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Narrativa

Caldo

Pubblicato il 02/08/2022

Chiedo scusa per la riproposizione, dopo alcune modifiche. Mi sembra sia il caso di smettere con l'allegria delle cicale d'agosto e con l'unica preoccupazione del Pil!

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“Lascia stare, Anna. Non toccare, posalo.”

“Ma mamma… l’ho appena trovato. Cos’è?”

“Ti ho detto di posarlo, non farmelo ripetere”.

Lentemente, quasi con aria di sfida, la bambina gettò lontano l’osso.

Erano su una spiaggia di sabbia bianca e sottile, il mare era calmo e il caldo insopportabile, come sempre.

Molti, innumerevoli anni prima, quando nessuna delle due era ancora nata, quel posto si chiamava Finlandia.

“Cos’ha di speciale quest’osso, mamma?”

“Fai come ti ho detto, d’accordo? Stasera ne parli con papà”; era un po’ alterata, la bambina non voleva mai ubbidire!

“Ecco – pensava la bimba - finiva sempre così, tutto rimandato a sera: papà parlerà, papà dirà…”.

Il parco naturale in cui si trovavano – ormai abbandonato da tempo - si estendeva su molti acri. Di quando in quando affioravano dei resti fossili e, ancor più raramente, un cartello piantato nella sabbia forniva qualche spiegazione incomprensibile.

La mamma e la bambina erano uscite dalla loro capanna, non molto lontano, per cercare un po’ di sollievo al calore

 soffocante. Ma quel po’ di vento che soffiava era caldo anch'esso, rovente, come tutte le cose.

Erano nude; i vestiti avevano perso il loro scopo di protezione dal freddo, da tempo ormai, per non parlare della funzione estetica.

L’orizzonte, verso nord, era costantemente rosso, intervallato da fumi nerastri. Le fiamme si sviluppavano ancora fra quei radi cespugli che coraggiosamente resistevano. Il mare aveva invaso le terre più basse. Laggiù molto lontano e appena visibili sorgevano vaste isole, le terre più alte di quella che un tempo l’uomo chiamava Penisola Scandinava.


Il grande maschio sedeva fiero su quel rialzo di granito e annusava l’orizzonte. Tutto attorno i cespugli erano secchi e le acacie pungenti stavano morendo, incapaci di resistere al caldo che, anche in quei luoghi, era sconosciuto: troppo per bestie e uomini.

Non sapeva il grande leone che qualche anno prima quegli sciocchi nei loro begli uffici con l’aria condizionata, avevano inventato addirittura la ‘giornata del leone’. La loro coscienza era a posto, come quella di chi, da un giorno all’altro molti anni prima, aveva deciso che i matti non esistevano più. Un bel tratto di penna e il problema era stato risolto e, peggio ancora, dimenticato.


Si mosse verso nord, magro e stanco; dietro di lui una leonessa spossata dall’allattamento di due piccoli, grassottelli e allegri.

Dopo molti giorni di cammino, cibandosi di poche e scarne carcasse – proprio come le iene – scesero lungo la lunghissima scarpata; giù, sempre più giù, fino a che il terreno divenne piano. Qua e là erano erano sparse delle pozze d’acqua. Acqua finalmente. Scrollarono la testa come per liberarsi del sapore salato e rivoltante.

Proseguirono per l’infinita pianura. Di tanto in tanto spuntava fra il fango la pinna di una pesce morto, loro salvezza. C’era anche qualche teschio umano e qualche osso che sporgeva dal liquame. E qualche relitto di barca.

La marcia era senza fine. La leonessa morì quando giunsero dove il terreno riprendeva a salire. Continuarono ancora per giorni e giorni.

Ormai era rimasto solo lui e la sua criniera incrostata di terra.

Si distese e chiuse gli occhi.


Nella sera, un po’ più fresca, illuminata dai fuochi lontani, rossi ed eterni, la bimba faceva vedere al padre l’osso che aveva trovato quella mattina nella sabbia.

“Cos’è papà?”

“Un osso, cosa vuoi che sia, buttalo. Hai fame?”

“Sì papà, ho tanta fame e sete”.

Gettò lontano la tibia del leone, che non sentiva più il caldo da secoli. E neppure aveva mai saputo che un tempo era esistita la ‘giornata del leone’.

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Drammatico e intensoSegnala il commento

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Helenas ha votato il racconto

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Alma R. ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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Editor

Prova a riscriverlo in Prima al Presente: vedrai da solo tutti gli errori che hai commesso.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Ezmilev ha votato il racconto

Esordiente

Ciao! ci sono alcune cose che non mi tornano. Te le elenco, se ti va poi fammi sapere cosa ne pensi! 1- La bambina si chiama Anna? Non so se sia convincente, visto che si tratta di un futuro molto lontano, in cui addirittura si è persa la funzione estetica dei vestiti (radicatissima nell'uomo da tantissimi millenni!). Non so nemmeno se è credibilissimo il fatto che di sera il papà spieghi alla bambina. Mi sembrano personaggi ancora radicati alle dinamiche presenti: la bambina che deve obbedire, il papà che spiega sempre... 2- forse c'è un errore in "Ecco - pensava la bimba - FINIVA sempre così". Forse, "finisce". 3- ci sono alcune espressioni che trovo un po' didascaliche, che proverei a rendere più interessanti stilisticamente: "era caldo anch'esso, rovente, come tutte le cose"; "per non parlare della funzione estetica", "le fiamme si sviluppavano ancora fra quei radi cespugli che coraggiosamente resistevano" e altre. 4- non mi è chiarissimo il passaggio di tempo. Il leone e la leonessa vivono molto tempo prima rispetto ai due uomini, giusto? 5- alcune azioni non mi sono chiare: perché i due leoni scrollano la testa come per liberarsi del sapore salato? come li aiuterebbe scuotere la testa? Oppure, la bambina getta l'osso: perché poi la mamma le dice di fare come le ha detto (non l'ha appena fatto?) - e come fa la bambina a far vedere l'osso al padre se l'ha gettato? Ciao e grazie! :) Segnala il commento

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Raffaele 57 ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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di Frato

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