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Non-fiction

AUTORE vs EDITOR - Il massacro della pagina [2/2]

Pubblicato il 08/11/2020

“È importante insistere sull’interesse del lettore, perché oggi siamo invasi da una narrativa di taglio psicologistico che interessa solo chi la produce” (Giuseppe Pontiggia)

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Hai commesso un errore generale, di mentalità, d’atteggiamento, da cui sono derivati errori specifici, d’impostazione, di stile, di scrittura.


L’errore generale è un’illusione così infantile che non capisco come un adulto possa rimanerne vittima: l’illusione della storia bella di per sé, della storia intrinsecamente affascinante, che lo scrittore deve solo rovesciare sulla pagina, per far raggiungere orgasmi multipli ai suoi lettori.

Le storie belle di per sé stanno tra il moto perpetuo e la quadratura del cerchio, tra l’alchimia per trasformare il ferro in oro e l’elisir di eterna giovinezza. E lo scrittore con una storia intrinsecamente affascinante è il gonzo col metodo per vincere alla roulette. Capisci, Valerio?

Ammetto che alcune storie abbiano un potenziale maggiore di altre, ma nessuna esonera lo scrittore dal suo mestiere. Le storie – tutte le storie – annaspano nel mare della noia, del già visto e sentito. Come le trarrai in salvo, Valerio? Come? Con la tua abilità di scrittore. Non hai altro modo.


Ti sei illuso di avere una storia bella di per sé, una storia intrinsecamente affascinante, così hai rilassato i tuoi standard di scrittura e hai creato una pagina di merda.

La prima telefonata arrivò da Costantino Caratheodory, poco dopo le nove”. Può andare. Proseguiamo.

Parole banali, di circostanza, un torrente di malinconiche riflessioni incapaci di consolare e buone solo a rendere la conversazione cupa e sgradevole”. Merda, Valerio, merda, solo merda secca. Parole banali? Quali parole? Devi dirmele. Malinconiche riflessioni? Quali? Devi dirmele, Valerio. Conversazione cupa e sgradevole? Cioè? Cosa significa? Non darti pena di rispondere, tanto so già cosa dirai. “Immaginale da te le parole, le riflessioni, la conversazione”. No, cazzo, io non immagino un cazzo! Se sapevo di doverle immaginare da me, allora le immaginavo e basta, senza leggere la tua pagina, ti pare? Il gioco della scrittura non funziona così, Valerio, a nessun livello, come nel gioco del calcio nessuno può toccare il pallone con le mani, né Cristiano Ronaldo né il ragazzino al campetto dell’oratorio.


La parte iniziale, da “Parole banali” fino a “suo marito”, è merda. Fa niente. Ci lavoreremo e la trasformeremo, se non in cioccolata, almeno in carruba. Il dramma viene adesso.

George Frobenius aveva iniziato il suo eterno riposo da appena un giorno, e leoni, iene e giaguari già preparavano l’assalto ai suoi tesori di carta”. Eravamo nel salone di casa Frobenius, giusto Valerio? Eravamo accanto alla vedova, anzi, eravamo proprio lei, la Signora Frobenius, e abbiamo parlato al telefono prima con Costantino, poi con Carlo e infine con Guido. E ora, Valerio, dove ci hai portato? Dove? A Nowherland, in nessun luogo! Ora è buio intorno a noi e sentiamo solo un vocione annunciare che “George Frobenius aveva iniziato il suo eterno riposo …”. Mi stai spiegando la scena precedente, Valerio? Stai davvero riassumendo? Rinuncia a scrivere, fai prima.

Il collezionista è un predatore, le collezioni dei rivali sono territori di caccia inavvicinabili, l’abilità è invaderli per primo, quando l’imprevisto li rende finalmente accessibili”. Ancora il vocione nel buio, che spiega ai lettori quel che i lettori non sanno, come un maestro elementare ai suoi scolaretti. Ma quale rispetto hai per chi ti legge?

Le collezioni sono cerchi magici … Isabella d’Este, … Carlo d’Inghilterra, … Cristina di Svezia … Napoleone …”. Da maestro elementare a professore universitario in neanche cinque righe, complimenti. Ancora qualche pagina e scalzi Gaetano Manfredi dal ruolo di Ministro. Intendiamoci: splendido, se fosse un saggio, solo merda, se ambisce a essere un thriller sul collezionismo. E togliti quell’espressione del cazzo dalla faccia. Lo sai che ho ragione.


Ora, Valerio, qui si vede se sei uno scrittore o uno che batte tasti sul computer, un sommelier o un ubriaco. Riscrivi questa pagina, anzi scrivila per davvero, e mostramela quando sarà una vera pagina, una pagina realmente editabile. Prenditi il tempo che ti serve. Io e Byron saremo qui ad aspettarti.

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nadelwrites ha votato il racconto

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Ilyn Peyn ha votato il racconto

Esordiente

Ho finito adesso di leggere le tue "lezioni", se ti può far piacere che le si chiami così. Questa è l'unica che ho deciso di commentare perchè riassume quello che penso riguardo a tutte le altre. Che secondo me, e ripeto, SECONDO ME, dovrebbe essere Autore + Editor, non Autore vs Editor.Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Grande tecnica e struttura solida, marmorea, esaustiva e coerente, precisa, inappellabile, da giudizio universale, niente da interpretare, stitica di emozioni come deve essere la tecnica, fredda come una lama che colpisce nel buio e rende impossibile ogni appello, la più gelida requisitoria possibile.Segnala il commento

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Milowsky ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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Quando non abbiamo nulla da dire allora rimane un ultima spiaggia fare i critici e/o maestri e'un po come Artista e Artigiano un confine sottile ma profondoSegnala il commento

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marcello luberti ha votato il racconto

Esordiente
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Simonetta Gallucci ha votato il racconto

Esordiente

"Ti sei illuso di avere una storia bella di per sé, una storia intrinsecamente affascinante, così hai rilassato i tuoi standard di scrittura e hai creato una pagina di merda"... Se non posso fare la scrittrice, almeno sarò materiale per la tua scrittura. :-P Anche se a quanto intuisco sono in ottima compagnia.Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

1. lei vuole insegnare a scrivere. 2. Pare lei voglia fare dell’insegnamento su questo sito un genere letterario a sé. 3.lei recensisce. Sul punto 1. “Si può imparare a scrivere?”(ricorro all’interrogazione retorica per sintonizzarmi con il suo canale stilistico) sembra di sì. L’equivoco di fondo -e lo prendo in prestito da Fruttero e Lucentini -è che La scrittura è un’arte che “sembra” alla portata di tutti perché tutti siamo alfabetizzati. Se io vedo Gulda che suona non mi sognerei mai di pensare “be dai mo mi metto pure io a suonare, tanto le note le conosco e i tasti so dove stanno”, perché sono pienamente consapevole che ci vuole studio e genio per essere Gulda. La scrittura è un campicello dove tutti pensiamo di poter zappettare, non ai livelli di uomo del Monte ma insomma neppure da totali incompetenti. Ciò premesso, i “generi” si possono imparare. Dovrebbe pertanto settorializzare le sue lezioni per genere. A me piacerebbe scrivere un romanzo harmony anni 70. la trama l’ho capita. Lei è più povera di lui che in cuor suo la concupisce Litigano - nella serie “passion” a 3/4 di libro si fanno effusioni dettagliate - poi nozze e vita agiata. Attendo suggerimenri pratici. Riguardo il punto 2. Ecco la mia recensione: lei usa troppe interrogazioni retoriche e col turpiloquio (grande risorsa se ben calibrato) deve fare attenzione all’effetto “pigro” di Graziani. Il colloquiale da coach film anni 80 mi suona fasullo. Punto 3. Trovo utili i commentatori severiSegnala il commento

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di Signor Fabiani

Esordiente
Editor
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