Mi chiamo Carla e convivo con Silvia. È difficile vivere insieme; cerchiamo, talvolta senza riuscirci, di non darci mai fastidio l’una con l’altra. La mattina mi alzo e le domando «caffè o caffè e latte?». Alcune volte io prediligo il caffè, lei il caffellatte, altre volte il contrario. Abbiamo gli stessi gusti in fatto di vestiti, ci prestiamo spesso gonne, maglioni, scarpe, anche perché abbiamo la stessa identica taglia.

Caratterialmente siamo similari, anche se io tendo a essere più calma e riflessiva, mentre lei ha dei momenti di rabbia furiosa, in cui inizia a urlare e spaccare tutto, basta un nonnulla. In quei momenti, pur cercando di calmarla, mi fa molta paura e spesso non so cosa fare; allora suono il campanello, arriva il maggiordomo vestito di bianco che le fa una puntura e si calma.

Insieme facciamo lunghe passeggiate discutendo di libri, di cucina, di tutto. Il giardino è grande, quando c’è il sole che riscalda è piacevole camminare. All’imbrunire rientriamo nella villa, andiamo in camera e ci prepariamo per la cena che si svolge in un salone comune con altri ospiti, ma non diamo loro molta confidenza; sono persone piuttosto strane: chi balbetta, chi urla, chi guarda un punto fisso, chi non parla da anni.

Non abbiamo tante amiche e amici, la nostra vita mondana è molto limitata. La mattina ci passano a trovare uomini e donne con impermeabili bianchi e con loro parliamo del più e del meno. «Carla? Come è andata la nottata?», «Carla, hai avuto dolori?». Silvia rimane in silenzio, aspettando il suo turno, mai che chiedano quali sono i nostri pensieri, i nostri desideri; confabulano un po’ tra loro e se ne vanno.

Dopo la visita litighiamo sempre, Silvia è gelosa, urla, dice che io sono la preferita e lei è sempre in secondo piano. I parenti ci vengono a trovare una volta a settimana. Non parlano molto, ci guardano con occhi tristi, ci portano vestiti nuovi e cioccolatini. Però sembra sempre che contino i secondi per la fine della visita. Non riesco mai a capire perché mi salutino come se Silvia non ci fosse. «Carla, ci vediamo la prossima settimana», e via un fugace bacio sulla guancia.

È sera, l’ora delle pasticche. Ritorna il nostro maggiordomo vestito di bianco: «Carla, ecco, queste sono per te». Io le prendo e le divido con Silvia, non è giusto che le abbia solo io. Quelli con l’impermeabile parlano sempre di una cosa che si chiama “sindrome di personalità multipla”. Silvia, secondo loro, non esiste e io sono sola. Ma è una bugia, noi siamo una coppia e nessuno ci dividerà.