Nella valigia per la Sicilia aveva messo un pullover di lana, anche se era estate. Restò sul fondo del bagaglio fino all’ultima sera. Ora lo accarezzava. Era la sua rete da pesca per intrappolare oggetti. In una manica infilò una conchiglia dalla spirale limpidissima e sotto il colletto i resti di un’altra mangiata dal muschio. Pareva portata in salvo dal fondo del Mediterraneo da un bambino dell’antica Grecia. La stella marina la mise da qualche parte dentro il maglione, verso sinistra, perché un tempo pulsava, come il suo cuore ogni volta che tornava sull’isola.

“Hai visto per caso un brindolo?” sua madre entrò nella stanza senza bussare, come faceva una volta.

“Che è ‘sto brindolo?” rispose.

“I brindoli del lampadario, in soggiorno, li ho messi tutti a posto, ma ne manca uno e si nota. Puoi aiutarmi a cercarlo prima che arrivino gli ospiti? Poi però lo riattacco io”.

Da sempre c’era in casa quel lampadario enorme al quale erano attaccate con un fil di ferro consumato dal tempo decine di gocce di vetro intagliato. Pioveva spesso nel salone, specie quando ci passava qualche amico alto, e appena per terra si trovava una goccia bisognava raccoglierla. Solo a sua madre però spettava il compito di riattaccarla: il lampadario era suo soltanto. Da bambini la guardavano tutti a bocca aperta. “Lo vedete l’arcobaleno sul pavimento?” chiedeva, e loro pensavano fosse lei a comandare quell’arco di colori. “È la luce dell’universo che è venuta a trovarci” e loro agitavano le manine in segno di saluto. Quando la sala era deserta e c’erano quei riflessi sul pavimento avevano tutti un po’ di paura. Mancava il capitano dell’arcobaleno, la loro mamma.

Cercarono il brindolo sopra e sotto il tappeto, tra i cuscini del divano, si misero persino a tastare il sacchetto dell’aspirapolvere. Poi dovettero fermarsi perché arrivarono gli ospiti – che poi erano soltanto zii e cugini, gente che chiamava quel posto casa e che mai si sarebbe scomposta per un brindolo mancante.

Fu una cena commovente. Chissà quanto tempo sarebbe trascorso prima di farne un’altra. “A presto” si dissero, nascondendo le parole dietro i sorrisi.

La mattina l’accompagnò all’aeroporto un parente. L’abbraccio fu lungo ma non seppe dire abbastanza. La valigia era più leggera: non c’erano regali da dare, solo da tenere. Il brindolo era al sicuro, arrotolato nel fondo del maglione.