Carla è la sorella di Laura, poi c’è Antonella. In totale tre sorelle, tre figlie. Carla è la più grande, Laura la più bella. Una vera bellezza dicevano. Di Antonella non so dire e non so cosa dicessero. Nemmeno dell’essere sorelle so che dire, ma potrei dire dell’avere un fratello. Quello che so è che forse è stato meglio così, meglio avere un fratello. Credo capiti spesso e a me è capitato. Da piccola ho pensato di essere stata adottata. L’idea mi venne osservando che non esistevano foto che mi ritraessero neonata. C’ero nelle foto della comunione- cresima di mio fratello, ma nulla che mi ritraesse prima. L’idea di essere stata adottata non mi procurava un particolare dolore, stavo bene dove stavo e anzi finii per scegliere l’idea dell’adozione a quella che un giorno mi venne sentendo mia madre dire che ero nata di dieci mesi con la pelle che sembrava lessata dallo stare troppo nella pancia. Scelsi che era meglio essere stata abbandonata e adottata perché l’idea che la mancanza di foto fosse attribuibile alla mia bruttezza era inaccettabile.

Carla era sempre stata gelosa di Laura. Laura adorava Carla e cercava di somigliarle. Avrebbe voluto essere grande come lei, usare i suoi vestiti, avere la sua approvazione. Carla avrebbe voluto somigliare a Laura, avrebbe voluto avere i suoi capelli, essere magra come lei è avere gli sguardi di tutti addosso come capitava ogni volta a Laura. Le somiglianze tra le due erano molto vaghe, anche il carattere non coincideva. La grande era tranquilla e obbediente, la seconda sempre agitata, mossa da un fuoco invisibile. Capitò allora che Carla chiamò Laura. Erano davanti lo specchio grande della camera della loro mamma. Guardati, disse Carla. E ora guardami. Lo vedi? Non ci somigliamo per niente. Hai notato che tutti ti guardano? Laura non capiva, ma cominciava ad avere paura. Non l’hai ancora capito? Non hai visto che sei diversa? La mamma e il papà non hanno il coraggio di dirtelo, te lo dico io: sei stata adottata.

Il fatto non corrispondeva certo al vero era solo il risultato della gelosia crudele di una bambina.

La storia è vera, me l’ha raccontata Laura. Raccontava e rideva.

Io non ho storie così atroci su mio fratello tolta qualche idea scema che mi inculcò per spaventarmi. Sì, perché ancora oggi quando sento in suono delle campane evito di incrociare gli occhi per evitare di restare strabica.