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Umoristico

C'era una volta un re che disse a Sir Bepi, raccontami una storia e la storia cominciò

Pubblicato il 15/05/2019

Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso a Vimercate. Scherzo, la storia parla di un re che si sente donna.

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C'era una volta... «un re!» diranno subito i miei lettori. E infatti è così, mica sono originale come quel volpone di Collodi.

C'era questo re che viveva in subaffitto in un monolocale nei cipressi della zona industriale di Vimercate. «In un monolocale? A Vimercate? Ma come fa un re che si rispetti a vivere in un monolocale a Vimercate?» penserete voi. Un sovrano che si rispetti dovrebbe abitare in un pastello della Baviera o chessò in un bellissimo palazzo sulle rive dell'Indo! E invece no, questo qua viveva in un palazzone simil-sovietico nella periferia di Vimercate. Che poi a dirla tuta non so nemmeno dove sia Vimercate. Fattostà che questa è la mia storia e decido io dove abita il protagonista, se non vi garba leggete i racconti di qualcun altro. No, dai, scherzo. Leggete i miei che voglio diventare famoso e fare la grana.

Ma torniamo Hanoi. Questo re era caduto in disgrazia e forse anche dalle scale (ma non ne sono sicuro), quindi non aveva più un reame su cui governare, infatti lavorava come centralinista in un call center. Non era molto, ma almeno riusciva a portarsi a casa la pagnotta. Peccato fosse celiaco e che con la pagnotta non potesse farci un granchè. Ma non divaghiamo.

Il nostro re si chiamava Gina. Eh sì, Re Gina. Non potete immaginare quanto venisse preso in ciro dai suoi compagni alla scuola per regnanti. Ma a Re Gina questo non importava perché andava fieno del suo nome e non lo avrebbe scambiato per nulla al mondo. Fin da piccolo Re Gina aveva mostrato dei comportamenti che avevano fatto insospettire suo padre, Re Stio. Amava giocare con le bambole, dipingersi le unghie e soprattutto gironzolare per la reggia con i tacchi e la parrucca. Nemmeno le amorevoli attenzioni dello zio, Re Dimere, da cui il padre lo aveva mandato nel tentativo di farlo diventare un bambino come tutti gli altri, erano riuscite a renderlo normale agli occhi della famiglia.

Con il passare degli anni, Re Gina fece mostra di comportamenti sospetti, alquanto strani per un aspiratore re: passava ore a truckarsi, trascorreva tutto il pomeriggio a parlare al telefono con le amiche e disdegnava qualsiasi avance proveniente dalle ragazze che il padre gli presentava.

Per questo motivo i genitori, preoccupati per la condotta del figlio, decisero di mandarlo per qualche mese dal cugino della madre, Re Gimento, sperando che un'educazione militare potesse sopire gli atteggiamenti femminei di Re Gina. Ma nemmeno questo funzionò. Terminiato l'addestramento il futuro sovrano tornò a casa senza essere cambiato di una virgola o di un punto.

Disperato, il padre lo rinnegò e lo escluse dalla successione al treno, sbattendolo con forza fuori dalla reggia. Ma Re Gina non si disperò. Si disse che non sarebbe stato con chi non lo accettava (accettava nel senso di apprezzare, non tagliare con l'accetta) e per questo motivo decise di cominciare una nuova vita.

Ora di giorno Re Gina lavora come centralinista per una società che si occupa di telefonia mobile, mentre di notte si trasforma nella lussuriosa Jessica Libido, una delle drag queen più apprezzate dell'hinterland milanese. Certo, non parteciperà a eventi importanti né banchetterà con principi e regine, ma quel che è sicuro è che è felice. 

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Elena_Vere ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Credo che la forza del raccontino sia proprio il ‘non sense’ delle parole. Forse il finale è troppo sensato :-) Per me ovvioSegnala il commento

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enrico pi ha votato il racconto

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Mi piace, anche se non digerisco bene cose tipo “truckarsi”, “andare fieno”, “prendere in Ciro”. Per il resto bello! Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Fortunato Re Nato, senza andare ha squola a ereditato!Segnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Rossella Manetti ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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di Sir Bepi Halibut

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