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Narrativa

[bozza_parte3]

Pubblicato il 16/09/2022

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arrivò come una crepa nel cielo in un baleno vibrando, e grandi balzi a leggere altitudini.

vieni, mi diceva, mangia, vieni che sei bello, mangia, mi diceva, che sei tondo, guancia di guancia la mia casa è la tua.

ma tanto alta da vertigine sul piatto, pieno di nausea. questo appetito sconosciuto e l'impazienza nei suoi sorrisi rigidi.

non mi pose interrogativo, non propose mi prese.


le lumache in verticale sul vetro tracciando la bava tra goccia e gocce, spalmate come labbra a baciarci di bianco, e noi oltre, bava noialtri, nel bianco di un letto attaccaticcio, importuni, animali senza paragoni. arieggiare, quasi urlare le mie mani. le sue, corde. nodi ovunque le sue nocche aprirmi solchi, dove ho perso gli occhi? ( quali imbrogli di scambismo d'organi )


e già lo sai, poeta, di questi semi seminati nel latte, che sbocciano di notte, involontaria ovatta che batte un ritmo.

se mangio polline di fiore partorisco silenzio?

ho un'antenna d'insetto nella gola e non so se passa, questo buio.


che grande varietà di insulti esclamativi, e un ronzare centrifugo di lame da allenare, affilare, allungare le punte alle schiene in tatuaggi fondi di zampilli. sicuri i parenti si scagliavano da età severe, un gran caleidoscopio di aspettative ( a volte suona così, senza un orario, una sveglia risaputa a crepacuore, a negare stracciare calpestare una piccola piuma d'amore illuso ).


il dettaglio di luce tra dita di donna magre, una nenia sola sola in chiaroscuro.

allentare le vene dal clamore, su una foglia di verde. rafforzare una dorsale espugnare me.

inspirare. essere nano sempre e goffo, piangeva la testa sui ginocchi e tutto, e di zolfo era il mondo dopo lo spavento.

dopo la sosta, una festa fresca, una donna mi parlava e la sua bocca era piccola. uomini miei coetanei, persi di vista per decenni, in strane capigliature, bevevano da grandi boccali.

e già lo sai, poeta, sentivo l'aria a vita scoperta, e il sole mi affrancava la basta di certi spilli sul collo. un continuo e piacevole rammendo, un paesaggio d'imbrunire calmo e giallo.

non sono un esperto di musica degli alberi, ma forse nuove arie ci toccheranno, divideranno, pelle in particelle, perle in luce.

e ascolteremo le ghiande cadere sostenute dal suolo e dal sole. 


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esercizi ha votato il racconto

Esordiente
Editor

coinvolge. è davvero splendido. non so dire meglio di così Segnala il commento

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Emil Moltenis ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Un fiore ha votato il racconto

Esordiente

La storia - perche è una storia - si intuisce solo dall’uso dei tempi e dei modi. Indicativo al remoto all'inizio poi imperfetti a due riprese. Infinito Poi di nuovo indicativo presente e poi futuro in chiusura. L’uso tipico tuo di una lingua che definirei istrionica di acqua cheta, contraddizione voluta. Con una volontà ultimativa caricata a molla. Di scrittura ultimativa. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Antonio Tammaro ha votato il racconto

Scrittore

La sintonia che pervade le tue mani di scrittura si fa tattile, reale... sembra di vedere, di sentire.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Bozze di numeri primi? Strappi a baci e morsi il sapore della vera poesia.Segnala il commento

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di Roberta

Scrittore
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