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Storico

AUX ARMES CYTOIENS! (parte I)

Pubblicato il 21/09/2022

Con Jean e Francois per i sobborghi di Parigi il giorno in cui nacque la Marsigliese

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“Arrivano i volontari di Marsiglia!” “Arrivano i volontari di Marsiglia!”

Fu la vocina stridula e acuta di Jean, accompagnata dal suono dei suoi passetti concitati, a portare la notizia nel Fauburg Saint Antoine la mattina di quel 9 agosto.

E così alla fine erano arrivati in tempo.

Era convocata per la sera una grande manifestazione, a cui pareva avrebbero partecipato i Cittadini da tutti i quartieri di Parigi, e ci si aspettava l’appoggio dei Federès dalla Bretagna e da Marsiglia: ma nessuno sapeva se e quando sarebbero arrivati.

Si vociferava che l’obiettivo ultimo fosse attaccare la residenza del Re a La Touliers, ma da quando il 25 luglio il Duca di Brunswick aveva emesso il suo “Manifesto di guerra” l’aria era diventata elettrica: la minaccia di pesanti ritorsioni su Parigi da parte dell’esercito Prussiano, in caso di attacco all’incolumità di Re Luigi o dei suoi familiari, aveva infiammato gli animi.

Non c’era in città nessun Cittadino che non si sentisse sfidato dall’arroganza del Prussiano. D’altro canto tutti sapevano che la minaccia delle ritorsioni era più che concreta, e con l’esercito Austro Prussiano non c’era da scherzare: l’idea di Parigi devastata da una rappresaglia di soldati Austriaci faceva paura a tutti. A tutti i sani di mente, per lo meno.

Perciò si respirava un’atmosfera eccitata ed incerta, in cui ogni Cittadino voleva partecipare al raduno all’Hotel de la Ville, ma nessuno pareva sapere bene cosa sarebbe successo, né se alla fine si sarebbe andati veramente fino in fondo, attaccando Le Tulieres

Francois si sentiva pieno di adrenalina, non vedeva l’ora che arrivasse il momento del raduno per cacciare via quell’incertezza che lo stava divorando. Così per ammazzare il tempo, e non pensare alla fame che pure lo torturava, decise di andare a vedere i Federati.

“Jean, che ne sai che sono di Marsiglia, glielo hai chiesto?”

“Idiota no, ma si vedeva. O meglio si sentiva dall’accento. Marciano cantando una canzone che non avevo mai sentito, ma l’accento è inconfondibile”.

“Voglio andare a vederli, vieni con me!”

Poco dopo Francois e il piccolo Jean correvano verso porta Saint Denis, quando in lontananza sentirono un canto di marcia. “Contre nous de la tyrannie...”

“Eccola, questa è la canzone di cui ti parlavo!”

Arrivati un po’ più vicino poterono scorgere meglio quell’accozzaglia di uomini sporchi e male armati, dall’aria raffazzonata ma con lo sguardo fiero e i berretti rossi.

- Hai visto? Te lo avevo detto che si sente l’accento del Sud. Guarda, hanno tutti i berretti rossi!-

-Zitto Jean! Fammi sentire le parole-

Infatti giunti accanto alla poterono distinguere le parole della canzone, la cui melodia scendeva di un tono e si faceva cupa, raccontando di soldati provenienti dalle campagne, pronti ad entrare in città per sgozzare mogli e figli.

Ma poi di colpo il tono si alzava come in un’esplosione “ALLE ARMI CITTADINI! FORMATE I VOSTRI BATTAGLIONI! MARCIAMO! MARCIAMO”, e i marsigliesi alzavano al cielo mazze e forconi.

Quel coro per Francois fu come una rivelazione: si unì alla marcia, rapito dalla canzone, cercando di carpire le parole delle strofe; parlavano dei Francesi che si ribellavano contro Re traditori e congiurati, di vili eserciti stranieri e mercenari che volevano soggiogare il Popolo; di Eroi ponti a battersi e a versare il sangue per l’Amore Sacro della Patria; della Libertà stessa che sarebbe scesa in campo a combattere insieme ai suoi Difensori rendendoli invincibili; di Figli che avrebbero vendicato i Padri, o che sarebbero stati orgogliosi di morire come loro, lottando contro i Tiranni.

Parlavano di lui, insomma, di Parigi e dei suoi Cittadini, dei loro sogni e dei loro terrori.

E poi c’era il coro, quel coro che Francois aveva imparato immediatamente, e che dopo ogni strofa esplodeva come un ruggito: AUX ARMES CYTOIENS! FORMEZ VOS BATAILLONS!”

Ogni volta che arrivava il coro Francois sentiva come un fremito nel cuore, e non poteva fare a meno di sollevare il pugno e gridare con quanto fiato aveva in gola insieme a tutta la folla che si andava via via ingrossando, in un tripudio di braccia levate e sguardi febbrili.

Sembrava che quella canzone avesse il potere di rompere gli indugi, spazzare via i dubbi dei cittadini e il terrore della ritorsione degli Austriaci: AUX ARMES CYTOIENS! FORMEZ VOS BATAILLONS!”

Dopo ogni strofa il coro rimbombava un po’ più forte, e la folla sembrava un po’ più grande.

E Francois sentì di non avere più paura.


(continua)

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DonatoBrasco ha votato il racconto

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SLValeria06 ha votato il racconto

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di Andresylab

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