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Avventura

Cappuccetto fosco

Pubblicato il 22/07/2019

Una fiaba che ha perduto la morale

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C’era una volta un giovane lupo curioso e vispo, molto meno timido di quanto dovrebbero essere quelli della sua specie. Intraprendente e temerario, amava girovagare solo nei boschi. Richiami e castighi da parte degli adulti non potevano arginare la sua voglia di avventura e scoperte.

Un giorno, durante una caccia al capriolo con il branco, si distrasse seguendo le acrobazie aeree di una gazza e si ritrovò perduto in una radura. Quello non era posto per lui: rimanere al coperto, farsi invisibile è il primo insegnamento che ogni cucciolo riceve non appena zampetta fuori dalla tana. Insieme a quello di restare sempre con il gruppo: un lupo solitario è destinato a vita breve.

Il nostro grigio protagonista sapeva bene che avrebbe dovuto mettersi subito al riparo e fiutare la pista dei suoi simili, ma qualcosa di irresistibile lo attirava al centro della radura. Un’umana.

Giovane, quasi una cucciola, a giudicare dalla taglia. Era tutta bardata di un pesante tessuto: un mantello rosso con cappuccio, per la precisione, ma il lupo non aveva dimestichezza con gli abiti, vedeva solo che era di colore scuro e che la ricopriva da capo a piedi. Che fosse femmina lo riconosceva dall'odore. L’olezzo che attirava l’animale era però un altro: un profumo succulento che emanava dal cesto di vimini posato accanto alla ragazzina china a raccogliere fiori.

Sapeva che gli umani erano pericolosi, gli era stato insegnato a diffidare e starne lontano; ma questa, piccola e mingherlina, sembrava innocua. E il profumo era tentante, troppo. Iniziò una manovra di avvicinamento guardinga alle spalle dell’umana. Si sentiva ottimista: quella continuava a strappare fiori ignara, e l’obiettivo era ormai a portata di fauci.

La ragazzina si voltò. L’animale spaventato scappò a nascondersi in un cespuglio rado.

— Ciao. Non devi aver paura. È questa che vuoi? Tieni, prendine un pezzetto.

Il lupo la vide estrarre dal cesto la cosa profumata, strapparne un frammento e gettarlo nella sua direzione. Erano pochi i balzi da fare per impossessarsene. Tentennò, ma solo un breve istante. Il sapore era anche meglio del profumo. Se ne tornò prudente nel suo nascondiglio, mentre la fanciulla continuava a lanciare bocconi di focaccia.

— È alla salsiccia. Buona, vero? — sorrideva e parlava con tono amichevole.

Golosità o prudenza: una lotta impari per un cucciolo, che si lasciò tentare.

Mangiò l’ultimo boccone vicino ai piedi della ragazzina, accettò persino una timida carezza tra le orecchie. Quella parlava: non la capiva, ma il tono della voce suonava rassicurante alle sue orecchie. E il cesto conteneva ancora molte prelibatezze. Che l’incappucciata continuò a spargere sul suolo incamminandosi. L’animale esitò appena, prima di seguirla.

— Vieni, lupetto, casa di nonna è qui vicino.

Saltellando e sbocconcellando, arrivarono a una baita.

La diffidenza si risvegliò nel lupo: infilarsi in un’abitazione umana non gli pareva una buona idea. Cominciava a sentirsi sazio e l’ingordigia non soffocava più la prudenza. Volle scappare, ma s’accorse con spavento che le zampe non lo reggevano più. Fece un paio di passi tremolanti e si ritrovò ventre a terra. Cercò di rialzarsi, ma il corpo non gli obbediva. Guaì. Ahi lui, quanto rimpiangeva di non essere rimasto con sua madre e gli altri!

— Nonna, sbrigati. Ho acchiappato un lupo. Vieni ad aiutarmi, pesa troppo per me.

Lo trascinarono inerte per le zampe posteriori fino a una vecchia gabbia, sul retro della casa. Il muso sfregava e rimbalzava sul terreno irregolare, una pietra appuntita lo ferì. Sentiva tutto, ma non riusciva a muoversi.

L’interno della gabbia era sporco, incrostato dagli odori d’altri animali. Il lupo non era in grado di riconoscerli tutti, ma ne sentiva la paura e la sofferenza. Incapace di muoversi, poteva solo gemere, sempre più piano. Da fuori, le due umane l’osservavano avide.

— Ha smesso di far baccano, una liberazione.

— Ma non avrebbe dovuto svegliarsi, ormai?

Le due si avvicinarono alla gabbia per vedere meglio.

— Sembra che non respiri più, che diavolo è successo? — urlò la ragazzina entrando nella gabbia.

Qualche settimana dopo, la fanciulla, rivestita della sua cappa con cappuccio, si apprestava a uscire, quando si fermò sulla soglia.

— Nonna, vado, ho visto dei cuccioli di volpe che giocavano soli l’altro giorno: spero d’aver fortuna.

— Hai messo una dose più leggera di tranquillizzanti nel cibo? Non vorrei trovarmi un’altra bestia morta sul groppone.

— Sì, tranquilla, e non farla tanto lunga, la bestia morta ci rapporterà un bel gruzzolo. A proposito, il cliente dovrebbe passare oggi, fatti trovare, mi raccomando.

Si voltò a guardare il lupo grigio impagliato che troneggiava nell’ingresso e gli accarezzò il muso con tenerezza.

— Addio, lupetto. Hanno fatto davvero un bel lavoro: sembri vivo.

Uscì e si chiuse la porta alle spalle canticchiando, al suo braccio il cestino dondolava a ritmo.

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SteCo15 ha votato il racconto

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Il titolo e la descrizione fanno intuire lo svolgimento. Si perde l'effetto sorpresa.Segnala il commento

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rheya ha votato il racconto

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TIZI ha votato il racconto

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NuMo ha votato il racconto

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L'umano effettivamente è più cattivo del lupo, e questa storia è più educativa dell'originale.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

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Fiorenzo ha votato il racconto

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Difficile risultare originale su una storia così nota, ma ci sei riuscita - e anche il giro di trama finale è venuto bene.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Favola al contrario, un pò cattivaSegnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Alla maniera di Roald Dahl. Piacevole.Segnala il commento

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