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Narrativa

Bicchiere blu

Pubblicato il 11/09/2019

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Ogni mattina, intorno alle sette, sabati e domeniche esclusi, ti vede entrare con gli occhi stropicciati, i capelli in piedi, i piedi nudi.
Apri l’acqua della doccia prima di accendere la luce, la luce prima di sederti a pisciare. 

Ti guarda mentre sfili la maglietta che usi come pigiama, e le mutande che usi come mutande, in cui infilavo la mano quando ci prendeva la voglia di attorcigliarci appena svegli.

Poi sparisci dietro la porta di vetro smerigliato, e mentre acqua e sonno ti scorrono addosso, le nuvole di vapore sottile quasi lo soffocano. Ma tu, salvatore inconsapevole, corri in suo soccorso con l’asciugamano annodato in vita. Apri di poco la finestra - hai sempre paura di prendere freddo - e fai uscire tutto, e fai entrare il giorno.

Così ora può osservarti nudo, bello come tu non ti vedi, mentre strofini l’asciugamano sulla testa in quel modo un po’ violento. Lo fai scivolare sulle spalle, sotto le ascelle, schiena culo inguine e cazzo, cosce polpacci e piedi. La tua coreografia personale dell’asciugatura, che si ripete sempre uguale, doccia dopo doccia. Danzi, nei gesti quotidiani, e nemmeno te ne accorgi.

Poi esci, ma il pigiama appoggiato sul tappeto è la promessa di un tuo ritorno, perché sa che in bagno non lo lasci mai, io so che lo rimetti sempre sotto al cuscino. Come ti togli le scarpe appena entrato in casa. Come controlli due volte che i fornelli siano spenti prima di uscire. Come tiri giù le tapparelle prima di dormire.


E infatti la promessa la mantieni. Hai i capelli asciutti, pettinati, ti trascini dietro un leggero profumo di lacca. Mi riempiva il respiro quando ti baciavo sulla nuca, con le mani ti accarezzavo la pancia, con le labbra assistevo all’aumento di superficie della tua pelle d’oca.

Avvicini la mano proprio nella sua direzione, e lo sfiori, lo fai roteare un po’, si muove tutto il bicchiere in un piccolo terremoto locale. Adesso vede solo le piastrelle azzurre, ma sente lo scroscio del rubinetto, il ritmico movimento del tuo polso, l’acqua che si raccoglie sulla coppa creata dalle tue dita sottili, che poi esce dalla tua bocca.

Senza volerlo lo fai roteare di nuovo, e per qualche secondo lo fissi, malinconico di fronte alla sineddoche di un amore sfiorito. Il corpo fermo, la testa inclinata, lo sguardo che leggermente si contrae.

Ti scrolli di dosso l’ingombro dei ricordi ed esci, questa volta non è sicuro che farai ritorno.
È abituato, a passare qualche ora senza vederti, ma ogni volta fa un po’ male.
Sono abituato, a passare qualche mese senza vederti, ma ogni giorno...


Sorprendentemente appari di nuovo. Hai addosso quei jeans vecchi di anni, di cui non ti disfi perché sono ancora in ottimo stato.
La cura che hai degli oggetti che ospiti, dello spazio che abiti, delle persone a cui doni tempo, me la ricordo bene.
Dopo una brutta giornata, mi asciugavi le lacrime al telefono. Dopo una litigata, mi facevi rifugiare in un tuo abbraccio. Dopo essere venuti, mi stringevi sempre la mano mentre il respiro riprendeva fiato, un gesto che era la differenza tra il sesso e l’amore.

Lo sa che adesso, mentre spruzzi un goccio di profumo nell’aria, mentre fai un paio di giri su te stesso per fartelo piovere addosso, mentre pensi, forse, a quanto ridevo mentre tornavi bambino, è il momento di salutarti per un po’.

Come abbiamo fatto noi, con un capo del filo in mano a ognuno, ad allungarlo in direzioni opposte.
Non abbiamo il coraggio di buttarci via del tutto - o meglio - abbiamo il coraggio di non farlo.
Per questo sono lì, incastrato tra le setole che non si bagnano più dell’ultima cosa materiale che ti è rimasta di me.
Di traverso, nel bicchiere blu.

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Katia Allegretto ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Debora Pezzetta ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Ben scritto. Bello anche lo spunto.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

racconti storie di una quotidianità normale, tenera e fragile. e quindi in pericolo. è la tua cifra riconoscibile.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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di Gulli

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