Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Concorsimezzograd°

Bugie

Pubblicato il 21/04/2019

Una città del futuro. Un bambino senza amici che deve affrontare gli adulti. Un mondo dove possedere l'acqua significa avere in mano il potere. Infine, forse, il desiderio di avere una macchina del tempo.

14 Visualizzazioni
6 Voti

Non pioveva da tre mesi, e ogni volta che tornava la siccità Jonathan era costretto ad andare dallo strozzino a chiedere un po’ d’acqua.

“Fa quel che ti chiede” diceva sua madre senza possibilità di repliche. “Torna con almeno cinque litri”.

Certo, era facile per lei. Gli adulti davano ordini e ai bambini non rimaneva che rispettarli.

Il sudore gocciolava dalla fronte del ragazzo e il calore saliva dall’asfalto crepato e malandato, ma non ci faceva più di tanto caso. Non riusciva a capire perché i grandi si sentissero sempre male durante il giorno. Non era irresistibile. Secondo lui gli adulti erano dei frignoni, soprattutto i vecchi. Svenivano per un po’ di sole e continuavano a ripetere che un tempo il mondo non era così, non c’era tutto questo caldo, l’acqua era ovunque e cose così. Dicevano che l’uomo aveva rovinato il mondo, la temperatura aveva iniziato a salire, l’acqua a mancare, i palazzi a svuotarsi e che quella città un tempo era piena di persone che giravano ed erano felici. Dicevano che chi aveva potuto si era spostato al Nord del mondo, in cerca d’acqua e di una nuova vita.

“Pensa che palle le strade piene di gente” disse ad alta voce, dando un calcio a un sasso che rotolò scomposto sulla strada e andò a sbattere su una delle tante montagne di rifiuti che delimitavano la carreggiata malmessa.

Da lì a due giorni sarebbe stato il suo decimo compleanno: il 7 Luglio 2069. Aveva già intuito che chi possedeva l’acqua comandava, e gli altri dovevano obbedire e strisciare.

Il suo compleanno. Già si immaginava i discorsi dei vecchi: “Si, prima faceva caldo a Luglio ma ora l’aria è irrespirabile, o mio Dio dove andremo a finire. Vi ricordate della Liguria? Un terzo è stata sommersa dal mare e…auguri!”.

Se avesse potuto avrebbe inventato una macchina del tempo, l’avrebbe caricata con tutti quei noiosi e li avrebbe rispediti cinquanta anni indietro, così da non doverli più sentire lamentarsi. Dal passato invece avrebbe portato lì un po’ di bambini, visto che ne vedeva in giro pochissimi e lui stava quasi sempre solo. I grandi dicevano che da tempo non nasceva più nessuno. Avrebbe avuto degli amici, almeno.

Si dovette arrampicare su una montagna di rifiuti di plastica che ostruiva la strada, e una volta superato l’ostacolo arrivò davanti alla casa dello strozzino. Si incupì. Quell’uomo puzzava come un caprone, e l’ultima volta per avere dell’acqua gli aveva dovuto massaggiare la schiena pelosa e sudata. Quando lo aveva riferito alla madre lei lo aveva guardato, forse con tristezza, ma non aveva detto nulla ed era morta lì.

Si grattò il capo, facendo uscire dai capelli una piccola nuvola di terra. Si passò la lingua sulle labbra spaccate dal vento caldo e dal sole.

Lo strozzino viveva in una specie di fabbrica abbandonata: un blocco di cemento rettangolare, con due ciminiere al centro che salivano alte nel cielo bianco. Entrò nel buio della costruzione e fu colpito da un odore di marcio nauseabondo. Lì dentro, da qualche parte, c’era la sua acqua.

Aspettò immobile che gli occhi si abituassero al buio, poi iniziò a camminare. C’era roba ovunque, carcasse di oggetti irriconoscibili, e sentì anche il ticchettio di un orologio. Nessun altro rumore. Stava iniziando ad avere un po’ di paura.

“Hai sete?”

La voce lo fece sobbalzare. Si girò e alle sue spalle vide una sagoma camminare verso di lui. Quando fu abbastanza vicino, nella penombra riconobbe l’uomo.

“Mi servono cinque litri d’acqua” disse cercando di apparire deciso.

“Cinque litri sono molti”.

L’uomo parlava con una voce roca e lenta, come se stesse dormendo in piedi.

“È per il mio compleanno”.

“Sai quanto valgono cinque litri?”

“Mia madre mi ha detto di fare quello che chiede”.

L’uomo rise. Poi bevve da un bottiglia e Jonathan sentì, subito dopo, un odore strano uscire dalla sua bocca. Gli ricordava un intruglio di roba che sua madre usava per sterilizzare, di tanto in tanto, le stanze della loro baracca.

Si accorse che l’uomo iniziò a barcollare.

“Perché allora non vieni qui e…”

Cadde a terra di peso, senza nemmeno provare a pararsi il viso. Il rumore del naso fracassato al suolo fece rabbrividire il ragazzo. Provò a chiamarlo, gli diede qualche calcio, ma non ottenne risposta.

Gli venne in mente che avrebbe potuto approfittarne, prendere l’acqua e andarsene. La cercò nel buio, e poi trovò una tanica da dieci litri sepolta in un cassone di legno in fondo alla stanza.

Pesava una tonnellata, ma camminò il più veloce possibile per allontanarsi da lì.

Per strada, lungo le montagne di rifiuti, pensò che sarebbe stato il caso di costruire davvero una macchina del tempo. Però ci sarebbe salito lui, sarebbe tornato indietro di cinquant’anni per capire quante bugie gli adulti si erano inventati sul passato, e per vedere se gli riusciva di trovare qualcuno della sua età con cui giocare.

Lui, in fondo, non poteva immaginarsi un mondo diverso da quello in cui era nato.

Logo
4877 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (6 voti)
Esordiente
5
Scrittore
1
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

Etis ha votato il racconto

Scrittore
Large default

paoloremer ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Michelaz ha votato il racconto

Esordiente
Large 1556961005612516394346.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

ANNA STASIA ha votato il racconto

Esordiente
Large large australia.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore
Large fb img 1553014296220.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Caucasica ha votato il racconto

Scrittore

Bello!Segnala il commento

Large default

di enrico pi

Esordiente