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Narrativa

Athena e il mare

Pubblicato il 02/06/2022

E nel silenzio, Brahms.

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Luce sulle lenzuola bianche, increspate. Si alza, raccoglie la vestaglia dalla sedia, la indossa e se la lega alla vita. Esce dalla camera, scalza. Cammina lungo il corridoio, dalle finestre entra una luce che taglia la penombra azzurro chiaro, scivola sul legno a terra.

C’è una foto, appesa al muro bianco. Cornice azzurra. Sotto quella un vaso crema in ceramica, due calle dentro. A terra si trovano un paio di infradito in pelle, delle zeppe illuminate dalle finestre.

Cala la mano sulla maniglia, apre la porta. Esce.

Luce. Quella luce.

Il mare. Quel mare.

I suoi occhi sono socchiusi, non riesce a tenerli aperti. Tira vento, si stringe nella vestaglia, le gambe si scoprono al primo passo oltre la soglia.

Una ciocca le riga il viso, i capelli sfilano via al vento. Con una mano cerca di ripararsi dal sole, vuole vedere il mare.

Lei, la spiaggia, il mare.

Respira forte, profumo di piante basse, spinose, aromatiche. Ne ha i polmoni pieni.

Pochi passi ancora e si appoggia alla colonna di legno chiaro della veranda. Solo il suono graffiante dei gabbiani, attorno, lo sciabordare del mare, di fronte a lei, la spiaggia distesa.

Poggia un piede sulla sabbia. Grana grossa, fredda. Poi l’altro, pensa che è fredda, occhi socchiusi e verso l’orizzonte, pensa che la sabbia è fredda e umida. Abbassa lo sguardo, inizia a raccogliere e poi lasciar cadere pizzichi granulosi di sabbia.

Pensa al tramonto della sera prima.

Avevano bevuto un po’, camminato per le vie in pietra del paese. Vie strette, cunicoli nascosti. Il silenzio assoluto, tra quelle vie. Non una parola, tra loro.

La strada era di poco in discesa, lei pensava alla fatica di camminarci con le zeppe, su quelle pietre, e a lui che la sosteneva con una mano. Ma era bello, in silenzio.

Un silenzio assurdo.

Poi lontana una musica. Un pianoforte.

Andiamo a vedere, dice lui.

Lei fa cenno di sì, sorriso velato e lo sguardo alle pietre a terra. Voltano in una via, le pietre diventano marmo ruvido beige chiaro, illuminate dal sole aprono una piazzetta. Il suono arriva da un palazzo, poco più avanti.

La porta in legno è socchiusa e lui la spinge, di poco. Ci guarda dentro.

La apre.

Al massimo ci dicono di andarcene.

Camminano mano nella mano lungo un sentiero di ghiaia, salgono pochi scalini. Dalla finestra bizantina una donna alza lo sguardo. Si ferma la musica.

Silenzio.

Poi la donna sorride e accenna ai due di farsi avanti, di aprire la porta ed entrare nell’atrio, nel grande salotto. Divani in velluto rossi, le sedie dorate, piante tropicali, un caminetto e quadri che tappezzano con geometria la stanza. Dall’alto soffitto un lampadario di cristallo. Sotto, un piano a coda, lei voltata che sorride e dice Prego, accomodatevi.

È bella, vestito lungo bianco, grossi orecchini ben pettinata.

Lei si volta, si siede sistemando l’abito.

Silenzio.

Un silenzio assurdo.

Riprende la musica.

Lui ha le lacrime agli occhi, lei gli occhi umidi e si trattiene, per non sbavare il trucco, quasi con aria di scuse.

Il pezzo finisce.

Lui dice qualcosa su Brahms, quell’interpretazione.

Lo conoscete?

Lui accenna un sorriso, un sì.

Conosce Brahms, non siete di queste parti.

Gli dice di dove sono, lei si avvicina, regale, solleva la mano e dice Piacere, Athena.

Loro si presentano.

Siete miei ospiti, stasera. Non suono solo Brahms.

Ospiti?

Lei sorride, con tenerezza sorride e fa cenno che Sì, siete miei ospiti.

Non possiamo, dice lui.

Lei non dice niente.

Ci hanno detto che qui, su quest’isola, si può godere del più bel tramonto del mondo.

Senza lasciare aria al tempo Athena dice

Il più bel tramonto del mondo è quello della finestra di casa propria.

È stato un bel tramonto, pensa.

Si volta, braccia conserte, i capelli le volano davanti, sul viso. Fa un passo sulla pedana di legno, piedi umidi di sabbia. I capelli sfilano al vento, lei entra, lascia la porta aperta.

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Commenti degli utenti

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Rubrus ha votato il racconto

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Buon racconto fatto principalmente d'atmosfera. Di racconti senza trama qui ce ne sono parecchi; d'altra parte, con così poche battute a disposizione.... quindi - personalmente - non ho percepito la sua assenza. Credo che la terza persona gli doni una calma un po' enigmatica, olimpica, per rimanere in tema (anche se effettivamente, per gusto mio, le virgolette non guastrebbero, benchè probabilmente toglierebbero un po' di evanescenza al tutto).Segnala il commento

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franca ha votato il racconto

Esordiente

Molto descrittivo! Bei dettagli. Segnala il commento

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Maurizio76 ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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Quando la scrittura riesce a coinvolgere e creare empatia per me è una buona letteraturaSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Bello e pieno di atmosfera. Ma non l’ho capito. È un ricordo? Un desiderio? Una mancanza? Un sogno?Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

L'ho trovato incantevole. Lo avevo già letto. Sinceramente non mi ero espresso per una sorta di sudditanza rispetto al paio di commenti che fanno seguito... non posso che dire che la lettura di questo racconto mi è risultata fluida, lasciando in me una sensazione di pace e riflessione. Insieme ai miei complimenti ti mando anche i miei saluti. Alla prossima!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Bel tentativo, è raro trovare qualcuno che prova la scrittura in terza. La scrittura in terza è per gli equilibristi. La voce narrante in prima è ingombrante e dittatoriale. La voce narrante in terza acquisisce proprietà autoriali, lo scrittore non impone l'azione o il pensiero dei personaggi ma indica il punto di vista al lettore. La terza persona strappa via dalla pagina lo scrittore e permette al lettore di sentirsi nella trama, senza rete come se fosse testimone di quello che legge, come se lo stesse scrivendo. Per ottenere questo risultato bisogna scegliere un soggetto e una trama adatta all'interpretazione visiva, al puro Punto di Vista senza poter intervenire in alcuna spiegazione narrativa ma solo descrittiva. la scelta delle parole e la punteggiatura devono essere cristalline. se vuoi possiamo tentare insieme una riscrittura per provocare quel fondamentalista del Fabiani! Un abbraccio e divertiti sempre.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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Editor

Fai una cosa, se ne hai voglia: riscrivilo in Prima: dovresti così accorgerti da te degli errori che hai commesso. Per tua informazione, poi: scrivi in Prima al Presente (scelta consigliatissima) o in Terza al Passato (se sei un vero fenomeno della scrittura). Ma la Terza al Presente è un mezzo suicidio: perché unisce le enormi difficoltà dello scrivere bene in Terza alla stranezza di leggere la Terza al Presente (quando, per tradizione, la troviamo declinata al Passato). Insomma, girala come ti pare, ma la conclusione è sempre la stessa: scrivi in Prima al Presente. Corretta, infine, l'osservazione dell'utente rockinvoice: non sei Saramago, quindi, per favore, nei dialoghi metti le caporali o le virgolette alte. E togli tutti quei "dice" e "pensa" che sono piuttosto buffi.Segnala il commento

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rockinvoice ha votato il racconto

Esordiente

All'inizio il racconto è un po' enigmatico, il lettore rimane un po' spiazzato. Ma poi la storia si delinea bene, e tutto assume un senso. Forse andrebbero messe le caporali per i dialoghi, per rendere un po' più fluido il testo.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Proprio un bel pezzo. ComplimentiSegnala il commento

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Anna Genna ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Paola Zaldera ha votato il racconto

Esordiente
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di I'an Well

Esordiente
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