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Autobiografia

Aromantic

Pubblicato il 15/05/2019

Quanto può essere realmente pericoloso cimentarsi con l’autobiografico? Intendo il rischio di scadere nell’auto incensazione, non quello di farsi male con la verità. Ma poi diciamocela, questa verità: quanto potrà mai essere realmente sincero uno scrittore, ahahah?

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Celeste vive con sua madre, ma oggi si è fermata a mangiare da me.

«Usi troppo sale» mi fa notare.

«Mi piace enfatizzare il sapore delle cose» metaforizzo.

Metaforizzo sempre, da quando scrivo con una certa costanza. Deformazione professionale, immagino si possa dire così, anche se scrivere non è la mia professione.

«Enfatizzi quello del sale, vorrai dire.»

Mia figlia è sempre stata più pragmatica di quanto riuscirò mai a esserlo io.

«Usa le spezie» aggiunge.

«Le spezie sanno di spezie, se è per questo.»

«Però non fanno male e la pluralità è sempre meglio dell’abitudine.»

Ragazza saggia. Non posso competere, quindi mi limito ad annuire.


Domenica mattina. Un bel giorno soleggiato di aprile. Valeria mi friziona le gambe con i piedi, sotto le coperte. Sa bene quanto amo i suoi piedi. Ogni volta che la guardo mettersi lo smalto poi finiamo sempre a letto. Le sue labbra sul collo mi dicono che il mattino ha l’oro in bocca e io mi giro verso di lei per cercarlo.

Più tardi facciamo colazione in silenzio. Sembra tutto così perfetto da rendere vano ogni tentativo di razionalizzazione. La nostra intimità è talmente intensa da rasentare la solitudine e, quando la cosa ci spaventa un po’, lei mi racconta il suo programma per la giornata e io l’idea del racconto che ho in testa.

Paradossale, dato che tra i due è lei la scrittrice, quella vera, anche se non ama parlare del suo lavoro; con l’eccezione di quelle sporadiche occasioni in cui le gira di recitare la parte della peccatrice contrita e assegna a me quella del confessore imparziale. See, imparziale. Figuriamoci. Sono cotto di lei e non accenna a passare. Il che non mi impedisce di tacere sul mio effettivo programma per il pomeriggio, quando lei sarà a Bologna per un seminario.


Verso le quindici mi ritrovo in ginocchio accanto a Cinzia, la vicina di casa, stesa sul tappetino in soggiorno. Ho la mano aperta sulla sua coscia, molto vicino all’inguine perché me lo ha chiesto lei di coadiuvarla nei suoi esercizi di yoga ed è sempre lei a guidarmi nel supporto del quale sostiene di aver bisogno.

Sono a disagio, in realtà, e non tanto per gli eventuali sensi di colpa ma perché mi sento messo alle corde, stretto tra i segnali di rifiuto che arrivano dalla mia mente e dal mio corpo (anche dal corpo, sì; a eccezione dei genitali che sembrano di opinione del tutto diversa) e il consueto, stupido, atavico complesso maschile per cui non si dovrebbe mai trascurare l’offerta di una bella donna, pena il deficit della propria virilità. Erezione permettendo, però, ho imparato da qualche anno a vagliare la diversa natura dei miei impulsi e a fregarmene di quello che gli altri pensano di me. Anche le donne.

Quello che pensa Cinzia - glielo leggo negli occhi dopo averle posato un bacio sulla guancia, prima di alzarmi - non è di sicuro molto gratificante. Vabbè, me ne torno a casa. Lo yoga non fa per me, lo sapevo già.


Che c’è di romantico? mi chiedo. In fondo è tutto molto pratico. Con Valeria sto bene perché in gran parte ridiamo delle stesse cose, comprendiamo a vicenda i rispettivi sbalzi d’umore e anche le botte di entusiasmo. Perché, arrivati fin qui, possiamo dire di avere una storia. Non solo nel senso di una relazione ma soprattutto dei trascorsi, verbali e non, che danno sostanza all’idea fattaci l’uno dell’altra. Perché altri hanno figli e un futuro a cui pensare, mentre noi abbiamo l’arte e un presente da elaborare, giorno per giorno.

Perché altri hanno il sale, per citare la mia saggia figlia, e noi abbiamo le spezie. Non siamo migliori, siamo diversi e condividiamo, appunto, la stessa diversità.

Dovrei forse pensare che una nuova scopata o al limite anche una nuova relazione sentimentale possa migliorare in qualche modo la mia vita? A parte il fatto che non credo sia vero, non ho nessuna intenzione di migliorarla perché mi piace così com’è. E a cinquantatré anni, compiuti da poco, ho sviluppato un pregiudizio nuovo di zecca per il quale una grande storia d’amore, nel senso più romantico del termine, è in primo luogo una grande fonte di stress e di incertezza, cose di cui in questo momento non sento davvero alcun bisogno.


«Hai messo il peperoncino?» mi chiede Valeria quella sera stessa, appoggiando il mento sulla mia spalla e cingendomi l’addome con le braccia, mentre continuo a mantecare il risotto. Le altre portate sono tutti allineate in bell’ordine dietro di me.

«Eccerto» rispondo, sottolineando con il tono quanto sia superflua la sua domanda. Istintivamente, le abbasso gli occhi sui piedi e sobbalzo. «Sei scalza.»

«Sì, è una cosa yoga. Me l’ha suggerita Cinzia, la vicina. Per sentire l’energia della terra.»

Taccio, anche se vorrei ricordarle che la terra sta due piani più giù. Ho la coda di paglia, però, e abbiamo la sala da pranzo piena di amici, già seduti a tavola. Non posso perdere la concentrazione.

«Ah, mi ha detto che sei un bravo ragazzo» aggiunge Valeria facendomi l’occhiolino, mentre esce dalla stanza insieme ai suoi bellissimi piedi, nudi.

Dio, la adoro. 

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Candy ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Faccio fatica a votarti perché ti vanti e sbandieri la tua felicità... ma scrivi divinamente!Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Ti credo. Bello il titolo, sguardo piacevole e seducente sul mondo femminile e sulle tue percezioni/riflessioni.Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Non ti credo. Ma alle donne piace sognare ;)Segnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Alla fine sei un bravo ragazzo, forse anche troppo.....ma parlo solo per invidia. Anni che non riesco a cucinare per una donna...Segnala il commento

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Linea O Linda ha votato il racconto

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Scorrevole e piacevole. (Raro leggere l'introspezione maschile durante le sue relazioni!) Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

Esordiente

Molto carina l'ultima parte, quella della terra due piani più giù Segnala il commento

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di Roberto Ballardini

Esordiente