leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Buongiorno Francesca, buongiorno Stefania

Pubblicato il 30/05/2018

Sabato e Domenica

9 Visualizzazioni
2 Voti

Ieri, sabato 13 Maggio 2017, qui in struttura e all’orario di cena è venuto fuori questo problema.

I ragazzi nigeriani, Frank e David hanno protestato per la presenza di aglio nel cibo.

Devo dire che la reazione di David è stata particolarmente forte.

Ha buttato via il cibo ed è venuto a parlare (parlare per modo di dire) direttamente con me.

Ovviamente non è stato un momento piacevole. Non lo è stato per nessuno.

Dieci minuti dopo, sbollito io, bolliti loro, sbolliti tutti, sono andato a parlare con Stanley, che mi pare il punto di riferimento dei ragazzi nigeriani, o, perlomeno, la persona con cui si discutono meglio le cose.

Anche lui non è per niente contento dell’aglio nel cibo.

Mi ha detto che, questa faccenda va avanti da un po’, che i ragazzi del Bangladesh sono già stati avvertiti della cosa dagli operatori e che però continuano a fare la stesso. Il senso di quello che Stanley mi ha detto è, mi pare, grossomodo questo: se i ragazzi del Bangladesh cucinano per tutti, devono attenersi ai gusti di tutti e non solo ai loro. Quando gli è stato detto di andarci piano con il peperoncino, mi ha detto Stanley, i ragazzi africani hanno obbedito. E adesso se lo aggiungono a parte.

Non lo so. Saranno le differenze culturali, sarà che qualcuno ha il senso della comunità e qualcuno no, sarà che ognuno tira la coperta corta dalla propria parte, ma qui il cibo mi pare che sia un argomento piuttosto importante. E non credo sia la prima volta che questioni del genere vadano a innescare vere e proprie tensioni tra i gruppi.

La sera stessa ho parlato anche con Aghosh (grande) e lui mi ha detto, ed era abbastanza scocciato, una cosa di questo tipo: “cuciniamo per trenta persone e a lamentarsi sono solo in tre, il problema è il loro”.

Ha le sue ragioni, indubbiamente, e i suoi modi gentili sono (per quanto mi riguarda), un grandissimo punto a favore, ma purtroppo il problema è di tutti. Anche dell’operatore residenziale, che è dalle sei di pomeriggio rimane da solo.

Questa mattina, domenica 14 Maggio, ho parlato di nuovo con Stanley (voglio sottolineare, a questo punto, il suo ruolo di mediazione). Gli ho chiesto a quante persone, esattamente, non piace la cucina, diciamo, asiatica. Mi ha detto che non si tratta solo di quattro gatti, si tratta più o meno di una metà dell’utenza. Una cosa del tipo Pakistan-Bangladesh-aglio, Africa Unita no-aglio.

Non so se è vero oppure no. Ma mi pare plausibile.

A questo punto, dato che considero (a torto o a ragione) tutta quanta questa storia come un vero e proprio problema, come un ostacolo al mantenimento del necessario livello minimo garantito di tranquillità che una vita in comune impone, ho provato a pensare a qualche tipo soluzione.

Per come la vedo io ci sono, in linea generale, tre vie:

1) Evitare del tutto l’aglio. Fare in modo che i ragazzi del Bangladesh/Pakistan ne mettano poco, o per niente, o per loro. O, e questa è radicale (e quindi probabilmente infattibile), l’aglio non comprarlo punto e basta. Via il dente, via il dolore.

2) Istituire, in una cucina così grande, due tipi di “sotto-cucine”. Nello stesso giorno, nello stesso pasto, un gruppo di ragazzi africani e un gruppo di ragazzi asiatici si prepara ognuno il condimento di proprio gusto. Da mettere, poi, sul riso in bianco.

3) Linea dura and “shut the fuck up”: spiegare ai ragazzi nigeriani e africani e un po’ a tutti quanti che questo non è un albergo e che, per farla breve, si mangia quello che passa il convento e poche storie.

Io, se fosse messa ai voti, sarei per la seconda via e vi spiego, al riguardo, le mie motivazioni:

la prima farebbe probabilmente imbestialire l’altro gruppo, quello degli asiatici. E sarebbe, oltretutto fargli un torto, visto, che, con la loro tranquillità e con la loro maggiore operosità (vedi ad esempio l’orto) aiutano FATTIVAMENTE il lavoro di tutti quanti noi.

La terza la vedo fallimentare. Il problema si riproporrebbe ancora e ancora e ancora fino a che, una sera, (ci posso scommettere che se dovesse capitare, allora sarebbe di sera), dalle parole si potrebbe passare a qualcosa di più efficace. Tipo una bella e coreografica rissa da saloon tra etnie differenti.

La seconda soluzione forse non è immediata ma la vedo tutto sommato organizzabile e, soprattutto, abbastanza risolutiva. Anche per quanto riguarda le istanze degli operatori nei riguardi dei beneficiari. La logica è questa: “avevate un problema, ve l’abbiamo risolto, adesso non rompete più le palle e badate a cucinare”.

Ecco fatto, ho quasi finito. Concludo dicendovi questo:

sicuramente eravate già al corrente di tutta quanta la faccenda e, probabilmente, avrete già trovato un modo di affrontare la questione (che non sarà primaria, magari, ma comunque troppo periferica non è).

Io da sostituto operatore residenziale ex volontario di “casa arcobaleno”, conoscendo un po’ sia voi, sia i ragazzi, sia la struttura, ho voluto dire la mia.

That’s it.

Buona notte e buona fortuna, diceva quello. Anche se è domenica mattina.

Logo
4978 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (2 voti)
Esordiente
2
Scrittore
0
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Michelangelo67 ha votato il racconto

Esordiente
Large isadora duncan 650x436.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ellida Wangel ha votato il racconto

Esordiente
Editor
Large default

di Michele B.

Esordiente