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Narrativa

breve racconto sulle infrastrutture

Pubblicato il 17/05/2020

un vecchio esperimento che un bel racconto di Howl mi ha fatto ricordare; uno dei corsivi, nel testo, è il titolo di un meraviglioso libro di Michel Houellebecq

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Voce del verbo tracimare.

O di quella giornata nella quale, tutto, alla fine, tracimò.

La sveglia da un lato e dall’altro lei che come ogni altra mattina sembra non dare segni di vita- A. che si alza con gesti nervosi senza curarsi troppo di fare silenzio- la pelle delle gambe impallidita per il freddo- non trovando il dopobarba si ricorda solo a un certo punto che è finito da qualche giorno e che doveva comprarlo non ne ha avuto tempo o forse si era dimenticato- non sa- nel solito posto in cucina non si trova neanche lo zucchero- ha provato a guardare aprendo alcuni sportelli a caso ma non è da nessuna parte- luce di neon risulta mortale all’umore- A. che alla fine si beve il caffè amaro ed impreca- e che in balcone fuma la prima della giornata- nel cielo grigio nessuna traccia di sole lo si direbbe scomparso- A. che indossa un maglione a collo alto sotto alla giacca pesante e quindi i guanti e la lunga sciarpa rossa- il cui lembo gli rimane incastrato nella porta del sette barrato affollato anche più del solito- alcune ragazzine con enormi zaini che lo guardano alle prese con la sciarpa e ridono ma con garbo da parte sua nemmeno un sorriso in risposta- goffo com’è nella posizione premuta al vetro A. che piuttosto fa finta di non vederle- fino alla fermata seguente quando la porta gli libera sciarpa e gli libera il collo- a questo punto A. che volta loro le spalle e finalmente può imprecare liberamente- fumando poi la seconda della giornata per la strada affrettando il passo nel superare i gruppetti di liceali sul marciapiede che si agitano e non hanno nessuna consapevolezza del loro corpo e dello spazio che inevitabilmente occupa- infine al bar- in università- altre studentesse che sorridono stavolta mentre risponde macchiato frizzante e poi grazie- all’illustrissimo parere di un collega riguardo l’estensione del dominio della lotta- ci troviamo ora nel corridoio della facoltà e accostati alla parete un tizio barbuto piuttosto trasandato insieme a lui intento in realtà a guardare di continuo l’orologio annuire poco convinto e abbozzare sbrigativo un saluto adducendo parole sparse come lezione ritardo poitiscrivounamail- notando poi in seconda fila le stesse studentesse di poco prima mentre sta parlando al microfono di socializzazione nell’era globale et cetera- dal momento che non riconosce la sua stessa voce uscire metallica dai vecchi altoparlanti prova una sensazione quasi straniante e tutto sommato curiosa- ad ogni modo A. che per primo si annoia e ad un certo punto non può fare a meno di immaginarsi le due seconda fila nude inginocchiate davanti a lui su di un letto in una stanza di albergo pretenziosa giocata sui toni del color porpora- A. che fuma la settima della giornata e intanto disquisisce con il collega- l’amico- di cose che non gli interessano davvero ormai più- e non c’è sole in cielo- che non ci sia più nemmeno oltre la cortina spessa delle nuvole si sorprende a domandarsi- non il sole- non più- nient’altro che grigio negli occhi e righe su righe non appena se li stropiccia- stanco- o piuttosto ipnotiche fantasie di maioliche quelle sì colorate che appaiono e poi scompaiono di continuo- nulla di quanto letto nello studio che rimanga impresso nella memoria di A.- che infatti vediamo spingere a ripetizione il tasto espresso con l’indice leggermente macchiato dalla nicotina- e rifarlo dopo un paio di ore- alla stessa macchinetta- e ancora rifarlo- e non c’è più luce che filtri infine dalla finestra del bagno adiacente ma solo il suo viso illuminato artificialmente quando si appoggia piegato in avanti sul lavandino e lo vediamo tirato per lo sforzo e intristito e riflesso nello specchio a parete che non inquadra l’altra mano- più giù- A. che non appena l’orario glielo consente richiude la valigetta di cuoio dopo avervi riposto poche cose- per poi fumare l’ennesima alla fermata del sette barrato e concedersi l’ultima, definitiva, imprecazione, in francese come se fosse uno sfizio, intanto pensando: che merda è la vita.


Quando qualcosa si spezza avviene inaspettatamente.

E’ seduto in ultima fila. Alla fermata del capolinea il mezzo sussulta e si spegne in un colpo, poco dopo la voce dell’autista lo scuote.

A detta di tutti Alessandro è un bell’uomo, sempre educato, sempre ben vestito; ora, con quell’espressione sognante stampata sul viso, appare come quegli attori del cinema che ne hanno passate troppe e solo nelle scene finali si decidono a deporre la loro maschera di virilità.

“Signore, io chiudo tutto, lei che fa?”

Sono le undici quando si alza automaticamente e scende. Poi fa qualche passo nel parcheggio male illuminato, sale i gradini per attraversare l’atrio della piccola stazione e andare verso il primo binario.

Su un treno in partenza fa appena in tempo ad incrociare lo sguardo di un ragazzino di undici, forse dodici anni, che lo sta fissando con il naso letteralmente schiacciato sul finestrino.

Alessandro che pensa sembra felice lui e questa storia che inaspettatamente si spezza.



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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Leggo fra le righe un tangibile senso di disagio. Piaciuto il finale, l’avergli dato un’identità Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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白い騎士 ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Ritmo martellante e finale straziante. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Stupenda. Sì, tanto Houellebecq. tristezze cosmiche, strazianti. Da 10 e lode.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Howl ha votato il racconto

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Bel ritmo, teso e a tratti "inquietante." A me l idea del racconto che ho scritto l ha data "costretti a sanguinare" di Marco Philopat. Comunque il tuo racconto mi ha dato delle belle soddisfazioni. Mi piace. Segnala il commento

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AL.PE ha votato il racconto

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