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Narrativa

BAMBOO

Pubblicato il 04/04/2020

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Le ho infilate al volo e sono uscito, silenzioso, poggiando solo le punte, come fa Gatto Silvestro, per non farsi notare.

Per le scale non ho incontrato nessuno, ma ho visto Oliver che stava ancora sognando praterie sconfinate e ossi succulenti, sdraiato in ufficio.  Mentre attraversavo la hall - in realtà è solo un corridoio, che porta all'uscita - con passo lesto, la macchinetta per Cialde Lavazza, mi ha dato un colpetto al braccio sinistro, sfilandosi il cassettino dello zucchero, intenzionalmente, e lanciandomi  un occhiata lavazzosa, perché dopo il primo caffè di alcuni mesi fa, ho deciso che sarebbe stato anche l'ultimo. 


Uscito su via Parini, ho sentito i miei passi allungarsi fra le case, incerti: ogni tanto calpestavo un sassolino che si frantumava sotto le scarpe, scricchiolando in un crepitìo improvviso, che quasi scintillava.


Arrivato in fondo, ho attraversato via Pascoli e ho girato a sinistra puntando dritto verso il cestino dei rifiuti, che mi stava aspettando, per le solite due chiacchiere.

Gli ho affidato le immondizie degli ultimi due giorni, chiedendogli come buttava. 

Lui mi ha raccontato che da un mese gli cambiano il sacchetto due volte al dì, perché tanti escono a buttare l'immondizia la mattina presto, come faccio pure io.

Specialmente chi porta fuori il cane.

Poi gli ho messo a posto il sacchetto, che era stato infilato male, aggiustando i bordi esterni, con due mollette di legno, di quelle che si usano per stendere i panni appena lavati e l'ho salutato. 

Funzionano benissimo e ti proteggono dal contagio.

Il cestino mi ha ringraziato con due pieghe eleganti su fondo nero, disegnandomi un CIAO maiuscolo in rilievo.


Infine ho raggiunto la macchina, che mi ha portato a fare due giri intorno all'isolato, per sgranchire il motore, cercandosi anche un posto libero nella piazzetta alberata, lì accanto, perchè oggi c'è la pulizia strade.

Mi ha lasciato sotto il platano della cornacchie, che erano già impegnate in una discussione animata, a proposito di un torsolo di mela. Si sono fermate un attimo, girandosi verso di me, e hanno perso il torsolo, che mi è  caduto sul cofano della macchina, rimbalzando un paio di volte. Ci siamo fatti due risate in tre, mentre la femmina è scesa al volo, recuperando la colazione, senza fermarsi, con una presa elegante e sicura.


Poi ho girato i tacchi e sono tornato in albergo, seguito dal rumore dei passi:  qualche sassolino ha scricchiolato  ancora sotto le mie scarpe, facendo un'eco alle mie *Bamboo, che attraversavano via Parini,  cercando di fare meno rumore possibile.

Non ho incontrato nessuno, alla fine...


Ho fatto il corridoio di corsa, riuscendo a evitare la macchina del caffè per un pelo, con uno guizzo, e sono salito prendendo le scale due a due, col cassetto della Lavazza che si chiudeva indispettito, alle mie spalle.


Mentre infilavo la chiave nella toppa, ho sentito Oliver che mi abbaiava il buongiorno, da sotto.

Dopo scendo a salutarlo. 


Ho appoggiato le mollette sopra una pila di libri, e mi sono tolto le Bamboo.

Ora si riposano sotto la sedia.

Tutto il giorno mi sposto in pantofole, qui in camera, e so che stanno già  aspettando di fare il prossimo giro, domattina sul presto.

Dalle tapparelle entrano i primi raggi di sole, e credo che fuori niente sia cambiato.

La vita delle cose e della natura continua a fare quello che sa, e io gli sto dietro, cercando di capire cosa succede.


Tra poco tiro su le tapparelle e mi faccio un giro sul balcone, per vedere chi passa, così saluto anche i merli della casa di fronte. Hanno fatto il nido in una siepe di bosso, fitta.

 È così fitta che neanche il gatto riesce a entrarci. Si chiama Flick, lui, e fa sempre la ronda del quartiere. Quando lo saluto, dal balcone, si gira verso di me e mi guarda per un attimo. Poi fa un miagolo di commiato, e torna a cercare i merli.

Siamo quasi amici, ma non ci frequentiamo:

di quelle amicizie che fai da lontano, quando non sai come fare, per avvicinarti. Ma non è detto che la distanza allontani. La prossimità ha tante strade, basta ascoltarla in silenzio, senza fare troppe cose.

E poi le cose ci dicono cosa fare, se ci prendiamo il tempo di ascoltarle. Quasi sempre.




*Le bamboo sono dei mocassini di Gucci, che non ho mai sopportato, come brand, per lo stile,  connotato da un eccesso barocco che si bea di una campionatura iconografica rinascimentale, accostando scene di caccia a volute, mascheroni, ghirigori, fiorellini e quant'altro, in una fantasia improbabile e smargiassa;

senza nulla togliere alla loro qualità di lavorazione, sempre accuratissima ed impeccabile.

E poi costano troppo. 

I miei sono in pelle scamosciata blu di Prussia, molto sobri, col tacco basso e la punta che si allunga, a becco di papera triste, e una fibbietta di bambù naturale, agganciata al mocassino con due piccoli anelli di ottone, che spiccano, con eleganza leggera, sul Blu della tomaia.

Ne sono venuto in possesso per vie traverse, ma assolutamente legali: un lascito, diciamo, non affettivo, né personale, ma dovuto al caso. 




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matteosalt ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

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Una giornata quasi come le altre. Interessante. Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

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Mattutino, cristallino!Segnala il commento

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Edoardo ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Sei arrivato a pelo delle 5000 battute; le ho letto come si beve un bicchiere d'acqua quando sia ha sete. La preferisco al posto di un'aranciata. Questo tuo lavoro, mi è piaciuto per la semplicità, proprio come un bicchiere di limpida acqua!Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Vinantal ha votato il racconto

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Un uomo, un fanciullo e un vecchio saggio, chiusi insieme, che si danno la parola in attesa che passi la bufera.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Non saprei che dire se non che è bellissimo! L'ho sorbito d'un fiato ammirando le trovate, i particolari e quel tuo stile fresco e genuino. I miei complimenti. Giusto per il senso del rompere le scatole: la didascalia l'avrei inglobata nel racconto, magari una coppia di altri interlocutori... Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Ti trovo in grandissima forma! Molto bello. A becco di papera triste :)Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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I mocassini sono "la scusa" per descrivere un mondo in cui si dialoga con gli oggetti, che diventano la nostra unica compagnia in questa quarantena. Tu che chiedi al cestino "come butta", semplicemente geniale. Segnala il commento

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A. Bibi ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Che dire... ormai nei commenti ti scrivono lettere d'amore!! :))))Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Interazione con animali e cose, in un mondo come questo ovattato di alienazione e solitudine. Ma "le cose ci dicono cosa fare, se ci prendiamo il tempo di ascoltarle". Molto bello Segnala il commento

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Percepisco un silenzio sublime, in questo racconto. Mi colpisce molto la frase finale "Siamo quasi amici, ma non ci frequentiamo: di quelle amicizie che fai da lontano, quando non sai come fare, per avvicinarti. Ma non è detto che la distanza allontani. La prossimità ha tante strade, basta ascoltarla in silenzio, senza fare troppe cose. E poi le cose ci dicono cosa fare, se ci prendiamo il tempo di ascoltarle. Quasi sempre."Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

Amico manda un saluto a Oliver, e uno a te :-) letto tutto d’un fiatoSegnala il commento

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Lerio ha votato il racconto

Esordiente

Tu almeno parli con le cornacchie, io ormai con i mobili. :-) comunque descrive bene l'alienazione universale di questa prima esperienza collettiva dal dopoguerra.Segnala il commento

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Ho letto giusto stamattina un racconto di Gian Luca Favetto che suggeriva un'idea simile, di interazione e dialogo con oggetti inanimati. Ben sviluppato, bravoSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un chiacchiericcio interiore, divertente e malinconico ... solitario e affascinante, e il silenzio della mattina in cui la voce di Oliver il passaggio del gatto, le cornacchie sottolineano le consuete abitudine in un mondo di uomini smarriti. Molto Bello e un po’ amaro Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Racconto super. L’interazione con oggetti e animali che fa da contraltare al distanziamento sociale. Il tutto condito dalla tua capacità narrativa e descrittiva. Piaciutissimo.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

le cose ci salveranno dall'isolamento. rido pensandoti sciamano ossuto in mocassini blu. bravo.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bellissimoooooo! io mi trucco prima di scendere col sacco rosso :-)Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto, sì sì.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bella questa personificazione di oggetti e animali che popola il silenzio da quarantena.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo!!! :-)Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Ci sono trovate stilistiche e scenografiche pregevoli, complimenti: )Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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di Franco 58

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