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Autobiografia

Artigli

Di Caucasica - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 26/04/2019

Terzo racconto della raccolta autobiografica "Corpi estranei" - Racconti a te stessa la tua storia perché faccia meno male.

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Ti sedevi sulle sue ginocchia, sollevavi la maglietta e la imploravi. – Ti prego Nonna, grattami un pochino.

Lei soffiava piano il tuo nome, poggiava il libro a faccia in giù sul bracciolo della poltrona e passava sulla tua schiena le dita arcuate dall’artrite. La televisione chiacchierava in sottofondo, tu socchiudevi gli occhi e attraverso la soglia delle palpebre fissavi il tavolino del telefono, il blocchetto di fogli bianchi nel portapenne marrone e le Bic dal tappo nero. Ubriaca di piacere piegavi la testa in avanti sperando che Nonna non smettesse mai.

Avevi chiesto anche a Mamma e Papà, ma loro non avevano lo stesso tatto, la stessa dedizione. Si stufavano troppo presto, ti graffiavano troppo forte, erano troppo irruenti o troppo distratti. Le unghie di Nonna invece avevano percorso migliaia di chilometri sulla tua pelle senza mai lasciare traccia.

La mattina, quando rimanevi sola in camera, ti alzavi dal lettino singolo, gemello di quello di Nonna, e correvi a piedi nudi sul pavimento freddo. La manina d’avorio era sempre lì, appoggiata sulla vecchia radio. Trattenendo il fiato sfioravi le falangi appuntite come setole, davi un’ultima occhiata alla porta, poi afferravi velocemente il bastone e infilavi la manina nella maglietta. Le dita appuntite scivolavano setose sulla schiena solleticando la pelle nuda.

In piedi di fronte alla vecchia radio con i piedi scalzi fissavi il vuoto e schiudevi le labbra mentre cercavi il punto perfetto, quello che solo Nonna conosceva e che ti faceva tremare il cuore.


Anni dopo, in un’altra città, in un’altra casa, in un altro letto, lui ti sfiora la schiena nuda con una mano. La traccia mnestica corre sotto forma di impulsi nervosi nei pochi centimetri del tuo cranio: ippocampo, amigdala, nucleo striato e corteccia. Sei di nuovo sulla poltrona di Nonna: l’odore di polvere, il tintinnio dei bicchieri di cristallo nella vetrinetta quando correvi in corridoio, il rumore elettrostatico della TV a tubo catodico e il tavolino del vecchio telefono bianco Sip.

– Mi gratti la schiena? – mormori anestetizzata.

– Come? – la voce viene amplificata dal petto su cui hai appoggiato la testa. La sua mano si ferma, rimane inerte sulla coperta che copre il materasso nudo.

– Niente, – sussurri guardando le sue labbra tese e il viso contratto.

– Non ho capito davvero, – tenta di recuperare con il suo sorriso da coccodrillo, un dispiegamento di denti feroce e sicuro che ti induce ogni volta a mostrare il collo per farti azzannare. – Cosa hai detto?

– Nulla.

Vi vedi da fuori per la prima volta: lui voltato, e tu con la mano tesa a elemosinare gli spicci della sua attenzione. Lui distratto, e le tue parole che si perdono tra gli spifferi dei vecchi infissi della casa in affitto in cui vi nascondete.

Scuoti il capo, ti strofini il viso con una mano come se dovessi liberarti della tela di un ragno e gli accarezzi il petto con i capelli. Sono ancora lunghi, domani li raserai con la macchinetta da barba di tuo padre.

Superi il suo corpo, ti liberi dalla presa e scendi a piedi nudi sul pavimento freddo. Mentre raccogli il vestitino buttato a terra vicino allo zaino di scuola distrattamente pieghi il gomito e allunghi la mano sulla schiena, con l’unghia del medio sfiori l’osso sporgente. Il cuore vibra come un colibrì in volo.

– Ho detto qualcosa di sbagliato? – i suoi polpastrelli duri seguono la curva della scapola. Il sorriso da coccodrillo si appoggia sulla tua clavicola.

– No, figurati, – lo rassicuri mentre liberi la mano e chiudi il cinturino dell’orologio attorno al polso.

Ti vesti lontano dal suo sguardo distratto. Lui è intento a controllare il cellulare, alza lo sguardo solo per specchiarsi nell’armadio, indurisce gli addominali per piacersi di più. Nel riflesso compari anche tu e quasi non ti riconosci: piena di nuovi graffi, rossi e gonfi.

Rimani immobile, lui allontana le tue mani dalla cerniera del vestitino.

Ti accarezza la schiena. – Hai la pelle liscia come una bambina.

Ti abbandoni a quel contatto e vacilli. Vorresti non voler mai più rivedere il suo sorriso da coccodrillo. Vorresti non voler mai più sentire i suoi artigli sulla pelle.

Chiudi gli occhi e lasci che chiuda la cerniera del vestito, poi inclini la testa di lato e speri che ti azzanni.

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Annalisa Maitilasso ha votato il racconto

Scrittore
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Graograman ha votato il racconto

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Linguaggio evocativo. Immagini che rapiscono. Segnala il commento

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menodizero ha votato il racconto

Esordiente
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Rosnikant ha votato il racconto

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A_M ha votato il racconto

Esordiente

Che bello. Il cuore come un colibrì, un sorriso da coccodrillo pronto ad azzannare, artigli. Che proprietà di linguaggio; sei proprio brava.Segnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Davide Brioschi ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

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Per non morire a volte si accettano compromessi, di cui poi ci si stanca. E incredibilmente, invece di morire, si torna a nascere.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Sembra la narrazione di un piacere incapace di crescere, che deve ripetere all'infinito la propria origine, onanicamnte, per esistere.....Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Il potere evocativo della memoria che si traduce in una esperienza sgradevole Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

Esordiente

Gulp!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Luxsandro ha votato il racconto

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Grazia F ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Editor
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gionadiporto ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Lisa M. ha votato il racconto

Scrittore

Mi sta piacendo molto questa raccolta ;) Segnala il commento

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di Caucasica

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