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Narrativa

Ascoltami

Pubblicato il 09/05/2020

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Il Principe delle Tenebre lo guardò.

Sorrise.

“Pensavo tu fossi diverso” disse. “Le mie truppe mi avevano riferito cose incredibili su di te. E ora eccoti qui, davanti a me. Una persona normale. Quasi banale. Un uomo come tanti altri. Come hai fatto a tenermi testa? Dove hai trovato la forza per combattermi così a lungo? Eppure, lo sapevi che avresti dovuto cedere. Che non avevi futuro. Che saresti stato presto mio. Perché hai continuato a lottare? Cosa pensavi di risolvere? Chi credevi di poter ingannare? Lo sanno tutti che non è possibile vincere contro di me”.

Giovanni non disse una parola. Era terrorizzato. Ora che finalmente era davanti a lui e lo vedeva non sapeva cosa dire. Tante volte aveva sognato di parlargli e adesso, nel momento più importante, non riusciva neppure ad aprire bocca.

Era tutto finito. Lo sapeva. Tutto quello per cui aveva lottato. Tutto quello che aveva costruito. Tutto quello per cui si era sacrificato.

Tutto inutile.

Di lui non sarebbe rimasto nulla.

No. Non era vero. Sarebbero rimasti loro. I suoi bimbi.

Era riuscito a pensare al loro futuro.

Almeno economicamente. Chissà se si sarebbero ricordati di lui quando sarebbero cresciuti.

O se di lui non sarebbe rimasto neanche il ricordo.

Erano così piccoli.

Non aveva avuto neppure il tempo di veder camminare il suo secondogenito.

E non li aveva mai portati al mare o a sciare. Non aveva insegnato loro a giocare a calcio.

A tirare a canestro. A correre in bicicletta. Come avrebbe fatto sua moglie tutta sola?

Ce l’avrebbe fatta. Lei era così forte. Povera Margherita.

Iniziò a singhiozzare. Non a piangere. I veri eroi non piangono. Mai.

La Regina dell’Oscurità guardò suo figlio.

“Lascialo andare” gli disse. “Dagli ancora qualche anno. Sarà ancora più bella la nostra vendetta”.

Il principe ci pensò su, poi sorrise di nuovo.

“Vai” disse,” Goditi questi tuoi ultimi mesi. Verrò a prenderti quando meno te lo aspetterai”.

La notte lasciò spazio a una luce accecante. Giovanni iniziò a precipitare.

Veloce. Sempre più veloce.

Si ritrovò nel suo morbido letto.

Margherita stava dormendo vicino a lui.

Sentì urlare Federico. Uno dei suoi soliti incubi notturni.

Giovanni si alzò per vedere cosa stesse succedendo.

Margherita, esausta per la giornata, continuò a dormire.

Giovanni andò nella camera dei bimbi e rimase lì a guardarli.

Erano tutti e due di nuovo addormentanti e stavano sorridendo nel sonno.

Non li avrebbe lasciati. Non ancora.

Marco chiuse il libro.

“Ecco è finita” disse. “Ti è piaciuta anche se non era una vera fiaba? Sì? Sono contento. Ora dormi Filippo. Domani devi alzarti presto. Hai la gita allo zoo safari. Sì Filippo. Domani sera te ne leggerò un’altra. Più bella. Questa è triste. Tanto triste. E noi non vogliamo essere tristi. La vita è bella Filippo. Molto. Ricordatelo sempre. Non essere mai triste. Non serve a nulla. Ti lascio la porta socchiusa e la luce accesa in corridoio, così non avrai paura. Buona notte piccolo mio. Sogna solo cose belle.”

Marco andò in cucina a bere. Parlare così a lungo stava diventando sempre più faticoso. Poi si diresse verso la sua camera.

Anna era lì ad aspettarlo. Abbassò il suo libro. Lo osservò. Capì che non c’era riuscito neppure questa volta. Non ebbe il coraggio di dirgli nulla. Si abbracciarono forte. E piansero in silenzio.

Filippo nella sua cameretta iniziò a ripassare il suo discorso. Avrebbe parlato lui alla Regina dell’Oscurità. Avrebbe pensato lui a risolvere tutto.

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Violeta ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Di una tristezza devastante, però belloSegnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Graziano ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

la prima parte è di ispirazione fortemente buzzatiana, la seconda più personale. ottima mistura, bel prodotto.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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di fvaalb

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