, forse.

Difficile da capire.

Beh, l’uomo ha la barba, ma è un tutt’uno con i capelli.

Non si capisce.

Nessuno si ricorda più perché è lì.


C’è una porta.

L’unica cosa che sanno è che non devono aprirla.

Non devono aprirla, se no si annulla il contratto.

Ma che contratto?

Boh.


Girano mezzi nudi.

Strisce di stracci a coprire il minimo indispensabile.

Le mani.

I piedi.

Il naso.

Fanno sesso, a turno.

Grugniti.


Una o è incinta o da qualche parte ha una scorta di carne che non vuole dividere con gli altri due.

Sta ingrassando.

Gli altri due decidono che ha una scorta di cibo nascosta.

Stronza.

Meriti di morire.

Muore.

Suicidata con una coltellata alla schiena.

La tagliano.

Il coltello è arrugginito.

Attento, potresti prendere un’infezione.

La aprono.

Cazzo.

Era incinta.

Beh, alla fin fine una scorta di cibo nascosta ce l’aveva davvero.

Ridono.

Mangiano.


Restano in due.

I corpi straziati.

Sotto la pelle di lei sacche flaccide di silicone.

Dalla pelle di lui croste che si staccano.

Puzzano.

Strani animali cominciano a popolare il giardino esterno.

Per lo più sono grossi insetti, sorci giganteschi e uccelli.

Mangiano sorci.

Mangiano insetti.

Mangiano uccelli.

Lei, l’uccello, lo succhia anche.

Lo beve.

Sa di salato.

Lui lecca la passera.

Sa di salato.

Due ornitologi dilettanti.

Due ornitologi che si dilettano fra passere e uccelli.


Un giorno un serpente esce dalla melma della piscina per strisciare verso di lei.

Sibilando comincia a parlarle:

apri la porta!

No, non si può aprire la porta, abbiamo firmato un contratto.

Dammi retta

apri

quella

porta!

Non posso.

Non decadrà nessun contratto.

Come fai a saperlo?

Perché quel contratto l’ho scritto io, guarda.

Fra le sue spire un rotolo di carta, sporco, sgualcito, quasi illeggibile.

Ma lei non riesce più a leggere.

Ha la vista appannata.

Ha gli occhi stanchi.

Ha gli occhi cisposi.

Ma lo vede, il simbolo, impresso su quella pergamena.

Il biscione.

Allora è vero.

Apri la porta.

E lei si avvicina alla porta.

Apri la porta.

La mano sulla maniglia.

Apri la porta.

La stringe.

Apri la porta.

Piano piano la fa girare.

Apri la porta.

Apri la porta.

Apri la porta.

E la apre.

Nina, maccheccazzo fai?

Ah Fabbrì, ho aperto.

Stronza, il contratto!

Me l’ha detto il biscione che potevo.

Ma quale biscione?

Ed esce, lei esce.

Lui no.


Nina è uscita dalla casa.

Si guarda intorno.

Nessuno fuori ad aspettarla.

Solo animali, ovunque.

Cani randagi, cinghiali, sorci.

L’asfalto è pieno di buche, voragini, erbacce e ovunque c’è immondizia.

Tutto questo piano piano risveglia i ricordi nella testa di Nina.

Ma questa è Roma, e non è cambiato niente, niente, tuttugguale, dopo tutto questo tempo.

Nina si dirige trascinandosi verso l’uscita.

Una grande scritta sopra l’ingresso: “CINECITTÀ”

Nella portineria ci sono due cadaveri.

Per strada altri corpi.

Tutti hanno una mascherina davanti alla bocca.

I corpi squartati.

Morsi di cani, sorci, cinghiali.

Bestie che si contendono pezzi d’intestino, arti, che trascinano pezzi di carne.

Merda.

Non c’è anima viva, tutti morti.

Si guarda intorno.

Ci sono manifesti attaccati ovunque, sui muri, sui cartelli, per terra, a pezzi, a brandelli.

Stampate immagini di mascherine, disinfettanti, croci rosse, teschi.

E su tutti a caratteri cubitali la parola “VIRUS”.

Un virus, cazzo, un virus, e siamo rimasti solo noi due.

A Fabbrì, viè qua!

Si gira.

Sopra la porta dalla quale è uscita un cartello, arrugginito, mezzo rotto, dondola, cigolando, mosso dal vento: “Grande Fratello Vip”

Fabbrì, cazzo, viè qua, t’ho ddetto!

No, non esco!

Cazzo, Fabbrì, viè qua, so’ tutti morti, colpa d’un virus, semo rimasti solonnoi, semo gl’Addamo eddEva dell’umanità, minchia, Fabbrì, viè qua, dovemo sarvà er mondo, dai, famolo ora, in mezzo a ‘sto macello famme sentì ‘r tuo uccello, famolo, te prego, che l’umanità sta a rinnascè dda nnoi, ao, vamo a fà ripartì er mondo, io e te, te rendi conto, er serpente, gli animali, semo nell’eden dela tera, cazzo, Fabbrì, te prego, te prego, te prego.

Ma Fabrizio ha già richiuso la porta.

Nina è uscita.

Lui no, lui non esce.

Non gliene frega un cazzo del virus, del mondo, dell'umanità.

È l’ultimo rimasto nella casa.

Ora ricorda tutto.

La casa, il confessionale, le nomine, è rimasto solo lui.

Ha vinto.

Sì!

Ho vinto!

Sente gli applausi, le urla:

Signore e signori, incredibile, per la prima volta nella storia della trasmissione, due vincitori!

Due vincitori? Nina è uscita, sono rimasto solo io, sono io il vincitore, io!

Primo piano.

Musica di sottofondo.

E la pausa, la maledetta pausa, lunga, infinita:

I vincitori sono…

Pausa:

Corona

e…

Pausa:

Virus!

E il pubblico applaude, urla e scandisce:

Corona Virus! Corona Virus! Corona Virus! Corona Virus! Corona…

E Fabrizio si guarda intorno, sorride, le mani alzate, fa gli inchini:

Ho vinto!!!

Si gira, cerca i giornalisti, il pubblico, le telecamere, e...

non c'è nessuno, è solo.

È

solo!

E solo allora capisce

che non ci sono voci, non ci sono applausi

non c’è niente, non c’è più niente, solo la casa vuota

la casa vuota e silenziosa…

Pausa

Maledette pause.


E Nina è fuori, è rimasta fuori.

Da un capannone esce un branco di scimmie, comparse sopravvissute di un film su Tarzan.

Una si avventa su Nina, la prende da dietro.

Nina non si ribella, va bene così.

Anzi, le piace, sì, le piace.

E fa sesso, Nina fa sesso, fa sesso bello, selvaggio.

Era tanto che non faceva sesso così!

Ddiocchebbello.

E gode

e urla:

Ah Fabbrì, fottiti, che l’umanità la salvo da sola!!!

E fa sesso, fa sesso con Cita

e le piace

l’umanità è salva,

ed è lei ad averla salvata, lei, da sola

e forse

forse è davvero meglio così!

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Malaparole ha votato il racconto

Esordiente

Semplicemente azzeccato!Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

In alcune descrizioni ho ritrovato la brutalità di scene tratte da Cecità di Saramago.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Non amo particolarmente la scelta stilistica ansiogena, ma ho apprezzato l'idea del paradosso della rinascita dall'insignificanteSegnala il commento

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Caucasica ha votato il racconto

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Antonio Tammaro ha votato il racconto

Scrittore

Sei tornato a scavare nelle nostre paure e nel nostro inconscio! Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Esempio più unico che raro di distopia neorealistica. Eccellenti le scelte di stile e il ritmo.Segnala il commento

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Irene Doda ha votato il racconto

Scrittore
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

Esordiente
Editor

"forse è davvero meglio così!" e (forse) anche senza "forse"...Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Una ingollata d'aceto e genio...Grazie! :-DSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Eh sì, stile inconfondibilmente tuo. Molto apprezzato il contenuto. Ti aspettavamo al varco...troppe assenze...ahahahahSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Apprezzatissimo.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Soggetto tremendo, ritmo altrettanto. Bravo! Unica nota: qualche volta il sesso sembra ostentato per dovere lessicale.Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Maneggi il ritmo e l'attesa a tuo piacimento. Crudo, crudele ma alla fine mi sa che finirebbe proprio così. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Geniale l’idea di esasperare così i personaggi . Il finale è prevedibile ma l’interesse alla lettura non cala. Stile tosto e indigesto. Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Dei moderni Adamo ed Eva coatti raccontati tramite un ritmo ossessivo. Il finale è vagamente femminista, il che mi piace molto ;) Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Scritto bene: osceno, disturbante, cinico/ironico: la nascita di una nuova umanità, ma troppo distruttivo, per me. È un mio limite, lo so.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

febbricitante. delirante. verissimo: dalcapiano, ecco. altro che distopia.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Complimenti per il tuo libro 👏Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Tipico tuo, un delirio così :) non stanca mai. Prima o poi dovremmo collaborare :)Segnala il commento

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di Dalcapa

Scrittore
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