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Romance

Caterina vieni via...

Pubblicato il 16/05/2021

Non è questione di pazienza, ha sempre ragione Lei ma...la porto via Un racconto costruito con le virgole a disposizione

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Siamo a Nimes io, Caterina, uno scugnizzo indigeno. Bellissimo olivastro con due occhioni neri, lucenti, furbissimi. Ha capito che siamo buoni ma non coglioni. Ha un atteggiamento, anzi, d’affetto sincero che dà un senso d’esclusiva che solo i bambini ti possono dare: quelli di strada ancora di più.

Ci procura lui da fumare dice. Noi siamo lì che beviamo un vino rosso rubino su classici bicchieri da acqua ma non è l’importante perché siamo concentrati sul concetto di fumare e siamo circondati di fumo.

Qualche angolo del locale è “quasi poco visibile” mi vien da dire e Caterina è d’accordo e abbiamo parlato di questo spostandoci con lo sguardo in altre direzioni per graduare l’intensità di quella nebbia tra arredamenti e persone e trovarle le definizioni: le nostre definizioni; le sue! Io partecipavo volentieri perché...da quanto non mi sentivo così!

Sono così innamorato di me che non mi sento neanche libero. Ma gioco, partecipo, invento. Lei dalla nebbia ne esce esaltata. Come più opaca ma esaltata; è un vulcano una forza; è trasandata ma non ci perde, anzi. Più che trasandata è selvaggia, con quei capelli mogano ed il fumo che fa da sfondo. Quanti ne ha di capelli...lunghi-lunghi le cadono sulla tunica bianca ed io passo dai capelli nebbiosi agli occhioni neri stanchi , alla “V” della tunica che firma il decoltè in armonia con quel collo di pelle chiara che si capisce quanto è morbida.

Oh, ecco Giletto! Ha tre sigaracci enormi mai visti in vita mia. Comunque mischiamo la sorpresa all’avidità di fumare ed alla gratitudine: se prima stavo bene adesso mi sento anche integrato. Però siamo in tre adesso e a Gill l’ho trattato come un principe e da come mi guarda sento che mi dovrei preoccupare ma nello stesso momento sento l’affetto ed il senso d’esclusiva del bambino più profondi. Che strana sensazione. Gli metto la manona in testa come risposta e per tornare a rigodermi l’onnipotenza.

Usciti siamo già sul viale che porta all’Anfiteatro e Nimes è noir e francese con una nebbiolina che fa più belli anche i lampioni e che ci sta!

Gill fa più strada perché va a zig-zag. A volte è più avanti a volte è più indietro: forse ha degli “affari” con degli gnomi nascosti che ci spiano. Forse gli avverte che siamo amici!

Io e Caterina procediamo abbracciati come due fidanzatini compagni di bisbocce allegri. Lei sembra una bambina gigante da quanto è burrosa ed energica. Poi sempre in conversazione andante mi dice: “Sai cosa?”…

...”Li paragono all’incendio d’Alessandria i vostri morti!” Mi ghiaccia il sangue ma voglio restare sobrio. Ho anche capito ma ipocrita dico: “Perchè?”...”Tutti quei libri!”

Il tempo allora diventa inquantificabile ma con lei son normali anche i silenzi e quel momento poi è “più che commemorativo”. La cosa strana è che a rompere la cerimonia peripatetica è stato Gill con due gelati ed io un secondo prima mi stavo vergognando del fatto di averli desiderati. Il tempo di mangiarli l’ho riempito io commentando il caos dell’Anfiteatro senza chiedere perché o per come ci fosse. Bastava il contrasto con la nostra atmosfera, lei che mangiava il gelato ed il gelato stesso!

Ci riavviamo ma questa volta camminare abbracciati è stata la previsione del sostegno che mi sarebbe servito perché, progressivamente, mi venivano meno le forze. Ormai ero solo trasportato. Con quelle forze mi limitavo solo a collaborare per quel che potevo per limitare gli sforzi della mia vettura (come se fossi già svenuto in una barca in alto mare). Poi ho rivalutato il mio stato che non avrei mai creduto potesse peggiorare sentendo i boati della folla. Stremato avrei voluto dar aiuto ad uno svenimento che mi avrebbe congedato dalla resistenza perversa quando, all’improvviso, la forza motrice è raddoppiata in maniera simmetrica.

I piedi, trascinati, hanno suonato velocemente i gradini di una scala.

Mi domandavo se mi invitassero a vomitare perché il frastuono era tanto ma capivo che era quella la posizione in cui mi avevano messo (con le ginocchia a terra e la testa che sentivo sporgere da una “muretta”). Sentivo il tifo crescere e mi frustravo al fatto di non riuscire a collaborare: come un maratoneta che si arrende agli ultimi metri! Pensando di portarmi eroicamente due dita alla gola mi accorsi che le mani erano bloccate ed altre due mi prendevano la faccia. Alchè aprendo gli occhi vedo il viso di Caterina dolcissimo e mi dice:”Sapessi quanto ti invidio!”

Poi solo TRAC, buio e profumo di limone!


-Hai preso il sonno è pronto il tè. 

Cavolo sei tutto sudato... 

-Oh, grazie Ma' mi sono appisolato...sapessi che sogno...mi passi il termometro per favore! 

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Commenti degli utenti

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nicol70 ha votato il racconto

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Anna Tuccillo ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

C’è una bella atmosfera e affonderei di più su questa lasciando quel tempo sospeso e onirico fino al finale e chiuderei con una riga una frase che lasci capire il risveglio ma senza il termometro e il sudore Gusto personale e del tutto opinabile. Piaciuto però. BravoSegnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Leggo tardi, ma meglio tardi che mai!Segnala il commento

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MeAlCubo ha votato il racconto

Esordiente

Semplice, essenziale, piacevole. Condivido i pareri di chi ha preceduto nella lettura Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

E bravo. Non ti leggevo da un po', qualcosa è cambiato in te. Sei più sicuro, ti muovi bene tra l'umorismo e l'introspezione. Mi pace. E ha ragione Adriana, un'immediatezza quasi naive ti caratterizza e ti fa apprezzare.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente

cattura síSegnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Concordo con Christina il sogno era più credibile della realtà come sempre nel tuo stileSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

C'è nel tuo modo di raccontare, qualcosa che ispira tenerezza. Hai uno stile naif, così spontaneo e immediato, che cattura l'attenzione, crea nel lettore un'immediata empatia. Almeno questo è ciò che accade a me quando leggo i tuoi brani (non tutti, non ti montare la testa :)))Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Stranamente ti leggo volentieri. Perche hai un’abilita leggera a narrare avventure assurde. Il sogno era piu credibile della realtà. Sei bravo. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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di Elkele

Esordiente
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