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Narrativa

Cari saluti

Pubblicato il 17/09/2020

Un racconto erotico (?)

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23 Voti

Giulio infila la chiave nella serratura del cassetto della scrivania. Quante volte avrà fatto lo stesso gesto Armando? Giulio lo rivede mentre richiudeva velocemente il vano e si intascava la chiave se, da bambino, entrava all’improvviso nel suo studio. Scusa papà, non vorresti, lo so, per questo non l’ho mai fatto, lo sai.
Che compito difficile aprire gli armadi, decidere cosa fare dei vestiti, dei libri, della sua preziosa collezione di cartoline. Ora che Armando non c’è più tocca farlo a Giulio, avesse un fratello o una sorella delegherebbe tutto. Regalerò, anzi no, butterò tutto. Si sente così stanco. Quando è morta la mamma ha fatto tutto Armando, Giulio era all’università e con un dolore nascosto ha continuato la sua vita tra bagordi ed esami, non sapeva quanto potesse essere costoso occuparsi di tutta la burocrazia e degli effetti personali di chi non c’è più. Poi il tempo per Giulio è passato, per Armando invece si è fermato lì. Che vita triste papà, mi spiace per i tuoi ultimi venti anni, per la solitudine, per il deserto che tu stesso ti sei costruito intorno. Nessun interesse se non girare per mercatini per acquistare immaginette che nessuno voleva più.
Il cassetto si è incastrato, i raccoglitori di cartoline sono pieni e gli impediscono di scorrere. Giulio lo forza scrollandolo, una busta scivola da una fessura invisibile sul fondo e svolazzando lentamente si ferma sul tappeto. Giulio la ignora, estrae gli album e comincia a sfogliarli. Certo papà, saranno interessanti, rare e magari anche costose queste immagini ma chissà cosa ci trovavi, che noia infinita le ore che passavi a ordinarle, schedarle, ... non ho mai capito cosa ci trovassi. Cartoline da tutta Italia, in rigoroso ordine alfabetico, da Abano Terme in poi. Migliaia di sconosciuti che mandavano “Cari saluti da ...” ad altri sconosciuti. All’altezza di Como Giulio si ferma, già ha perso interesse, pensa che non potrebbe mai arrivare fino a Venezia ma anche Napoli è troppo lontana in questo viaggio di piazze tutte diverse e tutte uguali con lo stesso monumento a Garibaldi, con cavallo o senza.
Giulio sospira, lascia i raccoglitori sul tavolo e si abbandona sulla poltrona, sul viso una smorfia tra il fastidio e il dispiacere. Con la coda dell’occhio cattura il bianco della busta caduta, si china a raccoglierla, ne estrae alcune vecchie cartoline. Forse le avevi doppie, forse erano troppo brutte persino per te, papà. Le sfoglia, le osserva. La prima è un’immagine in bianco e nero, la scritta in basso a sinistra dice “Sartirana – Interno Stazione”. Un treno fumante in arrivo, un binario per andare e uno per tornare, persone sulla banchina che aspettano. Giulio la gira, non c’è indirizzo, né francobollo, non è mai stata inviata ma scritta sì, il testo in grafia piccola e femminile dice “Il mio cuore è sartirana nella tua bocca”. Giulio non capisce.
Nella successiva una piazza di cemento e due automobili, un’edicola, una chiesa, un condominio a quattro piani, tutto colorato e molto moderno negli anni sessanta in Piazza Fulcheria, Crema dice la scritta sul retro, stavolta la grafia è quella di Armando: “Crema di latte sono i lobi delle tue orecchie, mentre all’improvviso, afferrandoti da dietro, li sciolgo tra le labbra”.
Il primo istinto di buttare tutto nel cestino accanto alla scrivania viene sopraffatto da una curiosità insinuante.
In questa c’è una Chiesa Parrocchiale, Provincia di Udine: “Ogni volta che il tuo desiderio mi sveglia, di nuovo e di nuovo, tra i fumi del sonno e la nebbia del vino, penso che non ci sia nimis, né ipplis, né attimis che potrà dividere i nostri corpi intrecciati e affannati”.
Giulio si guarda intorno, pensa È uno scherzo. Subito dopo pensa No, non è uno scherzo, ma cos’è, papà?
In questa invece c’è una villa liberty di inizio novecento, sullo sfondo dei monti. “Ti sento fortissima, non fermarti, continua e non fermarti, ti sento, ti saltrio, ti clivio, ti viggiù, senza fermarci.”
Anche in questa una chiesa e una scala per arrivarci, via Regina Margherita. “Ti guardo mentre dormi, sfinita, ora che sei gonnostramatza, bellissima lunamatrona. Rivivo ogni secondo passato respirandoci tutto il fiato che avevamo, in questa notte in cui tu eri ittiri e io ussussai, il tuo odore è diventato il mio.”
Le cartoline sono tantissime, le parole molte di più.
Un’altra volta Giulio rimpiange l’essere figlio unico, il non poter ridere o piangere con un fratello di questa corrispondenza, appassionarsi al mistero, inchinarsi alla passione giocosa di questi due. Forse non ti conoscevo, papà. Forse non conoscerà mai il viso di quella mano piccola e sottile; sa solo che la collezione di cartoline è sacra. Chiude la busta e i raccoglitori, deposita tutto delicatamente nel cassetto e dopo averlo richiuso si mette la chiave in tasca.

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Racconti Edizioni ha votato il racconto

Scuola

Un racconto che ha il pregio di chiudersi ad anello e con un’immagine simbolicamente convincente – la chiave nella tasca, allo stesso tempo uguale e diversa da quella che troviamo nell’incipit, evoca giustamente l’impossibilità di aprire tutti i cassetti, anche di chi ci sta più accanto; un tema che, come si suol dire, “arriva” al lettore senza inutili giri di parole. Non mi convincono appieno invece certe altre scelte. La voce del narratore così distante (in fondo è più vicina a Giulio, perché allora allontanarla ostinatamente da entrambi non chiamando Armando “papà”?) e la conseguente comparsa dei corsivi interiori: forse un indiretto libero sarebbe stato più pulito. La figura del fratello inoltre, che compare più volte, sembra voler reclamare il suo spazio simbolico. Attenzione in generale alle divagazioni. Sembrano innocenti ma nei racconti "spintonano" sempre.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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tancredima ha votato il racconto

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emmebelloc ha votato il racconto

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Carmen ha votato il racconto

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Annalisa Maitilasso ha votato il racconto

Scrittore

L'idea é fantastica. Questa metamorfosi del linguaggio segreto di una coppia attraverso le città delle cartoline. "Non fermarti, ti sento, ti saltrio, ti clivio, ti viggiù, senza fermarci". É geniale! Secondo me devi assolutamente riprendere questo racconto per cercare di entrare di più nello scompiglio emotivo di Giulio di fronte alla scoperta di questa corrispondenza erotica del padre. Ho adorato certi passaggi sobri e insieme intriganti. BravissimaSegnala il commento

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Simonetta Gallucci ha votato il racconto

Esordiente
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Chiara Bocci ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Non c'è nulla di erotico nel tuo racconto. Ci sono passione, amore, sensualità dosate bene, con stile e intelligenza. Ben fattoSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bellissimo ... ah, le parole Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Al di là del soggetto, che peraltro mi piace, ti trovo una gran pennaSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello. Le parole "amorose" del padre poi... :))Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo. Non sappiamo mai chi sono veramente i nostri genitori perché li vediamo sempre solo come un padre e una madre, noi chiediamo poco e loro ci dicono poco. E poi però lasciano quel vuoto riempito del loro passato. É un dolore e un soggetto che ha riempito la letteratura e anche la poesia ma terreno di infinite indagini psicologiche e umane. E tu lo hai fatto molto bene, affascinando ed emozionando.Segnala il commento

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Danilo Gori ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto molto Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello. Paterno e filiale, con i ricordi che tornano a trovarti, mostrandoti la figura di un padre che forse non conoscevi. Bellissimo, esilarante, intenso ed erotico, "il linguaggio scritto" di tuo padre. È vero, è anche - e forse, soprattutto, in fondo - un racconto erotico, chè nonostante la loro "quantità minima" le parole di tuo padre, e il loro tono retrò, ma nient'affatto appassito, nella sua valenza affettivo/erotica, rimane impresso, e continua ad incantare, anche un perfetto sconosciuto esordiente come me. Il potere delle parole, mi viene da dire, che rimane, e continua a trasmetterci le sue emozioni....Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore
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Tella ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Il tema non è nuovo, ma il linguaggio sì. Bello.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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di Crema Catalana

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