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Narrativa

BIANCO

Pubblicato il 21/03/2022

BIANCO: colore con elevata luminosità ma senza tinta e per questo viene chiamato colore acromatico. È dato dalla sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile oppure di tre colori primari, ad esempio rosso, verde e blu o ciano, magenta e giallo. Sì, certo, additiva! Fottiti Wikipedia!

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BIANCO:

Il bianco è un colore con elevata luminosità ma senza tinta e per questo viene chiamato "colore acromatico". È dato dalla sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile oppure di tre colori primari, ad esempio rosso, verde e blu o ciano, magenta e giallo.

Sì, certo, additiva!

Fottiti Wikipedia!

Sono giorni che ci provo, li ho aggiunti, mescolati e addizionati in tutti i modi ‘sti cazzo di colori, ma del bianco nessuna traccia. Ho provato anche a ragionare sull’ordine, partire dai più chiari e poi man mano verso quelli più scuri, oppure viceversa, o alternati, ma niente, e più ci provo e più il colore che ne viene fuori è sempre più simile al nero. Altro che bianco! Cazzo!

Sono furioso, incazzato, incazzato nero! Ecco!

BIANCO:

Ho bisogno del bianco, sì, mi serve per mettere in atto il mio piano, quello per uscire da questa maledetta situazione di merda, mi serve punto e basta, ma del bianco nessuna traccia, e il massimo della sfiga è che mia moglie è un’artista, un’artista pacifista! Che sfiga! In casa solo biancheria colorata, che poi, perché chiamarla biancheria se di bianco non ce n’è nemmeno un angolo. E poi le bandiere! Bandiere della pace ovunque, in casa ce ne saranno almeno cinque, e anche lì, i colori, ci sono tutti, ma proprio tutti, tutti tranne il bianco, il bianco e il nero, solo che mentre il nero, a forza di mescolare colori, sono riuscito a ottenerlo, il bianco invece...

Fottiti Wikipedia e fottiti moglie pacifistartista! Merda!

Sono incazzato, incazzato nero! Furioso!

Passo il tempo a imprecare, a mescolare e imprecare, e più impreco e più mi incazzo, e più mi incazzo e più litigo con mia moglie, ormai passiamo il tempo a mescolare, imprecare e litigare, sì, perché a un certo punto ho obbligato anche lei a mescolare, cazzo, che ho bisogno del bianco, e tu, che sei un’artista, il bianco, lo saprai come si fa a ottenere il bianco!

Lei ha provato in tutti i modi a convincermi, a farmi cambiare strategia: usa la bandiera della pace, è una bandiera pacifista, vedrai che quella funziona, funzionerà anche meglio del bianco, ma usala tu la tua cazzo di bandiera! Tu sei pazza! Quelli la pace la detestano! E lei, esasperata, dopo l’ennesimo litigio, l’ha usata per davvero la sua bandiera, ci si è avvolta, è uscita e si è messa a correre, sembrava una sorta di Batman colorato, un Superman pronto a spiccare il volo, e il volo lo ha spiccato, prima una raffica di mitra, poi una bomba a mano, e infine, cadendo, è saltata sopra una mina. L’ho guardata dalla finestra, nascosto dietro la tenda. Minchia! Che rabbia, avrei potuto riprenderla con il telefonino. Cazzo! Non c’ho pensato! C’hai presente quante visualizzazioni avrei fatto! Fanculo! E non posso nemmeno chiederle di rifarlo!

È passato un giorno, bussano alla porta, come ovvio non vado subito ad aprire, mica sono scemo, mi stendo a terra, aspetto almeno un’ora, e poi mi avvicino gattoni all’ingresso e socchiudo l’uscio: fuori un lenzuolo con dentro i resti di mia moglie. Li porto dentro. Il lenzuolo è un lenzuolo bianco, ma del bianco, ormai, non è rimasto niente: il sangue, le budella, i fluidi corporali, lo hanno imbrattato tutto. Potrei provare a lavarlo! Meglio andare nel bagno di servizio, un bagnetto interno, lontano dalle finestre. Metto il lenzuolo nel lavandino e apro il rubinetto, ma l’acqua, l’acqua che ne esce è rossa, hanno inquinato le falde. Cazzo! Chissà se sarà ancora potabile? Oltre a tutto anche le scorte di cibo si stanno esaurendo, sono da mesi che ci nutriamo di scatolette, se non altro, ora che è morta mia moglie, è rimasta una sola bocca da sfamare, la mia, anzi, a ben vedere, insieme alle scatolette, ora avrò anche un po’ di carne. Porto i resti giù nello scantinato, per metterli nella ghiacciaia, dentro ci sono ancora le ossa dei figli, le avevamo conservate per fare il brodo. Abbiamo finito di mangiarli circa un anno fa, il maschio è stato ucciso un giorno che era uscito di nascosto in giardino, dopo che dalla finestra della cameretta aveva visto un piccolo peluche abbandonato in mezzo al prato, ma non era un peluche, era una mina, la figlia, invece, l’ho uccisa io, con le mie mani. Un giorno, dopo l’ennesimo litigio con mia moglie, mi sono ubriacato, poi sono salito nella sua stanza e l’ho violentata. L’ho fatto per fare un dispetto a mia moglie e anche perché avevo voglia, che da quando era iniziato tutto lei non me l’aveva più data, sono troppo stressata, diceva, e così ho violentato mia figlia, ma passata la sbronza mi sono reso conto di aver fatto proprio una gran cazzata, così sono tornato nella sua stanza, mi sono scusato e poi le ho detto che per me sopravvivere a quello che avevo fatto e convivere ogni giorno della mia vita con quella vergogna sarebbe stata la giusta e unica punizione che mi meritavo, mentre per lei, sopravviverci, sarebbe stato solo aggiungere dolore al dolore, e così l’ho strangolata, l’ho fatto per amore e per punirmi. Dopo averla uccisa ho preso il corpo e l’ho buttato fuori dalla finestra, e quello è stato davvero un grande atto di coraggio, avrebbero potuto spararmi. Il corpo lo hanno trafugato la stessa sera, ne hanno abusato e poi ce lo hanno restituito dopo un paio di giorni. Era quasi irriconoscibile, ma era rimasta ancora parecchia carne attaccata alle ossa. A mia moglie non ho detto niente di quello che avevo fatto e lei ha creduto che anche nostra figlia avesse tentato in qualche modo la fuga senza riuscirci. Ora nella ghiacciaia ci sono le ossa, le ossa e la carne di mia moglie, quella che mi hanno appena riportato. Ci sono dei pezzi che sono un po’ bruciacchiati, sono quasi cotti, forse l’esplosione sulla mina, questi è meglio se li porto su, che potrei mangiarli già stasera.

La nostra casa è proprio a cavallo della frontiera, ne è tagliata in due, la porta di ingresso su un paese, quella sul retro sull’altro e la porta laterale che dà sul giardino è proprio sulla linea di confine, e ovunque ci si affaccia sparano. Cazzo! Di notte tengo tutte le luci spente, dormo nel corridoio al primo piano. Le luci, in realtà, non le accendo mai, di notte è pericoloso e di giorno, beh, che senso ha accenderle. Le uniche cose elettriche che uso, oltre la ghiacciaia, sono la televisione e la radio. Qui, a cavallo della frontiera, si possono vedere e ascoltare sia le trasmissioni di un paese che quelle dell’altro.

Oggi, mentre mescolavo i colori, uno dei radiogiornali ha dato la notizia che è tutto finito, che il nemico è scappato, è vinto, è battuto, sì, come nella canzone, allora ho acceso la televisione e mi sono sintonizzato sul notiziario del paese avversario, notizia identica, tutto finito e nemico sconfitto, com’è possibile, non possono aver vinto entrambi, qualcosa non torna, e mentre sono lì a ragionarci da fuori è arrivato un rumore di spari. A gattoni mi sono avvicinato alla finestra, ho sbirciato fuori e ho visto i vicini di casa a terra morti, la moglie uscita dalla porta sul retro, il marito da quella davanti, nessuna traccia dei figli. Di sicuro hanno sentito la stessa notizia. Loro hanno una casa gemella alla nostra, anche se sono convinto che la loro sia più bella, esposta a sud, appena più in alto, un panorama di sicuro migliore. Vediamo se adesso si rifiutano ancora di vendere!

Per alcuni giorni ho osservato da dietro le tende i loro corpi, li hanno lasciati lì fuori a marcire, poi quello della moglie è sparito, forse l’hanno portato via per divertirsi un po’, come hanno fatto con mia figlia, in fondo posso capirli, chissà da quant’è che non toccano donna.

Dopo altri due giorni ho pensato di uscire a recuperare il cadavere del vicino, mi avrebbe fatto comodo un po’ di carne in più nella ghiacciaia, ma poi mi è venuto in mente che poteva trattarsi di una trappola e allora ho lasciato perdere, e ho anche smesso di accendere la radio e la televisione, non mi fregherete con le fake_news!

Hanno tolto la corrente. Non me ne sono accorto subito. La carne la mangio una volta ogni due settimane, il resto dei giorni mangio scatolette, e così oggi, quando sono sceso nello scantinato a recuperare un po’ di carne e ho aperto la ghiacciaia, sono stato travolto da un odore terribile, la carne putrefatta, vermi e liquidi che si agitavano sul fondo, ci ho vomitato dentro e poi l’ho richiusa. Merda! Sono salito in dispensa a contare quante scatolette mi restano. Poco prima che iniziasse tutto ne avevo fatto una scorta enorme, mia moglie mi ha preso in giro per giorni, figurati se scoppia una guerra, siamo nel 21° secolo, pacifistartista del cazzo! Chi è che ride adesso? E comunque ne restano poche, potrò resistere al massimo un altro anno. Devo escogitare qualcosa. Beh, di uscire fuori a fare le spese non se ne parla e nemmeno l’asporto può essere una soluzione. Mia moglie ci aveva provato, agli inizi, quando ancora non si era resa conto della gravità della situazione, aveva ordinato le pizze per i ragazzi e per noi il sushi. Ha pianto per settimane dopo che a causa sua due giovani rider erano stati uccisi sulla porta di casa, uno su quella sul retro e l’altro su quella principale. Aveva già preparato i soldi per la mancia! Pacifistaltruista! Se non altro abbiamo risparmiato qualcosa.

Sbircio fuori dalle finestre. Tutto calmo. Guardando verso la casa dei vicini mi è venuta un’idea. Prendo colori e pennelli e disegno sulla parete più chiara, una parete gialla, la piantina della casa e quella della casa dei vicini di fronte, sono gemelle, ma costruite una a specchio dell’altra, i giardini confinano. Di sicuro anche loro avranno fatto le scorte, ricordo di aver contato almeno due camion di consegne prima che scoppiasse tutto. E chissà, magari loro qualcosa di bianco ce l’hanno. Sì, certo, e allora perché non lo hanno usato? Poi mi è venuto in mente che mia moglie e la moglie del vicino erano amiche dai tempi della scuola, liceo artistico. Merda. Un’altra pacifistartista! Scendo nello scantinato con la tavolozza dei colori, c’è ancora puzza di carne putrefatta, mi copro il naso e la bocca con un tovagliolo colorato, conto tre passi lungo la parete, segno un punto preciso con una X e poi comincio a scavare. È estate, fa caldo.

Dopo tre mesi è autunno e sono quasi arrivato a metà strada, nascosto dietro le tende su al primo piano vedo le foglie degli alberi coprire l’erba incolta dei due giardini. Il tunnel è lì sotto, nascosto da terra e foglie.

In inverno sono quasi a tre quarti del tragitto. Odio l’inverno. Nevica sempre, bianco ovunque. Bianco! Fanculo. Ho già calcolato che se mai riuscissi a ottenere il bianco di sicuro dovrei aspettare il disgelo per attuare il mio piano. Non ho smesso di provarci, lo faccio durante le pause fra uno scavo e l’altro. Scavo e mescolo.

Sono passati altri tre mesi e, sì, proprio come nella canzone, in un bel giorno di primavera ho finito il tunnel lungo la frontiera, mi manca l’ultimo colpo di piccone, sono emozionato. Un colpo secco, uno squarcio nella parete, sono dentro. Silenzio. Mi guardo intorno. Nello scantinato dei vicini c’è una ghiacciaia uguale alla nostra, dentro ci sono ossa e qualche brandello di carne ormai rinsecchita. Ecco i figli! A fianco della ghiacciaia c’è un telo colorato attaccato con dei chiodi alla parete, per terra dei calcinacci. No, ti prego, no! Con la mano lo sollevo un po’ di lato. Nasconde un tunnel. Maledizione. Corro subito di sopra, la dispensa, la dispensa è stata saccheggiata, per terra giusto una scatoletta. Sono arrivati prima di me. Maledizione! Tornò giù nello scantinato e imbocco il tunnel nascosto dietro il telo. Arrivo in un altro scantinato. Altra ghiacciaia, altre ossa, altra dispensa saccheggiata e altro tunnel. Corro da una casa all’altra, fra tunnel, scantinati, dispense saccheggiate e ghiacciaie con ossa e pezzi di carne decomposta. Dopo circa una quindicina di tunnel esco in uno scantinato che mi pare di conoscere, è il mio, per terra la tavolozza dei colori e di fronte il mio tunnel. Merda! Ho fatto il giro dell’isolato. Salgo di corsa in cucina, la dispensa saccheggiata. Avevo scorte per almeno altri tre mesi. Hanno portato via tutto. In tasca mi è rimasta la scatoletta che ho trovato nella casa dei vicini. La apro.

Ora sono due settimane che non mangio. Non ce la faccio più. Con le poche forze che mi restano scendo nello scantinato e apro la ghiacciaia. L’odore è meno forte. Sul fondo un ammasso solido, nero, informe. Ne stacco un paio di pezzi. È nero. NERO! Merda! Do un morso. Temevo peggio. Mangio i due pezzi che ho staccato e poi torno su.

Passo la notte a rotolarmi nel corridoio buio, fitte terribili allo stomaco. Basta, non ce la faccio più. Svengo. Quando riapro gli occhi è giorno. Vado verso l’ingresso che dà sul giardino, mi gira la testa. Dalle finestre entra la luce del sole. Apro la porta, chiudo gli occhi e aspetto. Niente. Nessuno sparo. Sono mesi che non si sentono spari, ma io lo so che loro sono lì, pronti con le armi, e allora cosa state aspettando? Dai, forza, facciamola finita. Allargo le braccia. No, non ho nessuna bandiera bianca, non ci sono riuscito, niente bianco, quindi, forza, su, sparate. Ancora niente. Apro gli occhi. Ho un altro capogiro, un conato, vomito sangue, il rosso che si mischia con il verde dell’erba. Cado sul prato a faccia in giù. Non riesco a respirare. Sento una mano prendermi per una spalla, mi gira, sopra di me il cielo azzurro. La testa mi gira sempre più forte, i colori si mescolano, rosso del sangue, verde dell’erba, il blu del cielo, ed eccolo, il bianco, lo vedo, quasi mi avessero steso un lenzuolo davanti al volto.

Wikipedia aveva ragione!

Sorrido

sento una voce:

- Ehi correte! Ho trovato un po’ di carne!

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Anche in condizioni di normalità si arriva a sbranarsi, metaforicamente, con i propri simili. Il racconto è un esempio di come certe condizioni estreme possano influire sull’uomo, deformandone la natura e portandolo alla follia. Ovviamente, essendo un racconto, hai volutamente esagerato con le scene splatter, ma ci stanno tutte. Bravo, come sempre.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

In assoluto adoro il "disturbante", ma qui, ed è strano perché i tuoi mi coinvolgono sempre e sono sempre testi che mi affascinano, trovo poco afflato, e poca pancia. Mi arriva più come un mero esercizio di scrittura, non so, mi arriva freddo e non mi porta. Perdona la franchezza. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Tu sei bravo, e come sempre, hai una scrittura molto personale: ritmata, sicura, chiara. Il soggetto è quello e ci si può aspettare tutto in un flusso di coscienza disturbato, angosciato, disperato. Però la violenza sulla moglie e sulla figlia non mi convince, non mi sembra realistica in questa tipo di situazione, in cui credo che l’unica forza sia rimanere accanto alle persone che amiamo o pensiamo di amare. Istintivamente. Dico credo, perché non lo sappiamo non conosciamo questa situazione e ognuno avrà una reazione in base ai propri profili caratteriali e di autocontrollo, di coscienza e umanità o coraggio. Però prendo il tuo racconto come una surreale estremizzazione. E non era una prova facile. E assai originale Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

È in assoluto uno dei migliori racconti letti nei due anni di permanenza in Typee. La storia è un catalogo di orrori che dimostra come il genere umano sia capace di azioni e scelte estranee a tutte le altre specie viventi. La tua penna ha reso onore alla verità. Questa può farci inorridire e disgustarci. Tuttavia, occorre un enorme talento per descrivere la verità in modo credibile e coerente ai fatti. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Ho ricevuto un'impressione molto simile a quella "nominata" da aljoscia, che mi ha impedito di apprezzare appieno il tuo racconto, "disturbato" dalla tua insistenza a mostrare l'orrore di fronte al quale si trovano gli esseri umani, in certe condizioni, portate allo stremo da eventi impossibili da affrontare... Ma è un mio limite personale, e apprezzo la tua capacità di aver provato a tracciarne un contorno, dandogli forse un senso, nei limiti di un testo letterario. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

forse è una domanda sbagliata, ma te la faccio lo stesso: perché una così ostinata esibizione dell'orrore? Certo, è ben scritto, e forse il tuo intento era di proporre una lettura della guerra in chiave di ironia tragica, anzi macabra. Ma non so. Serve?Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Sommando tutti gli orrori della guerra si pensa solo al rosso del sangue, magari al nero ma certamente non al bianco. Hai espresso il disagio che stiamo vivendo con un tocco di cinismo che graffia davvero. Il cannibalismo si è verificato realmente in tante guerre e nei lunghi assedi. Ne accenno anche io nel racconto su Leningrado.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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Chuliah ha votato il racconto

Esordiente
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Gabry1978 ha votato il racconto

Esordiente

Mi piace il tentativo cinico di rendere il terrore e la bruttezza della guerra con immagini forti mescolando oggetti della vita comune. Ma in questo campo, di guerra, è davvero difficile battere la realtà. Bello però!Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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di Dalcapa

Scrittore
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