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Narrativa

Aprile

Pubblicato il 12/06/2019

Di amore e di cadute

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Scelsero una tovaglia al profumo di zenzero e mandarino. Il tavolo era all’inizio della terrazza che, a sbalzo sul fianco della collina, mostrava il mare che lambiva prima la spiaggia e poi le aspre risalite verso i monti. Lui aveva preparato con cura quella serata, aveva parlato con il proprietario chiedendo un servizio molto discreto, aveva studiato il menù ed aveva chiesto che tutto fosse disponibile, vietato dire no. Negli ultimi tempi era stato allegro, positivo. Aveva smesso di parlare del suo disastro, della sua condizione misera ed inequivocabile. Aveva anche inventato bugie su certi lavori che gli erano stati proposti. Aveva lasciato intendere un futuro positivo. Per giustificare quella cena aveva parlato di un acconto su una consulenza di alcuni mesi per un famoso broker finanziario, bisognava festeggiare. Il ristorante era stellato, un lungo lavoro su tripadvisor lo aveva aiutato nella scelta. Arrivo’ a prenderla con una Mercedes Classe A, noleggiata ad un costo esorbitante, quando lei, freschissima e bella più del solito, si stupì vedendola, lui mentì dicendo che era di un amico in vacanza, macchina aziendale, tutto gratis. Nella mezz’oretta di viaggio lui la respirò più che poteva, cercando di farla ridere, facendosi raccontare il suo quotidiano, tenne se stesso il più lontano possibile, si mostrò sereno. Si fecero consigliare sia per il cibo che per il bere, si lasciarono portare, lei era allegra, si divertiva, apprezzava il cibo, lui con delle scuse riuscì ad imboccarla diverse volte, con emozione. Volutamente bevve pochissimo, lei apprezzò le scelte, ad un certo punto era un po’ più colorita in viso, lievissimamente sciolta dal vino, appena più languida del solito. Di più non si poteva chiedere. Ad un certo punto per un breve istante addirittura gli toccò una mano. Mentre tornavano lui era contento, era stato tutto perfetto, profumi, sapori, colori, parole, la Mercedes scivolava sulla strada, lei non aveva perso il suo profumo e lui ne era inondato, sopraffatto. La lasciò sotto casa, non si diedero nemmeno un bacio sulla guancia, si salutarono da amici, come quando da bambini si torna a casa sapendo che domani ci si rivede al solito posto.

Fermò la macchina in fondo alla strada sterrata, prese la bottiglia di Southern Comfort dal portaoggetti, accese lo spinello di marocchino, bevve e fumò avidamente. Quando le gambe furono abbastanza molli scese e percorse i cento metri che lo separavano dal ponte. Camminando si convinceva che era la scelta giusta, aveva avuto tanta vita, gioie, passioni, anche un amore impossibile, adesso era ora di pagare. Il destino offriva due possibilità, anni di miseria ed inedia, oppure chiuderla subito, un colpo e via, come diceva suo padre. Aveva scelto la seconda, paura e sconforto fanno diventare vigliacchi. L’assicurazione avrebbe protetto la famiglia, le lettere erano state scritte, le ultime ore erano state affogate nella bellezza e nell’amore impossibile. Adesso si andava.

Si mise in piedi sul parapetto e si sorprese di non provare alcuna vertigine, respirò a fondo quell’odore che solo la notte profonda riesce ad avere e si lasciò cadere. Istintivamente il corpo si contrasse, le braccia irrigidite contro il petto, l’aria nelle orecchie che sibilava, nei pochi istanti della caduta pensò che non doveva opporre resistenza, pensò alle braccia così rigide e si disse “vai nella luce, apri le braccia, aprile!”

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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elig ha votato il racconto

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Luca Gramoni ha votato il racconto

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Candy ha votato il racconto

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Ci sono due storie per un unico racconto. Non è chiaro il perché del suicidio.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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triste, ma non angosciante. Ben congegnato, come un meccanismo che non si inceppa mai. Ecco, forse troppo lineare. Bel titolo.... Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Claudio Bandelli ha votato il racconto

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Selenophile ha votato il racconto

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