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Soggetti per il cinema/teatro

BECKY

Pubblicato il 30/12/2019

storia di un cane pigro e della sua padrona

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Il film si apre sull'immagine di un palazzo nella periferia.

Gaia è distesa sul divano con la testa appoggiata al bracciolo.

Ha la faccia pensierosa e triste e guarda verso il vuoto alla sua destra. Nella direzione del vuoto c'è un cane su un cuscino. Il cane dorme.

Suona il cellulare. Dal suono sembra un messaggio di whatsapp. Gaia prende il cellulare da terra e preme play.

"Gaia allora ti aspetto oggi pomeriggio alle due in negozio. Puntuale che c'è gente."

La camera si avvicina al divano e stringe sul viso di Gaia.

"che vita difficile. Io da piccola non volevo fare niente. Le altre bambine sognavano di fare la segretaria, la dottoressa, la ballerina e io non volevo fare niente. E ho passato tutta la vita così. Facevo il minimo indispensabile e poi mi nascondevo, così le persone non potevano chiedermi di fare altro. Madò che bello"

Gaia continua a fissare il cagnolino appallottolato sul cuscino. Esce del liquido da sotto il cane che cola lungo il cuscino fino a terra.

Gaia fa una smorfia compiaciuta. La pipì si spande verso dei documenti incolonnati di fianco al cane.

"Devo fare la dichiarazione dei redditi."

Gaia sbuffa.

"Io non le voglio pagare le tasse. Ho avuto la disoccupazione e mo gliela devo ridare. Che me l'hanno data a fare la disoccupazione se gliela devo ridare.

Io sono qua, molto carina, non ho bisogno di niente, mangio poco, bevo poco, sporco poco, non chiedo niente.

Io voglio stare così, rannicchiata con la coperta tirata su. Datemi il plaid"

La camera indugia su un plaid piegato sull'altro divano della stanza.

"Non disturbo, lo giuro. E non spendo soldi. Non viaggio nemmeno. Se sto qua sul divano posso immaginare le maldive. Lo sri lanka. La thailandia. Potrei andare ovunque da questo divano."

"datemi il plaid"

Ancora stacco sul plaid piegato sul divano.

Poi lo sguardo si gira un po' più in basso, verso il cane che scoreggia spaventandosi.

“mi impicco?”

“sì potrei attaccare la corda lì sopra e tirarla in alto ogni giorno un po’ di più.”

“segno le tacche sul muro” – vediamo gaia che segna le tacche sul muro del salotto – “e appena arriverò all’ultima tacca sarò morta”

Gaia segna sette tacche sul muro con dei cerotti, perché non ha nastro adesivo. Usa dei cerotti di star wars. Sette, “quindi tra sette giorni potrei lasciare questa vita”.

Di fianco all’ultimo cerotto c’è scritto “muoio qui?”, in chiave interrogativa.

Ma Gaia è pigra anche di aspettare e al secondo giorno, quando la corda è alta appena 30 cm, si stende a terra, pancia in giù, col collo nel cappio, sperando che sia sufficiente per passare a miglior vita.

Le vene sul collo si gonfiano. Il viso diventa un po’ più rosso ma non sembra sufficiente a morire. Gaia guarda il cane che guarda lei.

"Se rinasco, voglio rinascere cane..."

La camera inquadra il cane. Stacco su nero.

"...e morire nel sonno"

Si sente uno scoppio sordo, come un palloncino che scoppia dentro una stanza lontana seguito dal guaito di un cane.

Il cane ha una medaglietta con scritto "Becky”.

Titoli di coda. 

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

movimenti di camera banali, il cinema non è cosa tua. la scrittura invece è interessante. diversi passaggi però sono confusi.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Non male, ma pigi troppo sul pedale "scenaggiatore: e la scrittura "esonda" suo malgrado, in un territorio imprevisto: l'ironia di rinculo.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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di Bernard

Esordiente