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Soggetti per il cinema/teatro

Cambiare l'acqua ai fiori

Pubblicato il 02/02/2022

Recensione del libro di Valérie Perrin

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13 Voti

Ecco un libro del quale sembra non esistere una recensione negativa. L’ho letto anche abbastanza velocemente, mi ha preso molto all’inizio. Forse perché vi si narra la storia di una custode di cimiteri.

Un posto dove tanti si trovano a disagio, un posto dove a me piace passeggiare invece, spulciare le lapidi altrui, sbirciare gli epitaffi, osservare le architetture e gli ornamenti, le date dei decessi e le foto scelte… lo facevo anche prima della morte di mamma, anche se meno spesso, andando a trovare suoceri, amici, nonni, zii… quindi l’atmosfera di luogo appartato, di isolamento riflessivo ed intimo, descritta nel libro, l’ho trovata subito nelle mie corde.

È come nei piccoli paesi, appena fuori dell’abitato, dove mi piace aprire vecchi cancelli cigolanti, in minuscoli poderi, a volte in appendice ad antiche chiese appesantite dalle stagioni; a volte su disordinati cimiteri ricolmi di passato, di storie e racconti: non c’è morte ma solo palpabile quiete, tombe e lapidi sembrano composte sciattamente, lasciando minimi e insensati spazi, ma rimane l’idea di un composto omogeneo, affiatato, necessario… una tavolata di vecchie conoscenze, e noi a passeggiare chiedendo permesso e origliando leggende…

Un cimitero che è Arrivo ma allegoricamente Partenza, in teoria indizio di stabilità definitiva, ma in realtà punto focale dove il tutto si aggira vorticosamente attorno, tutto passa per la casa della custode, segreti e consigli, sensazioni e sentimenti, passato e futuro, consolazioni e rivelazioni; quella casa racchiude un turbinio, e il terreno attorno sembra dissodare costantemente, anziché custodire, urlare anziché silenziare.

Ricordo ancora quando, per vedere se le lampade crepuscolari - messe nel terreno attorno la tomba di famiglia di mamma - funzionassero, dovetti aspettare nel cimitero, quasi fino all’orario di chiusura, che ci fosse abbastanza oscurità per permettere ai led di accendersi. Ero da solo a passeggiare sereno tra vialetti e lapidi in un magnifico silenzio, ignaro dello spettacolo che di là a pochi istanti mi sarebbe apparso: nell’oscurità incipiente una miriade incredibile di lucine stavano creando autentico spettacolo. Una città fibrillante di luce, come di festa, ma privata, una festa solo per me, e per la mia mamma.

Insomma, occhio a cambiare troppo l’acqua ai fiori.

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Allora non sono la sola a non trovare tristi i cimiteri. Bello il tuo breve racconto perché c’è dentro molto, e condivido la recensione del romanzo di Perrin. È una lettura piacevole con molti passaggi notevoli.Segnala il commento

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Flying_Dan ha votato il racconto

Esordiente

Mi hai fatto venir voglia di leggerlo e mi piace il tuo stile. Non sai mai cosa scriverai nella riga successiva e dunque hai nelle maniche quanti assi quante idee porti sotto il cappello. Grazie per aver condiviso!Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Bello e suggestivo il tuo racconto. Implica riflessioni di diverse tipologie a seconda delle proprie convinzioni o del proprio 'credo'. Gli atomi di cui è composto il mio corpo se ne torneranno in circolazione per un tempo potenzialmente infinito. In un tempo infinito esiste statisticamente la probabilità che si ritrovino tutti insieme dando vita a un' altra me... ma questa mi pare una ben magra consolazione al momento. Che però magari quegli atomi vadano a far parte di qualche stella o di un alieno strambo già questa, come idea, mi piace un po' di più 😉Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Anche a me era piaciuto moltoSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Ho comprato questo libro in un momento di tristezza senza sapere di cosa parlasse e sono rimasta un po’ perplessa e sorpresa. Invece mi è piaciuto. Soprattutto il ritratto di Sasha. E mi è piaciuto anche il tuo racconto Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

“Un cimitero che è Arrivo ma allegoricamente Partenza, in teoria indizio di stabilità definitiva”. Seeee… beato a te! Ma quale arrivo! Ma quale stabilità definitiva! E togli pure quel “allegoricamente”. Siete rimasti in due o in tre a credere alla morte. Volesse Dio che dopo non ci fosse nulla, il nulla di nulla. Magari fosse così semplice. Ma purtroppo – come cantava Battiato – “torneremo ancora, e ancora, e ancora…”Segnala il commento

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Frato ha votato il racconto

Esordiente

Bellissi pensieri, Franco. Malinconici, ma non tristi. Ciao, Roberto.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Preferisco di molto il breve racconto della tua passeggiata al romanzo della Perrin ;)Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Non ho letto il libro, ma mi hai fatto venire un gran voglia di farlo. La tua "passeggiata" è una splendida narrazione sospesa tra l'aldiquà e l'aldilà.Segnala il commento

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di Franco Battaglia

Esordiente
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