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Narrativa

C. non ama nessuno

Pubblicato il 10/02/2019

C. non ama nessuno. Ora. Come è diventata quello che è?

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C. non ama nessuno. Dicevano così ieri quegli sfigati dei suoi compagni di corso. Raggruppati in cerchio a parlarsi l’un l’altro, a dirsi il nulla delle loro vite. C. gli passò accanto ignorandoli, come sempre a testa alta, spocchiosa volendo esserlo, ignorando quel loro modo di parlare, di far finta di non volersi far sentire. Vigliacchi inutili, e questo era il massimo del tempo che dedicava loro nei suoi pensieri.

Il legno della chitarra era freddo contro i suoi seni, di cui andava fiera. Le gambe lunghe - uno dei suoi ragazzi, uno studente di matematica applicata, chi era forse U.?, ne aveva calcolato le proporzioni che erano decisamente, affermava, in rapporto aureo con le altre parti del corpo -, i piedi appena rivolti l’uno contro l’altro in una specie di posa timida, studiata per non esserlo. Le gambe lunghe e nude sostenevano la chitarra - gliel’aveva regalata V., uno dei suoi preferiti - che nascondeva l’altra parte della sua nudità, quella che interessava a tutti, pensò. C. non ama nessuno. Forse era vero. Voltò il viso per guardare la posizione della sua mano sul manico della chitarra. Una ciocca di capelli, castani illuminati da riflessi rame ed oro - D. impazziva letteralmente per i suoi capelli che carezzava ed osservava a lungo dopo che avevano fatto l’amore normalmente in modo piuttosto selvaggio, qualche volta violento -, scivolò andando a sfiorare le corde della chitarra. V. Le avrebbe detto che la posizione della sua mano era imperfetta, aggiungendo però subito dopo che questo era un meraviglioso contrasto con quello che lei era: perfetta.

Lei era perfetta. Spremeva il desiderio fuori da chiunque. Che volesse o meno.

M. sarebbe tornato entro un’ora. Ancora un po’ dunque, per continuare a suonare, nuda. La prima volta l’aveva fatto un’estate in campagna. Assieme a G., il primo, quello che le aveva cambiato la vita. Quello che l’aveva fatta diventare come era ora.

Era stata un’estate meravigliosa, come un lungo giorno ed una lunga notte, un’estate avvolta nella luce del sole, del giallo e del bianco dei fiori nei prati che circondavano lo chalet di G. Erano stati giorni in cui non si ricordava di essere mai stata vestita. G. le aveva insegnato a suonare la chitarra. Entrambi nudi. E lei glielo aveva lasciato fare. Abbandonata a qualunque cosa lui volesse. Le piegava le dita per ottenere la posizione migliore dell’accordo. Le allargava le gambe per assaggiarla in profondità.

Una notte scoppiò un temporale, di quelli estivi pieni di tuoni. Lei si svegliò e si girò sul materasso che era in terra, nella stanza sotto il tetto, dove si rintanavano più volte al giorno a scopare - lui le aveva fatto amare questa parola -, circondati da candele ed una bottiglia d’acqua. Tanto gli bastava in quei giorni. Aprì gli occhi nel buio sentendo l’aria umida di pioggia. Lui era davanti alla finestra aperta. Fuori la pioggia, illuminata dal bagliore dei lampi, sembrava azzuffarsi con se stessa nel tentativo di entrare nella casa e di impedirselo allo stesso tempo. Che fai lì? Torna a letto. Cos’altro si può dire. Devo andare non c’è scelta. C’erano sicuramente altre cose che avrebbe potuto dire. Ma disse questa. Lei non rispose e si sentì come nascere.

Abbracciata alla chitarra, nuda, suonava. M. sarebbe tornato entro mezz’ora. Era buono M. Avrebbe forse portato un regalo. Anzi certamente. Una collana, o forse un bracciale. La sua specialità. Gliel’avrebbe detto subito. O magari dopo la doccia, quando sarebbe venuto avvolto nell’accappatoio blu, con il membro duro, abbracciandola da dietro. Come non capirlo era lontano da una settimana e lei era quello che era: perfetta.

Il momento era giunto però. Non è che fosse stanca di lui. Anzi ci si stava abituando. Come ad un plaid. Era quello che era però, il suo istinto, la forma in cui si era trasformata dopo quei giorni con G.

C. non ama nessuno. C. è incapace di amare qualcuno. C. non vuole.

Forse lo spiegherà ad M. o magari no. Forse rimarrà seduta a guardarlo contorcersi nel tentativo di capire. Lo osserverà come si osserva una vespa cercare di uscire dal pantano di schiuma di un bicchiere di birra. Prima che raggiunga il bordo e, stanca ma libera, voli via per non tornare più ciò che è stata fino ad allora.

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Viola ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Stile interessante. Racconto un po' spezzettato e immagini non sempre "funzionali". Manca qualcosa, ma malgrado questo, piaciuto.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Diverse belle immagini, ma abbastanza scollegate tra loro; manca un "trait d'union".....ma Forse era quello che volevi....Segnala il commento

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di Maurizio Ferriteno

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