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Narrativa

Auf wiedersehen Albano&Romina

Pubblicato il 04/01/2021

L'estate dei suoi nove anni, Giovanna fa un viaggio con la sua famiglia nel nord della Germania.

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Giovanna ha nove anni e si trova a duemila chilometri da casa. Non è una constatazione che le provoca un sentimento specifico. Solo, accogliendo tra le mani l'unto krapfen alla marmellata che le sta porgendo la donnona fulva del chioschetto di legno nel parcheggio della Lidl, capisce di essere lontana davvero.

«Auf wiedersehen», sorride la signora.

«Ciao», risponde lei, il palmo della mano cosparso di zucchero. Sventola quello zucchero nell'aria e per un attimo sembra quasi cristallizzarsi.

Fa freddo, è agosto. Ma è l'agosto di Brema. Quella mattina ha visto le statue dei musicanti di Brema e ha passeggiato con i genitori nella parte vecchia della città. Le case con i tetti spioventi le hanno ricordato la montagna. L'ha fatto notare al padre, gli ha detto: «Sembrano i tetti di Sappada». Lui le ha spiegato che così l'acqua e la neve si depositano con meno facilità. Con quei tetti c'è più leggerezza, ha aggiunto. A Giovanna è parso bello costruire le case seguendo quel criterio. Poi ha sentito l'esigenza di affacciarsi da un ponticello che passa sul fiume Weser. La madre le si è avvicinata e le ha dato un panino mentre a Giovanna arrivava l'odore dal baracchino a qualche metro da lei. Si è alzato un gran fumo dalle piastre e nella cortina grigia una ragazza con gli occhiali tondi farciva robotica molti panini. La sua figura del tutto nel fumo. Allora Giovanna ha sbuffato tra le mani per farsi calore. In Germania, ha pensato, si mangia un sacco per strada. Ha dato un'ultima occhiata al fiume.

Ora è sera e sono invitati ad una grigliata in un sobborgo alle porte di Brema - il padre di Giovanna da giovane ha vissuto lì, ci sarà gente che conosce e gente che non conosce. Arrivano in un vialetto zeppo di case con i mattoni rossi. Sua sorella la precede, è più grande, la precede. Apre il cancello e subito le arrivano voci e musica. Giovanna e la sua famiglia si ritrovano in un giardinetto e il padre di Giovanna comincia a parlare tedesco. Pacche e abbracci, c'è il pollo sulla brace. E diversi uomini e donne biondi. Giovanna sguscia fra la gente, sente un desiderio meschino - perché irraggiungibile - di abbracciare tutto con gli occhi, anche gli odori. Così, con quel pollo speziatissimo che le passa sotto il naso, per la seconda volta nella giornata avverte la lontananza da casa. Stavolta in termini di diversità, non di spazio geografico. È un po' tachicardica, vorrebbe rimanere in quel giardinetto babelico per sempre.

Si siede accanto a lei e al padre un certo Piero, forse l'unico italiano oltre a Giovanna e alla famiglia. Con confidenza - non le pare, però, che suo padre lo conosca - dice: «'Sti stronzi quando iniziano a bere non te li ritrovi più fino a domani mattina». Accompagna le parole con la testa rivolta al gruppetto dei polacchi che è un'ora che ridono e fanno ballare i bicchieri.

Giovanna si gira verso la madre e sussurra: «Ma è siciliano?».

«No, delle nostre parti. Salentino».

E non capisce perché in casa sua quando ci si riferisce alla Puglia si usi sempre quell'espressione, mentre lei non potrebbe sentirsi più diversa dai pugliesi. Almeno, quelli con cui si ritrova al mare ogni estate.

Poi nota che quel Piero non stacca mai la mano dal bicchierino. Sul vetro ci sono le impronte.

Piero si alza. Il padre di Giovanna, quando il salentino si è allontanato del tutto, sospira: «Che coglione».

Giovanna vede i polacchi entrare in casa. Si alza anche lei e li segue. È un salottino che straborda di cianfrusaglie. Qualche anno più in là, pensando a quel momento, la mente le suggerirà kitsch.

Quello bassino - Pavel, crede - barcolla mentre accende lo stereo e mette dentro un cd. Solo in quell'attimo Giovanna realizza che a terra c'è un tappeto di pelliccia d'orso. Forse è falso. Fatto sta che c'è anche la testa dell'orso e ora una donna ha appena versato accidentalmente della vodka sopra, scatenando l'ilarità generale. Parte il disco. Ormai, assuefatta da una lingua che non conosce, stenta a capire che il brano che pompa nelle casse è "Felicità" di Albano e Romina. Subito si formano delle coppie e tutti, al ritornello, cantano a bocca larga e strascicano la c di felicità. 

Adesso, quei duemila kilometri di distanza da casa si fanno confusi. Le sembra di essere vicina a casa, ma come una casa che non le appartiene. Si sforza di ricordare se i suoi ascoltano Albano.

Poi qualcuno le si accosta. È Piero. Si sente il suo sguardo addosso mentre lei fissa negli occhi morti l'orso.

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Cara Giulia Annecca, il tuo racconto è stato commentato da Cristina Marconi per la rubrica "La scrittrice che legge". Guarda il video su BellevilleNews.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Rendi bene la sensazione di straniamento della bambina con una narrazione all'apparenza slegata, caratterizzata dalla mancanza di senso con cui si muovono i personaggi. Buona la connotazione olfattiva del racconto, la pelle d'orso, le canzoni popolari. A proposito, la grafia corretta è Al Bano, visto che figura anche nel titolo Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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Bella la descrizione. Sempre interessante il rapporto fra cibo e ricordo. Segnala il commento

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MariaTeresa ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Teresa David ha votato il racconto

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Tante percezioni sensoriali che fanno sentire il lettore immerso nella dimensione più concreta del racconto. Anche la sensazione di confusione della protagonista è ben descritta, è come se la si potesse vedere in viso nella sua espressività. Anche i piccoli dettagli che possono sembrare sfuggenti in realtà fanno da fondamento al racconto e al suo stile. Mi è piaciuto :)Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto molto e mi piacerebbe continuarne la lettura per vedere cosa accade. Ma non è detto, è comunque un bel quadro di sensazioni e esperienzaSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Franz De Marenziana ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Cinzia M. ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Enzo Mugnolo ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Giulia Annecca

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