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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Attinia

Pubblicato il 03/06/2018

Mi hanno sempre affascinato le Città invisibili di Calvino e Attinia è una di loro: moderna e antichissima allo stesso tempo, surreale ma vera.

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Chi arriva in questa città lo fa per ammirare la bellezza dei suoi boschi secolari.

Attinia è un’oasi nel deserto. I suoi primi abitanti hanno faticato a lungo per poterne fare un luogo in cui vivere. Hanno cercato l’acqua nelle viscere asciutte della terra e quando l’hanno trovata era talmente tanta da bonificare il deserto intero.

Tutta la vita degli abitanti di Attinia è legata al mondo vegetale. Dal cibo agli attrezzi alla carta su cui scrivono all’inchiostro che usano per raccontare le loro storie. Le case spesso sono costruite su alberi altissimi collegate da passerelle e scale e pergolati percorsi da vigorosi rampicanti odorosi. Bovindi e terrazzi ornati di fiori si affacciano sulle strade. Sotto le chiome ombrose la gente passa la maggior parte della loro vita, occupata nel commercio di semi e piante rare, nelle faccende quotidiane e nello stare con amici e familiari. Si ammalano poco perché sono vegetariani e comunque sia le piante offrono loro ogni rimedio a qualsiasi malattia.

Al viaggiatore che giunge ad Attinia non sfuggono i profumi e i colori e l’aria calda e dolce e l’eleganza dei suoi abitanti.

Maribeth fu il loro primo reggente, molti secoli addietro. Fu suo padre a scoprire la Grande Sorgente che ancora oggi alimenta i loro serbatoi. E fu lei a stabilire le Nuove Regole: il regno durerà quanto dura la vita del Seme. Da allora ogni uomo o donna a capo di Attinia inizia il suo governo nel momento in cui il Seme viene piantato nella Piazza Magna, dando origine ad una unione simbiotica tra i due esseri viventi, mai vista prima in natura.

Il reggente avrà vita tanto quanto la pianta impiegherà a germogliare, crescere, ramificare, fiorire, dare frutti, anno dopo anno. Cento anni o un giorno. Perché l’esistenza di chi governa è legata con una intima associazione a quella del seme: se non germoglia entrambi avranno fallito.

E così la pianta avrà vita lunga tanto quanto chi regna si dimostrerà abile, lungimirante, onesto, a quanta cura e passione ci metterà nell’adempiere al suo compito, la stessa che un amoroso giardiniere mette nel crescere rigogliose e forti le sue piante. Viceversa la sua vita cesserà nel momento in cui avidità e sete di potere avranno il sopravvento, in un intreccio tra due vite sorprendente e spietato.

I semi provengono da ogni parte del mondo; la scelta, il giorno dell’incoronazione, è puramente casuale. Potrebbero non attecchire mai, potrebbero non adattarsi a sopportare il calore del deserto, le tempeste di sabbia, lo sbalzo termico tra giorno e notte.

Maribeth scelse un piccolo seme nero che dopo tre giorni germogliò, con due foglioline opposte. Crebbe un albero le cui radici riescono a scendere molto in profondità nella terra e si cercano l’acqua da sole. Fu così che il suo regno durò per più di cento anni.

Nessuno sa se questa compenetrazione porti vantaggio all’Albero, che vive a lungo perché al governo c’è una persona giusta o se l’Albero riconosca l’integrità della guida e decida allora di allungarne la vita oltre le normali leggi della natura.

Ciò che noi viaggiatori percepiamo con certezza è la rara armonia tra questa città e le persone che la abitano.

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Commenti degli utenti

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Sidonie Chagal ha votato il racconto

Esordiente

scritto bene e ben calibrato. E poi adoro Calvino.Segnala il commento

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TusìcheVale ha votato il racconto

Esordiente
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di dido22

Esordiente