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Young Adult

Cambiamenti

Di Howl
Pubblicato il 23/03/2021

Lista degli episodi: https://www.typee.it/stories/quando-ho-iniziato-teo

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Ha tremato il pavimento, le pareti e tutto intorno. La luce aveva il singhiozzo. Ma è stato quando è arrivato il buio da solo e tutto intero che mi ha fatto paura per davvero. Ti riconoscevi a fatica lì dentro perché non si vedeva altro che il fracasso che mi faceva ballare anche se non volevo. Il mio pà è scattato in piedi e ha gridato andiamo via, veloce Teo, il terremoto!

Cadeva la polvere dal soffitto, non si capiva mica niente, giù dalle scale e non so cos’ho visto, una luce rossa, potentissima, ci rincorreva fin al piano di sotto. Poi un tuono di ferro, non so in che altro modo dirlo. Non c’era altro che quello là sopra.

Scaraventati all’aperto, io e il mio pà ci siamo visti al chiaro di luna, imbiancati d’intonaco, scrollandoci come cani bagnati. Ma non era mica finito, perché quel tuono era il cielo tutto, così che ha mandato in pezzi il tetto della casa, ‘ché era come un vulcano di luci rosse che s’alzavano fino allo spazio e all’infinito dove non ci vedevi più niente, soltanto che tutta la tua casa si stava accartocciando. E oltre, io e il mio pà, che ci siamo rimasti stecchiti, lui ha gridato via via, e così siamo scappati lontano, ma io ho visto lo stesso tutto quanto, perché dalla strada la mia casa non c’era più: era crollata.

Il tuono l’aveva fatta esplodere.


– Ma prima, prima, quelle luci che io ho visto, due raggi scagliati in alto nella notte e la faccia e il collo del gigante di latta che aveva sfondato il tetto ed era venuto fuori e guardava la luna e stava male, gridava come un lupo mannaro, ed era da lì che veniva fuori il tuono, ma sembrava che non era vero, che mi stavo sognando tutto quanto, così mi son dato un pizzicotto, e anche il mio pà era come me, così di sasso, e stavamo in piedi ma eravamo inghiottiti da quello che vedevano i nostri occhi e il mio pà ha detto no, con una voce finta mentre il gigante ha continuato a crescere, e più cresceva più la casa diventava macerie, e con lei tutto quello che c’era dentro.

Non c’era rimasto più niente. 


Sassolini che giravano attorno al gigante, che era come un pianeta. Un’onda di suono, aria ghiacciata e odore di ferro vecchio che ci ha fatto cadere.

Era Teo. Ma non era più Teo.

Ho gridato il suo nome, come si fa con un cane per farsi ubbidire. Adesso basta! Gli ho detto. E lui niente. Poi con quella luce rossa che gli usciva dagli occhi ha incendiato un albero.

Oddio, ho pensato. È la fine.

E quello è stato l’ultimo.

Poi il mio pà mi ha strattonato via, perché quello era il momento per fare qualsiasi cosa. Svelto, dobbiamo correre.

E io non ho capito bene, ma da lì in poi abbiamo iniziato a correre, e abbiamo corso intanto che Teo gridava. Ma non c’ha inseguito, ha preso a fare dei passi, lenti, pesanti, lunghi come fossi, nel verso opposto. Le finestre delle case si accendevano.

Correndo siamo arrivati fino al capannone del mio pà e lui ha preso la chiave da sotto una pietra – la terza dopo il pilastro – e ha aperto il lucchetto. Glielo avevo già visto fare, conoscevo il suo nascondiglio.

Ha acceso la luce e quando ha visto Rambo, ha fatto un balzo, non c’era tempo di spiegargli come stavano le cose. Non ancora.

Rambo tremava. Si era avvicinato, come dire, tutto basso, non l’avevo mai visto così intimorito. Mi sono accorto di quanto cucciolo era ancora. Il mio pà mi ha guardato male, ma oramai…

È il cane di Casadei questo? Mi ha chiesto.

Io gli ho detto tutto d’un fiato che non sapevo come si chiamava il suo padrone, ma che aveva una statua della madonna nel giardino di casa e che era cattivo e lo trattava male. Insomma, lo dicevo e mi mangiavo le parole.

È la seconda volta. Mi ha detto.

Allora lo sapeva.

Poi ha sbuffato. Ha allungato una mano per accarezzare Rambo. Sta buono, sta buono.

Rambo gli ha gironzolato intorno, scodinzolava mica tanto convinto, però era già qualcosa.

, gli ho detto.

Non c’è tempo, viene con noi. Ha detto.

Stavo per chiedergli dove, ma mica m’importava, oddio, voglio dire, ero così dentro nel caos, che tutto mi sembrava finto. Però poco per volta veniva a galla anche questa strana sensazione, voglio dire, come se nel terrore mi sentissi sicuro, perché tutto capitava così in fretta che mi scorreva addosso. E in più ero con il mio pà, che faceva tutto a questa velocità assurda, come se si era preparato da una vita per questo momento. Aveva ritmo. Era una canzone punk, per dire. Così sapevo, che tutto quello che sarebbe successo da lì in poi, sarei stato protetto. E questo un po’ mi svegliava.

Dopo quello che hai visto. Mi ha detto. E poi si è fermato.

C’era uno sportellino di ferro arrugginito nel muro e dentro c’erano dei tasti. Ha spinto una serie di numeri. Si è sentito un rumore elettrico e poi, per terra, si è aperta una botola. C’erano delle scale, illuminate da una striscia di luce al neon che andavano giù, da qualche parte, dove chissà che cosa c’era.

Vieni, mi ha detto.

Così l’ho seguito, portando con me Rambo, spingendolo un po’ a dire il vero, e lui faceva fatica a scendere. Ciondolava tutto, indeciso, e io con lui.

Siamo arrivati ad un lungo e bianco corridoio, ai lati c’erano appese delle foto di tizi che non conoscevo mica. Bambini, alunni, giovani, soldati, poi un quadro fatto dalla mia mà, e infine, proprio all’entrata di quella strana stanza a cerchio, Teo.

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Anonimo ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

OttimoSegnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

trovi sempre le parole giuste.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Accidenti, Howl. Inizio a respirare ora che ho finito di leggere.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente

ci salvi sempre :)Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ha detto tutto Frank, e mille volte meglio di come saprei fare io. Non si perde nulla: tutto alla fine si ritrova. Ennesima prova del tuo talento. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Potenza, leggerezza, capacità mimetica, esuberanza sensoriale, senso della misura, anche nel caos, capacità di ascolto e visione. Detto con le parole di Harold Bloom, la forza estetica di un testo, consiste di un'amalgama: Padronanza del linguaggio figurativo. Originalità. Capacità cognitive. Esuberanza espressiva. Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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di Howl

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